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20 agosto 2017

Giorgio Palù

Categoria: Persone - Tags: Giorgio Palù

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Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti | (2)

Giorgio Palù è un grande scienziato, riconosciuto a livello internazionale.
Nella lunga carriera professionale, arricchita da continue esperienze all'estero, ha ottenuto riconoscimenti di grande prestigio.

Il richiamo dei luoghi natii è una costante della sua vita: lo abbiamo incontrato durante un fine settimana. Tra l'altro, di tanto in tanto, arriva in macchina a Vittorio Veneto e scorazza con la bici sulle colline vittoriesi.

Durante la chiacchierata, abbiamo spaziato su molti argomenti, che lo vedono protagonista nei vari ambiti, in cui continua ad essere chiamato, per dare il proprio contributo professionale.

1. Le responsabilità al Ministero della Salute: ci parli di questa esperienza e del tipo di impegno.
Sono stato consulente dei ministri Maurizio Sacconi e Ferruccio Fazio, ma già Sirchia mi aveva nominato come esperto nel Consiglio Superiore di Sanità.
Attualmente sono membro del comitato di presidenza della commissione nazionale per l'AIDS e faccio parte del panel di esperti dell'ECDC (European Center for Disease Control) di Stoccolma; ho prestato servizio nel comitato tecnico scientifico dell'Agenzia Italiana del Farmaco (AIFA), nel comitato tecnico scientifico dell'Istituto Superiore di Sanità, nel comitato scientifico del CCM nazionale (centro per il controllo e la prevenzione delle malattie), ho fatto parte del panel di esperti MIUR per la valutazione della ricerca universitaria (ANVUR) e sono stato membro di una serie altri boards ministeriali. Per assolvere a questi impegni, fino a poco fa, mi recavo quasi settimanalmente a Roma, negli ultimi tempi invece vado con cadenza più rarefatta. Sulla mia esperienza in tali posizioni posso dire sinteticamente che mi sono sforzato di trasferire in ambito ministeriale i modelli internazionali più accreditati e consolidati di organizzazione dell'assistenza e della ricerca biomedica con cui negli anni mi sono confrontato.

2. La tua opinione sui prossimi tagli del Governo a tutti i Ministeri, compreso quella della Sanità...
I tagli hanno ripercussioni negative in genere per l'organizzazione ed il funzionamento di uno Stato, e affliggono pesantemente soprattutto la ricerca e la sanità, settori trainanti di una Nazione che in Italia godono di una quota di finanziamenti tra le più basse, se confrontata a quella degli altri Paesi dell'OCSE. E' certamente una situazione preoccupante, però sappiamo bene che i tagli stanno diventando una necessità!

3. Come viene percepita la sanità italiana all'estero?
Non sono in grado di valutare quanto e come la sanità italiana sia percepita nel mondo, dal momento che ancora pochi stranieri ne sono fruitori o vengono in Italia a farsi curare. Abbiamo sicuramente scienziati e medici che godono di grande reputazione internazionale. I medici ed i ricercatori italiani poi, quando lavorano all'estero, sono molto apprezzati e si fanno onore dovunque nel mondo; posso citare l'esperienza anche di alcuni miei ex-allievi e collaboratori che vivono e lavorano ormai da anni negli Stati Uniti ed in Europa ed occupano posizioni di prestigio nell'accademia, nella sanità e nell'industria. Per quanto attiene ad una valutazione comparativa circa le performances sanitarie, il Nord dell'Italia e il Veneto in particolare possono competere con la sanità di tutta Europa.

4. Medicina all'Università di Padova: è accettabile l'autonomia di cui godete, rispetto al Ministero e alla Regione?
Paradossalmente l'Università -Medicina in particolare- godeva fino ad alcuni anni fa di maggiore autonomia. Attualmente, con la riforma Gelmini e le nuove funzioni attribuite ai dipartimenti in ambito di didattica e sanità e con l'abolizione, come attuato a Padova, della Facoltà di Medicina, si è fatto un passo indietro. Si è aumentata la frammentazione della medicina universitaria, si sono persi i rapporti con gli studenti e le famiglie ed è venuto meno un importante momento assembleare in cui si programmavano il futuro dei giovani ricercatori, le linee di indirizzo della didattica e della ricerca, le chiamate dei professori e le apicalita' primariali e si progettavano grandi iniziative come i poli di sviluppo per il Veneto della medicina, delle biotecnologie e delle professioni sanitarie.
Sono venuti a mancare gli interscambi culturali tra i responsabili di discipline diverse come pure la rappresentatività e funzione di un interlocutore tecnico-istituzionale presso la Regione ed i Ministeri (Salute e Università) quale la Facoltà di Medicina. Si tratta di una istituzione presente in tutte le organizzazioni accademico-sanitarie del mondo. Per non dire della scomparsa di una Facoltà storica, prima in Italia per meriti scientifici, gloria e lustro dell'Ateneo patavino.
Penso che la medicina accademica abbia bisogno di una maggiore autonomia in seno all'Università e che in futuro vada rivisto l'attuale organizzazione (alquanto variegata in ambito nazionale) con la creazione, come nei modelli internazionali più evoluti (School of Medicine o Università di Medicina europee) di strutture integrate di eccellenza per ricerca, ricovero, cura e insegnamento con gestione e amministrazione autonome anche se strettamente collegate a Regione e Ministeri.

