17 settembre 2019

Giovanni Zoppas

Categoria: Altro - Tags: Giovanni Zoppas

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Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti | (1)

Giovanni Zoppas, 55 anni di Vittorio Veneto (TV), laurea alla Bocconi, è un vittoriese giramondo, con trent'anni di esperienza nel mondo aziendale, con ruoli di sempre maggiore responsabilità, via via manager, grande manager, top manager, oggi CEO, un inglesismo diffuso, per definire il ruolo di maggiore responsabilità nelle grandi aziende. In italiano diremmo amministratore delegato, ma la comunicazione ha le sue esigenze e l'acronimo sta per Chief Executive Officer, che si avvale di due figure strettamente a lui collegate per gli aspetti organizzativi e finanziari. Per dirla in relazione alle esperienze note dell'attività amministrativa dei Comuni, nelle società per azioni, il presidente ricopre le funzioni del Presidente del Consiglio Comunale, mentre il CEO quelle del primo cittadino, il sindaco.

Vive in una famiglia "cresciuta" al liceo Flaminio, con la moglie Antonella Caldart, assessore a Vittorio Veneto, i figli Tommaso (studente di giurisprudenza alla Bocconi) e Giacomo (studente di medicina a Ferrara). Furono le premesse per la sua elezione a Presidente dell'Associazione Ex-allievi del Flaminio, al momento della sua costituzione, nel 2006.

Inizia la sua carriera professionale nel 1984 in Andersen Consulting. Ricopre successivamente, dal 1993 al 2000, vari incarichi nel Gruppo Benetton fino a raggiungere la carica di Direttore Amministrazione e Controllo di Gruppo. Dopo un'esperienza quale CFO in Glaxosmithkline, è dal 2003 al 2006 Direttore Generale di Nordica spa. Nel 2006 entra a far parte di Gruppo Coin quale CFO e COO; nello stesso Gruppo ricopre quindi, quale membro del CDA, le cariche di CFO e Direttore Generale delle Divisioni Coin e Upim. Dal gennaio 2012 è Amministratore Delegato di Marcolin SpA.

Insomma un personaggio che si proietta con autorevolezza verso il futuro, se è vero, come è vero, il detto evangelico: dai frutti li riconoscerete. E' stata una conversazione semplice, discorsiva, senza le arie dell'esperto, ma con un atteggiamento confidenziale, nonostante il suo grande e ultimo successo, di cui hanno parlato i giornali nazionali e non, comprese le pagine del Sole 24 Ore e del Corriere della Sera.

D. Da giramondo, vediamo di fare una prima panoramica sulla tua esperienza internazionale, con particolare riferimento alle nazioni con cui dobbiamo fare i conti.

Direi che vale la pena partire da chi ci sta attorno per capire la profondità della nostra crisi. Partiamo dalla Spagna: stanno uscendo dalla crisi prima di noi; anni addietro hanno puntato, e positivamente, sullo viluppo della infrastrutture (rete ferroviaria , stradale , alberghiera e strutture scolastiche…) ; inoltre hanno fatto , negli ultimi mesi , una riforma in senso liberistico del mercato del lavoro. Quanto le loro prospettive siano migliori delle nostre lo dimostra il fatto che, pur con un tasso di disoccupazione doppio del nostro , gli investitori stanno puntando in modo importante sulla Spagna . La stessa Francia, che per certi aspetti sta peggio di noi, ha una burocrazia statale che funziona ed è quindi in grado di far fruttare al massimo i sia pur flebili segnali di ripresa dell'economia ; negli anni è riuscita inoltre a favorire l’espansione di business come l’agroalimentare ed il lusso in grado di competere su scala mondiale. Della Germania vorrei solo sottolineare che , quando è stato il momento , ha saputo riformare il suo stato sociale ed il suo mercato del lavoro, redistribuendo in modo equo il peso degli interventi : oggi gode i benefici di questi interventi a suo tempo impopolari. In Italia non vedo eccellenze in grado di fare la differenza in senso positivo : per non parlare sempre del turismo ….. penso alle nostre invidiatissime scuole di fisica ed ingegneria ; i nostri talenti però , per potersi esprimere, sono costretti ad emigrare e di rientrare non ne parlano nemmeno. Anche la sanità ha dei punti di eccellenza, non solo al Nord, ma in quasi tutta la nazione, con il limite, però, di non essere mai riuscita a diventare attrattiva per un mercato internazionale , che esiste , ma richiede “offerte di sistema” : alberghi , ricettività e rapporto adeguato tra prezzo e qualità delle prestazioni. Insomma l'Italia sembra non aver proprio quel “quid” sul quale fare perno e che possa rappresentare un volano strutturale di crescita : una volta avrei detto che mancava del coraggio, oggi temo manchino proprio le idee…

D. Mi pare che l'ultima acquisizione di Marcolin sia un'operazione di grande respiro sicuramente, senza sottovalutare la quantità di risorse messe in campo... Senza dubbio rappresenta da molti punti di vista un fatto eccezionale. Avendo come punto di riferimento il distretto della occhialeria, tratteggia ai nostri lettori le dimensioni dell'operazione, all'interno del contesto, in cui è stata condotta.

