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23 novembre 2017

Gianni Rodari: la poetica dell’infanzia per un’infanzia poetica

Categoria: Altro - Tags: Gianni Rodari, immaginazione, Tony Wolf, Dami Editore, Fabbri Editori, Mursia

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Valentina Piovesan | commenti | (23)

Ultimamente, esasperata dalla grettezza dei messaggi veicolati dai mezzi di informazione, ho riletto Grammatica della fantasia di Gianni Rodari, opera che celebra l’importanza dell’immaginazione nel processo creativo dell’adulto ma anche e soprattutto nell’educazione del bambino.

 

Confrontarmi nuovamente con questo testo mi ha permesso di tornare con la memoria agli anni della mia infanzia e di pormi la seguente domanda: al giorno d’oggi è veramente possibile per un bambino apprendere qualcosa di non dico intelligente ma almeno sensato, giocando, così come accadeva appena una manciata di decenni fa, quando la realtà non era ancora smaccatamente satura di contingenze negative e attività alienanti?

 

Per quanto mi riguarda fra le prime cose che ricordo nitidamente ci sono i libri (non videogiochi, telefonini, PC e compagnia bella): i volumi della Dami Editore superbamente illustrati da Tony Wolf, le Fiabe Sonore della Fabbri Editori, la collana Beccogiallo musicale della Mursia, solo per citare quelli ai quali ero/sono più affezionata.

 

Quante volte, ancor prima di imparare a leggere, ho ascoltato Lo Schiaccianoci, oppure Il Carnevale degli animali, o ancora La cosa più incredibile, mentre guardavo estasiata le figure, impaziente di imparare a decifrare quei misteriosi simboli neri tutti in fila che racchiudevano chissà quali meraviglie!

 

Questo caleidoscopico universo di musica, favole e colori al quale ho avuto la fortuna di attingere sin dalla più tenera età ha fatto sorgere in me un precocissimo amore per la parola, o per meglio dire per il bel parlare, tanto che quando finalmente ho iniziato a frequentare la prima elementare ero rapita dal modo in cui la maestra scandiva le sillabe nonché impressionata dall’infinità di combinazioni che le lettere potevano formare.

 

Ma la mia vera, importantissima scoperta fu la poesia attraverso Carnevale di Gianni Rodari. Il tema già di per sé mi affascinava (quante maschere e personaggi della commedia dell’arte ho disegnato e colorato grazie all’inesauribile fantasia delle mie insegnanti! Giravo con certe “cartucciere” da 36 pennarelli Carioca da fare invidia a Iridella e Rambo messi insieme), ma quello che mi entusiasmava davvero era la certezza che anche le parole potessero essere armoniose tanto quanto le note musicali.

 

Leggere diventava semplice, divertente e immediato come lo era per me il gesto di infilare le perline per creare una collana: una frase tirava l’altra, tutte servivano a comporre un insieme fantastico.

 

Avevo una naturale inclinazione per le rime, per le assonanze e per i giochi di parole, mi meravigliava che bastasse una sola consonante a modificare il senso di quello che leggevo, che un apostrofo potesse fare la differenza, nozioni che ho di lì a poco consolidato leggendo L’ama, altra geniale filastrocca del noto giornalista e scrittore.

 

Questi sapienti fuochi d’artificio verbali hanno suscitato la mia curiosità circa un tema solitamente ostico per grandi e piccini: l’ortografia. E si sa, il desiderio di conoscere nelle bambine e nei bambini è il carburante indispensabile per compiere ogni singola azione, presente e futura.

 

Perché se a prima vista la vera e unica dimensione possibile per l’infanzia è quella della contemporaneità (fino a una certa età è praticamente assente una concezione scientemente elaborata di passato, una visione per così dire più complessa del proprio vissuto, ciò che conta è l’hic et nunc), non dobbiamo dimenticare che il bambino di oggi sarà l’adulto di domani, che le inclinazioni, le passioni e gli interessi si sviluppano nei primi anni di vita.