5. Rapporti con la Regione...
L'Università ha importanti rapporti con la Regione, nell'elaborazione e programmazione del piano sociosanitario regionale, nella formazione post-laurea (scuole di specializzazione) ed in quella delle lauree delle professioni sanitarie (infermiere, fisioterapista, ostetrica, tecnico di laboratorio etc.). L'organizzazione di tutti questi corsi di studio e' infatti compito dell'Università, che gioca pure un ruolo fondamentale nell'indirizzare la ricerca biomedica e partecipare alla ricerca sanitaria finalizzata finanziata dalla Regione. Tutti questi compiti erano svolti, prima della sua soppressione, dalla Facoltà di Medicina. Ora dette funzioni sono gestite dagli uffici amministrativi del Bo e dal Rettore.

6. I problemi acuti per l'università e la sanità a Padova.
Riguardano la scarsità di investimenti in ricerca e formazione universitaria; purtroppo da 10 anni non ci sono più fondi per l'edilizia universitaria ed in generale scarseggiano i finanziamenti per la ricerca; con meno dell'1% del PIL investito in ricerca siamo la cenerentola in Europa. Da cinque anni poi gli stipendi dei docenti sono stati ridotti e congelati; si è pure bloccato il turnover così che molte delle posizioni dei professori che sono andati in pensione non sono più state rinnovate; oltre al depauperamento della docenza si e' anche significativamente ridotto il reclutamento di giovani leve. Se il processo continua, io credo che il sistema universitario italiano dovrà rivedere al ribasso il numero di sedi concentrando gli investimenti sulle sedi più qualificate e prestigiose.
Ovviamente per l'Ateneo di Padova, e per la medicina padovana in particolare, dovrebbe essere riservato un trattamento speciale, in considerazione del fatto che dal 1400 al 1700 si è affermata a Padova una delle più scuole di medicina più famose in Europa, scuola che ancora oggi rappresenta un modello di eccellenza.

7. il tuo punto di vista sulla questione dell'Ospedale nuovo a Padova e la diatriba tra Regione e Comune.
Il pubblico dei lettori e più in generale la società civile dovrebbero essere edotti del fatto che porre la questione del cosiddetto "nuovo ospedale di Padova" nei meri termini dell'edificazione di un ospedale con precipuo riferimento al problema della sua sede e non dei contenuti scientifico-tecnologico-educativi che detta struttura dovrebbe esprimere, dato che si colloca in un ambiente dove all'assistenza si affiancano didattica e ricerca, è totalmente fuorviante nel metodo e nel merito. Non si dovrebbe parlare per Padova di un semplice ospedale ma piuttosto di un Centro di medicina accademica dove l'ospedale, cioè il luogo di ricovero e cura, che sicuramente deve essere rinnovato per le esigenze della moderna medicina, e' parte di un campus biomedico con istituti scientifici, aule, biblioteche, laboratori, nuove imprese e residenzialita' per docenti e studenti.
In queste strutture, solo per citare alcuni esempi, si studiano nuovi protocolli di medicina rigenerativa con cellule staminali e tessuti ingegnerizzati in grado di sostituire interi organi senza il problema del rigetto, si impiegano animali transgenici come modelli di malattie umane per trovare nuove cure per il cancro, le patologie neurodegenerative e le malattie infettive, si sperimentano nuovi farmaci e nuovi vaccini, metodi di diagnosi e prevenzione avanzati in ambito medico-chirurgico.
E' in questo contesto, dove le materie scientifiche (genetica, biologia molecolare, virologia, immunologia, farmacologia, biochimica....) si fondono e interagiscono con la scienza clinica, e non in un semplice ospedale, che si partecipa attivamente alla costruzione di una delle branche più evolute della scienza del XXI secolo, la scienza biomedica; e' in un campus universitario che si trasferisce conoscenza e si generano scoperte scientifiche che si possono commutare in realtà d'impresa high-tech con produzione di brevetti, newco, spin off companies tanto importanti per rilanciare il nostro Paese. Questa e non altra deve essere la vocazione del cosiddetto "nuovo ospedale di Padova", un centro biomedico ad elevata specializzazione, un punto di riferimento per pazienti provenienti non solo dal Veneto ma anche dal resto d'Italia e dall'Europa, in grado di attrarre investimenti in settori strategici quali le nanobiotecnologie, il farmaceutico, la bioinformatica e la diagnostica avanzata.
Ovviamente il cosiddetto "nuovo ospedale" rappresenta per i prossimi 10-15 anni senza dubbio il più grande investimento che si potrà fare a Padova. Intorno a questo progetto ruotano interessi extra medicina, extra scientifici, extra assistenziali, che riguardano tanti soggetti e imprese che oggi vivono momenti di crisi. Come ultimo preside della facoltà di medicina e nel ruolo di consulente della Regione per il nuovo polo sanitario di Padova ho sempre sostenuto il modello del campus, modello che si ritrova in tutti i documenti ufficiali che l'Università ha approvato con delibere della facoltà di medicina, del Consiglio di amministrazione e del Senato accademico.
Non intendo minimamente entrare nella diatriba tra Regione e Comune o in discussioni politiche che non fanno parte delle mie competenze.

