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24 settembre 2018

Vittorio Veneto

Gestori del River Pub pestati a sangue, “Abbiamo paura. Non siamo più al sicuro”

Michelon: "Sono qui da 35 anni e una cosa così non mi era mai successa"

Stefania De Bastiani | commenti |

VITTORIO VENETO - E’ stata la notte più terribile di tutta la loro carriera. I gestori del River Pub, pestati a sangue da un ubriaco intorno alla mezzanotte di lunedì, non si sentono più tranquilli. Non come lo sono stati per lungo tempo.

 

Sono qui da 35 anni - racconta il titolare Dino Michelon - e una cosa del genere non mi era mai successa. Quando ci siamo rifiutati di dare da bere all’uomo, che era già visibilmente ubriaco, lui ha dato in escandescenze. Si è servito da solo, prendendo una bottiglia di birra in esposizione, si è acceso una sigaretta al bancone e poi mi ha aggredito, prima con le parole e poi con le mani. Mi ha insultato, sputato addosso e mi ha sferzato un pugno dell’occhio. Quel che è peggio, oltre alla totale mancanza di rispetto e alla violenza, è che poi se l’è presa anche con mia moglie. Alzare le mani contro una donna è ancora più terribile”.

La moglie di Michelon, Monica Guccino, ha avuto la peggio nell’aggressione. L'aggressore infatti l’ha colpita più volte con una bottiglia di vetro e poi l’ha presa per i capelli, trascinandola a terra strappandogliene una folta ciocca.

I capelli strappati a Monica Guccino

I coniugi hanno ripreso a lavorare subito. “La mattina dopo eravamo già aperti - racconta Michelon -. A mia moglie hanno dato una prognosi di guarigione dalle ferite di 15 giorni e io ho un occhio nero, ma qui non siamo dipendenti, è un’impresa familiare e non possiamo permetterci di stare a casa". Dopo lunedì, quindi, l’attività del River pub è proseguita come di consueto. E l’aggressore, si è più fatto vivo?

“No, ci mancherebbe! - risponde Michelon - Certo è che non possiamo stare tranquilli. La giustizia non ci tutela: e non parlo come titolare di un’attività, ma come cittadino. I carabinieri, che abbiamo chiamato subito lunedì notte, hanno fatto il loro lavoro, ma quell’uomo ora è ancora libero e può fare ciò che vuole. E’ il sistema che è sbagliato”.

 



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Stefania De Bastiani

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