 

Malgrado a parole siano tutti convinti sostenitori dell’importanza di vivere un’infanzia che sia tale sovente mi capita di osservare che i bambini, complice il mondo che li circonda, scimmiottano gli adulti con risultati penosi.

 

Sono tutti presi da smartphone, tablet, computer e Gianni Rodari non sanno proprio chi sia. Col fatto che ora esistono i canali tematici con cartoni animati random 24 ore su 24 gli infanti vegetano davanti allo schermo quasi fossero zombie (senza contare l’orribile tendenza delle più svariate emittenti televisive a mandare in onda roba del calibro di CSI alle sette di sera: davvero incommentabile).

 

Nei casi più estremi capita d’imbattersi in tale e talaltro programma televisivo nel quale il bimbo di turno cucina con piglio risoluto da navigato cuoco o canta brani musicali assolutamente inappropriati ma con l’aria di saperla lunga: e in tutto questo la poesia che dovrebbe essere intrinseca almeno nell’esistenza di un bambino avvizzisce come un fiore reciso.

 

Se il contesto è di un’aridità preoccupante bisogna dire che i genitori sovente sono privi di quella delicatezza d’animo necessaria affinché un bimbo impari a cogliere il bello in quello che lo circonda, (sof)fermandosi, che so io, a osservare le foglie che cadono in autunno piuttosto che le onde create da un sassolino gettato nelle placide acque di un fiume.

 

In questo mondo sempre più a misura di adulto e sempre meno di bambino più che una grammatica della fantasia servirebbe un abbecedario delle emozioni: urge la riscoperta di una poetica dell’infanzia per garantire un’infanzia realmente poetica.



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A leggerla, Streghetta, pare che lei abbia la ricetta per crescere il bambino-perfetto. Posso rispettosamente chiederle se ha figli? o ci atteggiamo a supereseperte senza aver fatto "la gavetta"? tanto da dar patenti tranchant all’intero insieme dei genitori?

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Non ho figli, sior Michele. Tuttavia credo che averne tout court non fornisca automaticamente una qualche infallibile "ricetta". Da quello che vedo i genitori più che una ricetta confidano in un mantra: "Io speriamo che me la cavo". =)

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Ci mancherebbe, Streghetta, l' avere figli non fornisce automaticamente l'infallibile ricetta. Il non averli, direi, meno ancora; c'è il rischio concreto di non sapere di cosa si sta parlando.
Vedo poi che generalizza ancora: "da quel che vedo i genitori confidano in un mantra", lei scrive.
Così, giusto per non generalizzare, vuol dirci come è costituito il campione statistico che la induce a cotali generalizzazioni?

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Il mio metodo di analisi è induttivo: ciò su cui mi baso quando parlo o scrivo è la mia esperienza, sia diretta che indiretta. Quando discorriamo dei più svariati argomenti non sempre le nostre considerazioni si basano sull'esperienza diretta, naturalmente. Altrimenti come potremmo commentare, per esempio, gli episodi di cronaca, sior Michele?

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Un conto è il chiacchiericcio sui fatti di cronaca, liberamente interpretabili da chiunque, pure al bar, secondo l'estro momentaneo e gli spritz ingollati.
Altra cosa è addentrarsi in valutazioni riguardanti campi ben più delicati: come l'educazione dei figli, per esempio, e le relative qualità genitoriali e della classe insegnante cui essi vengono affidati.
Il suo tono asseverativo, pur impreziosito dal consueto barocchismo lessicale, pare, nel merito, un tantinino abusato. Nonostante i suoi approfonditi studi di pedagogia...


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Quali sono i passaggi del mio post secondo lei opinabili e quali sono, se ce ne sono, le riflessioni condivisibili (intendo dal punto di vista strettamente contenutistico e non stilistico, escludendo anche i giudizi a priori), sior Michele?

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Senza dilungarmi in una esegesi capillare pare un tantinino forzato, oltreché sbrigativamente asseverativo, il quadro di infelice decadenza del mondo dell'infanzia che lei dipinge (...esistenza d'un bimbo avvizzisce come fiore reciso...contesto di aridità preoccupante...è possibile per un bambino apprendere qualcosa di sensato? ecc...), addebitandone direttamente o indirettamente colpa preponderante alla classe insegnante ed a quella parentale.

