14 novembre 2019

Gian Antonio Dei Tos

- Tags: Gian Antonio Dei Tos, Ulss 7

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Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

Non è facile introdurre un' intervista a un personaggio, come Gian Antonio Dei Tos, lasciando da parte gli aspetti della sua professionalità, che emergono chiaramente dal curriculum. Pertanto ho preferito un approccio, spero originale, ma che, in qualche modo, riesca a delineare meglio l' uomo.

L' ho incontrato quando era universitario e parlavamo dell' impegno culturale e politico nella società. Ci siamo ritrovati successivamente, all' interno del circolo culturale del mondo cattolico, di cui divenne presidente, istituito a Vittorio Veneto negli anni '80. Negli ultimi due anni, l' avevo coinvolto in qualità di ex-allievo del "nostro" liceo "Flaminio" e ha moderato due tavole rotonde, che avevano come relatori altri ex-flaminiani, quali Giorgio Palù e Gianfranco Zanon, già Preside e Vice-Preside della Facoltà di Medicina ( come si chiamava una volta) dell' università di Padova.

Per concludere, credo che Gian Antonio possa essere in sintonia con qualche passaggio della prolusione, che il Cardinale Bagnasco ha svolto lunedì scorso, aprendo l' Ufficio di Presidenza della Conferenza Episcopale Italiana: La biopolitica è oramai una frontiera immancabile di qualsiasi programma... non si può far finta di accantonare i problemi, quando sono semplicemente nodali nelle società post-moderne. Parlare di vita, salute, malattia, stati cosiddetti vegetativi, dolore, previsione infausta, medicina palliativa, invasività delle diagnosi, disabilità, rapporto medico-ammalato, ma anche di medicina e bilancio dello Stato, obiezione di coscienza, politica dei trapianti… significa affrontare temi cruciali che tali saranno sempre di più.

Credo che Gian Antonio si ispirerà a queste indicazioni, come ha sottolineato in una domanda che gli avevo posto. Lo farà anche con i limiti tra il profondo scarto dell' attività di gestione e l' enunciazione dei principi della Chiesa.

A Gian Antonio, che ha le carte in regola, tanti auguri di buon lavoro!

Direzione strategica Ulss 7


1. Il passaggio da medico sul campo a manager: cosa significa e come Le cambia la vita?

Oggi fare il medico non significa più essere legati solo all’attività clinica: al medico vengono chieste, infatti, anche altre competenze, soprattutto di tipo gestionale. Lo spirito con cui affronto questo nuovo ruolo di manager è lo stesso con cui ho affrontato l’attività di medico: sono qui per servire la nostra gente e, in particolare, i malati e tutte le persone che vivono condizioni di fragilità e vulnerabilità.

2. Negli ultimi anni Lei è stato responsabile della certificazione di qualità nella nostra Ulss7: come intende proseguire il percorso della qualità da direttore generale? Ha già individuato il suo sostituto in questo ruolo delicato e significativo per l' utenza?

Il tema della qualità è, oggi, essenziale in ogni organizzazione e in modo particolare in ambito sanitario, dove “fare qualità” vuol dire rispondere pienamente e in modo adeguato ai bisogni di salute delle persone. E’ mia intenzione potenziare l’esperienza avviata, con ottimi risultati, nella nostra azienda. In questo momento è il dr. Claudio Celletti ad aver ricevuto il testimone della qualità.

3. Negli ultimi anni ha dedicato molto impegno al tema della bioetica, argomento cui la nostra società è molto sensibile: è facile la mediazione tra cattolici e laici?

Io non mi sono mai entusiasmato per una bioetica che si divide sui temi dell’appartenenza, sia culturale che religiosa. Credo che i temi della bioetica chiedano a tutti di convergere sulla verità dell’uomo di cui nessuno è il detentore totale. Si tratta di costruire percorsi di avvicinamento reciproco in cui ognuno impara ad ascoltare le ragioni dell’altro.

4. Qual è il messaggio essenziale nella sua ultima pubblicazione in merito a ciò?

Nell’ultima pubblicazione, “Dare vita”, ho affrontato i temi etici del nascere con la passione di promuovere una visione integrale della vita e con il desiderio di difendere la fragilità del bambino e la sua dimensione di figlio.

5. Lei ha assunto la guida di un’Azienda Sanitaria che ha conseguito risultati di eccellenza in termini di performance e di risultati economici. Quali i programmi per il futuro e chi la affiancherà?

Si tratta di dare continuità all’eredità significativa e di alto valore professionale che i miei predecessori mi hanno lasciato. Ricevo un'azienda sana economicamente, ricca di tecnologia, con un’ottima comunità professionale. Il mio compito è di continuare questa navigazione, pur in un contesto economico reso difficile dalla recente crisi. La nuova direzione strategica sarà composta da ottimi professionisti (Pavan Direttore Amministrativo, Carraro Direttore Sanitario, Bazzo Direttore dei Servizi Sociali, ndr), di grande esperienza e fortemente motivati. Colgo l’occasione per ringraziare e sottolineare l’alta professionalità dei direttori uscenti, Possamai, Cinquetti e Durante, con i quali ho condiviso la scelta della nuova squadra.

6. Quali sono, da neo direttore generale, i suoi sogni nel cassetto?

Non si può realizzare nessun progetto se prima non si è sognato. Bisogna tener conto però che l’ideale non coincide mai con il reale ed è quindi necessario avere la saggezza e la prudenza di sapersi muovere nella concretezza. Detto questo, uno dei sogni che ho sempre coltivato è che ogni malato che si avvicina alle nostre strutture possa sentirsi a casa sua, accolto come fossimo la sua famiglia e curato secondo le migliori pratiche professionali, cosa che peraltro in quest’azienda si cerca di fare.
 



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