16 settembre 2019

Treviso

Fuga da Forza Italia

Dopo Donazzan lasciano anche Freda e decine di amministratori locali

Davide Bellacicco | commenti |

Raffaele Freda

TREVISO- Dimissioni in massa da Forza Italia: anche in Veneto l’effetto dei malumori interni travolge il partito berlusconiano. A lasciare, oggi, è il coordinatore regionale dei giovani azzurri, Raffaele Freda, consigliere di minoranza a Preganziol. Un’uscita che segue quella dello stesso coordinatore giovanile nazionale Stefano Cavedagna, quest’ultimo dato in avvicinamento a Fratelli d’Italia e sostituito in queste ore dal milanese Bestetti. Con Giorgia Meloni, solo da venerdì scorso, anche l’assessore regionale Elena Donazzan che, per l’occasione, ha annunciato l’adesione di ben 26 amministratori locali della sua corrente alla formazione sovranista. Donazzan, che aveva già lasciato gli azzurri da diversi mesi, fondando il movimento Amo il Veneto, rappresenta ad oggi forse l’esponente più in vista transitato in FdI in Veneto, partito che aveva pubblicamente sostenuto anche in occasione delle ultime Elezioni Europee.

 

Al momento non si registrerebbero, invece, adesioni significative a Cambiamo, l’appena battezzata formazione di Giovanni Toti nella quale, negli auspici del fondatore, avrebbe dovuto confluire la destra del partito, più affine ai sovranisti, allo scopo di pervenire ad una alleanza in vista dell’ormai imminente appuntamento elettorale, un dato, questo, che suggerisce la tendenza ad approdare direttamente a quella che, in ogni caso, sarebbe stata, con ampia probabilità, la destinazione ultima anche transitando per il partito del Presidente della Regione Liguria. Ad incidere, sarebbe anche la nebulosa strategia elettorale all’orizzonte nel centro-destra: non risulta, infatti, ancora chiaro se la Lega opterà per una rischiosa ma potenzialmente assai premiante corsa in solitaria, se sceglierà di competere con Fratelli d’Italia nei collegi uninominali sul territorio o se, ed è l’opzione meno probabile, deciderà di aprirsi anche a FI e partiti minori. In questo senso è evidente che un insuccesso del movimento di Toti, privo ad oggi di garanzie di correre in coalizione, danneggerebbe anche le prospettive dei transfughi a livello locale.

 

Per il momento, il segretario provinciale dei forzisti, il Sindaco di Conegliano, Fabio Chies, non sembrerebbe far parte della lista dei partenti, ma la situazione è fluida, come dimostrano le avance totiane, riportate da più fonti al deputato Raffaele Baratto, sinora prive di esito.

 

Forza Italia è entrata in fibrillazione da diverse settimane, ufficialmente a seguito di divergenze fra l’ala filosovranista vicina a Toti e quella più moderata legata al Vicepresidente della Camera, Carfagna. Del mese di giugno il tentativo di Berlusconi di evitare la scissione aprendo ad imminenti elezioni primarie e nominando coordinatori nazionali i rappresentanti delle due anime. La scelta di rendere contendibili con le primarie le sole leadership regionali ed il coordinamento nazionale, facendo salva la Presidenza di Berlusconi e le sue prerogative sulla composizione delle liste, unitamente alla decisione di azzerare la coreggenza Carfagna-Toti in luogo di un comitato non rappresentativo delle dinamiche interne ed al contestuale annuncio della nascita di Altra Italia, federazione fra i forzisti e i partiti di centro, ha compromesso ogni chance di ricomposizione interna, accelerando le uscite che già da tempo si registravano.

 

Dal canto suo, l’ormai ex coordinatore giovanile regionale, Freda, che dichiara di non aver ancora sciolto le riserve circa l’ipotesi di una prossima iscrizione ad una diversa formazione politica, in una nota agli organi di stampa riferisce: «Dopo quasi dieci anni di militanza nel PDL prima ed in Forza Italia poi, non me la sento più di aderire a questo partito. Ho lavorato gratuitamente e con grande impegno per un partito che si proponeva come principale avversario della sinistra asservita agli altri Paesi europei, che favoriva l’immigrazione e sopprimeva l’iniziativa economica con misure fiscali inique, ma negli anni la linea del partito è diventata sempre più promiscua. Anzi, a dirla tutta da qualche anno la linea non si capisce quale sia, non condivido la svolta centrista del partito, sia perché sono un uomo di destra sia perché raccattare consensi alleandosi con i resti del centro che fu è un progetto privo di ambizioni e di contenuti. A dicembre i vertici del movimento giovanile sono stati ospitati a Palazzo Grazioli dal Presidente Berlusconi, in quell’occasione ho capito che non ha mai avuto nessuna intenzione di trovare un erede politico e di risolvere il problema di leadership che gli elettori denunciano ormai ad ogni tornata elettorale. Le stagioni politiche finiscono anche per gli uomini con una marcia in più come lui».

 



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Davide Bellacicco

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