8. Cosa puoi dirci sull'Ospedale di Treviso?
E' un'ottima e qualificata struttura in ambito regionale, che diversamente dal polo medico padovano e' volta precipuamente all'assistenza. Grazie ad una proficua interazione con la facoltà di medicina di Padova l'ospedale di Treviso ha però assunto, in anni recenti, anche vocazione alla formazione medica post-laurea e sanitaria (lauree professioni sanitarie). Quello di Treviso e' sicuramente un ospedale che necessita di essere rinnovato.

 

9. E possibile che ambedue le soluzioni possano essere rinviate a dopo le elezioni regionali?

Credo di si.

 

10. Si parla di protagonisti del Mose presenti anche nelle vicende ospedaliere di Padova e Treviso: sono chiacchiere o c'è qualcosa di vero?

Sarà la Giustizia a dirlo.

 

11. Il costante ritorno "a casa, a Conegliano": come vivi questi rientri?

Ormelle, Oderzo, Conegliano, Vittorio Veneto fanno parte della mia terra, delle mie radici, sono i luoghi che amo, il vocativo riferimento poetico dietro il paesaggio, l'ambiente dove ho vissuto gli anni della giovinezza e dove ho avuto grandi maestri nella scuola, nell'arte e nella vita. Una terra che vorrei vedere meno dissacrata nel suo dolce profilo da cementificazioni abnormi, da insediamenti civili ed industriali che ne sconvolgono la naturale dolcezza.



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Le eccelenze si sprecano nel nosytro NORD

Ma per un sano e concreto sviluppo si deve investire a migliorare le gia' eccellenze nel merito delle malattie e studi effettivi a guarigioni di migliaia di pazienti

L'eccellenze vanno rifocillate con nuovi esperimenti fatti altresi da persone dotte in materia e non speculativita' di alcuni maldicenti e sedicenti scienziati o eletti al dottorando universitario di cui eccellenze del nostro gterritorio sono.

basta risparmiare in ticket,prosciugare le attese ,e rimandare i dottori bravi a non
effettuare voistite nel privato se gia' presenti nel pubblico,la malasanita' e dare libero arbitrio ad un primario o sottoposto che sia a fare altri lavori strapagati se gia' la sanita' lo paga e di cuyi e' dipendente pubblico,il disinteresse allo studio dipende anche da molteplici guadagni facili indotti dalla rpofessione medica.
bisogna dosare il grano ai polli,se non i polli sazi vanno a vagare alla ricerca di altri pollai piu' ricchi di mangime.

La gente ringrazia....la medicina deve essere svelta ed infallibile.

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Chge la medicina Veneta muova i, Passo con l'ardore delle volonta dei dottori a curare i mali.

Siamo fortunati noi Veneti ad avere almeno chi ci cura e fa campare oltre 12o anni scattanti,belli,e anbcora pronti a sciopare o a farsi seghe abbondanti e soddisfacenti con le nostre porche dottoresse che qualitativamente siono fonte di vigore degli Ospedali del nostro paese molto sviluppato che e' treviso,come Vicenza,come Padova,come Rovigo,come Pordenone.

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