Concordo invece, ad es. sul fatto che i giovani "...Rodari non san neanche chi sia...". Pur riconoscendo la originalità dell' autore le farei notare che neanche i bambini che hanno abitato il pianeta per milioni di anni prima dell' avvento di Rodari sapevano chi esso fosse, eppure l'infanzia ha continuato a sbocciare o a stentare nelle forme consentite dalle contingenze storiche e personali.

Non drammatizziamo e non generalizziamo dunque. Non facciamo della nostra storia personale un paradigma universale. Sarebbe esagerato.

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Nel mio post non ho affatto parlato degli insegnanti, a parte il fatto di aver lodato le mie maestre: non esistono "messaggi subliminali" come quelli che ha colto lei. In quanto alla frase "L'infanzia avvizzisce come un fiore reciso", era legata al concetto dei bambini che si esibiscono in televisione, cucinando o cantando brani inappropriati. Dalla sua bizzarra affermazione su Gianni Rodari evinco che lei non conosca affatto questo autore e che non abbia letto Grammatica della fantasia. "Non facciamo della nostra storia personale un paradigma universale": questo nel caso le sia sfuggito è un blog, quindi è naturale che la mia esperienza personale risulti paradigmatica, sior Michele.

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Di Rodari ho riconosciuto l'originalità. Non vedo proprio come da ciò si possa "evincere" che non conosco affatto l' autore. Mi pare un' altra deduzione affrettata, la sua.

Ma ora, dopo aver favorito lo sfoggio della sua niagarica prosa, la saluto. Alla prossima e, mi raccomando, continui ad usare la sua esperienza come paradigma dell'universo mondo...

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Bizzarro anche questo. Potrà colmare la lacuna consultando un qualunque vocabolario. Beh, ha scritto che i bambini sono cresciuti per milioni di anni in tutta tranquillità anche senza conoscere Gianni Rodari, quindi ho evinto (questo verbo irregolare si coniuga come "vincere") che non fosse tra i suoi autori di riferimento, ecco tutto. Al prossimo post, spero decisamente meno universalmente paradigmatico secondo i suoi gusti, e buona giornata, sior Michele! =)

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Ottimo post, per qualche istante mi ha fatto ricordare la passione che avevo nel periodo pre-scolastico per le illustrazioni dei libri, degli atlanti e quando fiero un giorno andai da mamma per chiederle con un pò di vergogna se avevo scritto giusto pp :-D
Poi in seguito la mia passione fu paperopoli e topolinia ma anche qualche libro interessante che mi sorpresi a leggere tutto d'un fiato nelle mattine d'estate quando le vacanze estive regalavano il tempo che i bimbi si meritano.

Ora nei miei nipoti di 7 e 4 anni e vedo una realtà leggermente diversa, mi piacerebbe che quello che tutti vedono come un sistema scolastico claudicante, parlo di genitori, nonni etc.. potesse essere riformato, l'istruzione e la società come impostazione sembrano fatti su misura per creare individui aggressivi, ipercompetitivi e naturalmente per il Bastanzet-contrario bisognerà dimostrare che gli atti di bullismo e la maleducazione diffusa negli istituti sia il frutto di questo tipo di società e di sistema educativo. Ad l' invito di andare a vedere i risultati dimostrativi sul piano della mera resa ovvero del profitto in termini terra-terra del sistema di apprendimento svedese. La cosa che i superesperti, non sanno far emergere, è che i bambini esprimono il meglio quando crescono in un ambiente dove possono apprendere e scegliere cosa fare in base alle loro inclinazioni momentanee, ai loro tempi e alla loro cultura di origine. Per fare ciò si dovrebbe ammodernare il sistema educativo e diciamolo aggiornare sicuramente un pò il parco docenti.



A paperopoli il ministero dell'istruzione si sta attivando per modificare il sistema educativo su un modello totalmente nuovo ispirato a questo:

https://www.youtube.com/watch?v=UEgeclH3kyo

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Anch'io leggevo regolarmente Topolino, ogni tanto per curiosità lo compro anche adesso ma devo dire che non regge il paragone con i volumi più "antichi". Sì, noto spesso degli atteggiamenti preoccupanti nei bambini, sembrano adulti in miniatura con relativo corredo di nevrosi: la bambina che ero io negli anni '90 pare distante anni luce da loro. Davvero interessanti sia la nota sul metodo di apprendimento svedese che il link: due ore ben spese. Trovo meraviglioso che lei abbia percorso con la memoria la via per tornare alla sua infanzia, perché, come possiamo leggere ne "Il piccolo principe": "Tutti i grandi sono stati bambini una volta. (Ma pochi di essi se ne ricordano)".

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Buongiorno Valentina, se posso permettermi dammi pure del tu, i formalismi mi fanno percepire una distanza emotiva che mi sembra essere superata dalla semplice condivisione di idee.
E' vero mi hai fatto ripercorrere alcuni momenti, e di questo ti ringrazio.
Il video per certi versi è molto esplicativo ed è interessante ri-vederlo, si scorgono particolari interessanti e da approffondimento anche alla 3 visione.
Ahimè non sono cresciute con le favole raccontate da altri attraverso grandi come Rodari e non saprei nemmeno dire che cosa mi sono perso, però nell'educazine c'è un principio che dovrebbe essere rispettato, ovvero che l'individuo è unico e irrpetibile, dunque il sistema unico di apprendimento è solo una perdita di valori importanti per il carattere degli individui.
Tutto questo naturalmente non va nemmeno a favore del profitto scolastico ma va a favore di un sistema gerarchico e.....bla,bla,bla discorso infinito ...

un saluto e grazie per la risposta

Denis

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Ora ti espongo la mia teoria: il sistema scolastico per quanto riguarda il metodo di apprendimento si basa su specifici standard: a tot anni il cervello è pronto per ricevere determinate nozioni e proprio queste informazioni sarà necessario imparare in classe affinché lo sviluppo intellettivo risulti corretto e in linea con i parametri previsti. Ma poiché il corpo docenti è formato da singoli individui e gli stessi alunni costituiscono ciascuno un piccolo universo che non risponde alle leggi cosmiche ma a quelle genitoriali, interverranno sempre quelli che filosoficamente parlando possiamo definire accidenti. Educazione trasmessa dai genitori e dalla famiglia in generale (nonni, zii), modus operandi degli insegnanti, influenze da parte dei coetanei e predisposizione del singolo individuo: da questo amalgama nasce l'individuo-bambino, essere senziente indipendente che non sempre rientra nei canoni del sistema scolastico. Per quanto riguarda il discorso "gerarchico", bisogna pensare che il bimbo si trova per sua natura collocato alla base della piramide sociale, nel senso che essendo appunto il più piccolo prima o poi riceverà quel "no" categorico (in famiglia e sucessivamente a scuola) che gli farà percepire l'effettiva distanza tra adulto e bambino e una sorta di senso di inferiorità, per così dire.

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Se posso permettermi di dare una forma un pò più definita al metodo scolastico che secondo me sarebbe auspicabile oggi, lo farò tenendo conto del passaggio delicato che questa globalizzazione impone e tenendo anche in considerazione le criticità ormai tipiche del sistema scolastico.
Direi che è giunto il momento di lavorare per uno sviluppo particolare di ogni singolo individuo. Mi sta bene il concetto che il cervello dell'individuo può essere meglio predisposto in un dato periodo per una determinata attività.
Ad esempio il periodo migliore per assimilare una nuova lingua è piuttosto precoce rispetto ad altre funzioni. Bene, questo è il messaggio che il docente deve cercare di trasmettere con autorevolezza. Se ci riesce il bambino avvierà il percorso con la propria curiosità per indagare il nuovo argomento. Vice-versa con un rapporto autoritario del tipo attuale è più facile che ci sia una chiusura comunicativa tra docente ed alunno.
Quindi ritengo certo che il bambino naturalmente segue un adulto e sa riconoscere i paletti ma è altrettanto vero che il piccolo sa riconoscere i vizi di autorità quando essi si manifestano.
Purtroppo la mancanza di empatia e di passione fa diventare dei bruti alcuni insegnanti e lì è davvero tempo perso e nella grande maggioranza dei casi costoro per farsi rispettare adottano un atteggiamento prevaricatorio sul piano personale, così facendo generano reazioni violente o di isolamento a seconda del temperamento, queste reazioni sono per lo più extrascolastiche.
Questi limiti nell'attuale sistema scolastico si possono superare introducendo il concetto dell'apprendimento personalizzato e con una bella fetta di divertimento assicurato. Nella fattispecie le storie e i racconti di cui tratta il post sono un buon esempio.

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....e poi volevo continuare dicendo che il metodo autoritario addestra degli individui abituandoli ad aspettare l'ordine del "superiore in grado" e non li abitua ad usare la propria immensa creatività per risolvere i problemi della vita, gli individui frustrati sono un ottimo investimento per psicologi e farmacisti.

Dal mio punto di vista è anche e principalemte in questa ottica che il sistema educativo va cambiato. Eravamo un paese che ha dato natale a grandi della scienza e della tecnica, dell'arte e della poesia, ora quel poco di triste che c'è sono solo canzonette da siparietto.

Altresi se qualcuno va ad indagare si accorgerà che l'esperimento svedese sta cambiando la nazione svedese anche da questo punto di vista, gli svedesi creano e saranno l'avanguardia, per i motivi di cui sopra.

Morale, siamo dei cani bastonati che non si vogliono liberare perchè ci piace prendere le bastonate, non tutti ma per molti è così.

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A mio parere è fondamentale che i bimbi leggano e imparino a confrontarsi con l'arte, divertendosi, appena ne hanno acquisito la capacità, sia a scuola che a casa. In primo luogo perché queste dimensioni sono vere e proprie chiavi per l'emancipazione. In particolare solamente leggendo si impara a parlare e a scrivere correttamente. E parlare e scrivere correttamente significa soprattutto avere la capacità di formulare ed esprimere pensieri nitidi e di senso compiuto indispensabili per la formazione di una coscienza critica sempre vigile. La tua frase: "Eravamo un paese che ha dato natale a grandi della scienza e della tecnica, dell'arte e della poesia, ora quel poco di triste che c'è sono solo canzonette da siparietto" la condivido in pieno. E sai perché secondo me ci siamo ridotti così? Proprio per il fatto che la passione per la lettura e l'arte è ai minimi storici. Un utilizzo dissennato della televisione e del computer sta spazzando via la nostra identità culturale. La scuola è formata da persone, non è un Leviatano con una coscienza propria, è per questo che il singolo individuo fa la differenza già dalla più tenera età. Quindi sì alla lettura, alle mostre, al teatro (naturalmente con misura, senza creare nel bimbo un'indigestione culturale). Perché i bimbi di oggi saranno gli insegnanti, nonché la classe dirigente e quella politica di domani: bisogna coltivare con sollecitudine la loro intelligenza e sensibilità.

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Concordo appieno, coltivare con sollecitudine la loro intelligenza e sensibilità.

Ogni tanto manderei gli insegnanti a fare delle belle vacanza culturali e rilassanti se proprio non si può aumentarne lo stipendio, il nostro paese potrebbe essere un ottima e ricca palestra per insegnanti ;-)

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Giorgio Gaber ha fatto scuola :

https://www.youtube.com/watch?v=i7I0_2OPc6s

:-D

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e mentre pensi a tutto ciò la realtà è cosa diversa:

http://www.kevideo.eu/genitori-e-ora-di-incarsi-ecco-cosa-succede-nelle-scuole-italiane/

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Conoscendo la sua propensione al pensiero complottista, sospettavo che lei si fosse formato su Topolino, Egr. Denisio... Quindi il responsabile delle scie chimiche secondo lei è Macchia Nera?

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hahaha! questa è buona!

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