Noi guardiamo al mercato globale dell’ occhialeria: nel mondo , Marcolin, che occupa il sesto posto per fatturato , acquisendo Viva Optique Intl , che è al settimo posto , si va a collocare al terzo posto. Ottima base di partenza per altri futuri sviluppi …

Prima di approfondire questa dimensione legata agli occhiali, l'acquisizione della Marcolin si muove in controtendenza, rispetto a quello che sta succedendo in Italia...

Effettivamente negli ultimi tempi in Italia abbiamo visto l'interesse di altre nazioni a fare shopping, come si suol dire, tra i gioielli italiani. Per esempio gli spagnoli hanno puntato su Telecom, i francesi su Alitalia, con la speranza di mettere le mani su altri business in particolare nell’indotto (pensate solo alla gestione del transito dei turisti orientali in Europa…). I tedeschi e gli inglesi puntano all'acquisto di importanti pezzi della nostra Finmeccanica. Nel passato recente , inoltre , abbiamo ceduto importantissime aziende nei settori dell’agroalimentare e del lusso , in particolare nel tessile e abbigliamento.

E Marcolin, invece, che ha fatto?

Noi siamo andati all'estero a “fare acquisti”, ma senza immaginare avventure rapaci, piuttosto con logiche prima di tutto industriali e poi finanziarie molto chiare: ad operazione conclusa , quando avremo consolidato le due società , avremo creato ulteriore valore e la somma finale sarà superiore a quella dei singoli addendi!

Per trovare una operazione finanziaria di tale entità, avvenuta in Italia, a che cosa dobbiamo fare riferimento?

Luxottica, leader riconosciuto del settore, ha fatto diversi acquisti di questo tipo anche di dimensioni più grandi ed in più paesi al mondo. Noi ci siamo messi sulla falsariga di quello che hanno fatto i leader ed in più abbiamo la possibilità di guardare anche ai loro errori, ben pochi peraltro, per non commetterli.

Mi par di capire che i grandi della occhialeria sono tutti in Italia e nel Veneto. Parliamo quindi di Luxottica e della Safilo. In funzione del proprio business, qual è del rapporto di Marcolin rispetto agli altri due colossi?

Marcolin ha una quota del 3% del mercato mondiale rispetto ad una Luxottica, che ne detiene ben il 26% ! La Safilo, numero due del mercato mondiale , con sede a Padova, ha vari stabilimenti in Italia (tra i quali uno a Longarone), ma ha anche produzioni proprie in Cina. Noi invece nel Far East non abbiamo fabbriche di proprietà ma ci affidiamo, in taluni casi, a terzisti. Noi abbiamo una nostra identità ben precisa e riconosciuta : la esclusività e qualità dei nostri prodotti, qualcosa che magari chi gioca sui grandi numeri non può permettersi di fare , sono la cifra che ci distingue sul mercato ed oggi , dopo l’acquisizione di Viva , è coniugata anche ad una distribuzione di maggior peso e valore.

Come mai l'occhiale si è sviluppato e radicato nel Veneto?

C'è stata una congiunzione di elementi, anche se non esiste una “vulgata” comunemente accettata. Innanzitutto lasciamo da parte l'occhiale da sole, che è arrivato successivamente in ordine temporale e come una opportunità, che si è creata in tempi moderni , che ha incrementato gli affari sfruttando la necessità di proteggersi dai raggi solari (anche con una poca di “moda” a far da sfondo…). Guardiamo piuttosto agli occhiali da vista.

Nel Veneto c'era una scuola di molatura delle lenti nata probabilmente dalla disponibilità del vetro nella vicina Venezia e collocatisi nelle montagne forse per la disponibilità dell’acqua, risorsa di energia ed elemento fondamentale del processo produttivo: non penso sia casuale che altri gruppi importanti a livello mondiale, sviluppatisi in Germania e Austria, abbiano sede in zone montuose. A quella delle lenti sembra sia quindi seguita, come opportunismo industriale, la produzione delle montature, che erano inizialmente in metallo (dove l’acqua è sempre fondamentale nel processo produttivo). Molte aziende straniere utilizzavano le aziende del Veneto, dove c'erano dei produttori che storicamente avevano la cultura della occhialeria in metallo, nel Cadore e nel bellunese. Venendo a tempi più recenti , molte delle allora piccole strutture produttive esistenti nel Veneto, dopo la tragedia del Vajont, hanno beneficiato di agevolazioni fiscali, che hanno permesso loro di muoversi verso Longarone, con la possibilità di strutturarsi in modo più adeguato, non più con piccole fabbriche sperdute nel territorio, segmentate e poco strutturate. Il nostro presidente, Giovanni Marcolin , da poco scomparso , è stato un precursore in questo.

Quale peso ha l'occhialeria nel Veneto?

Il fatturato complessivo delle maggiori società del settore (quasi tutte venete….) raggiunge complessivamente il valore di circa 10 miliardi di fatturato rispetto al mercato mondiale, che ne vale 26 nel suo complesso. Si tratta di un terzo abbondante: una cifra importantissima. Quello che rimane è sparso in tutto il mondo: nel Giappone, negli Stati Uniti, nei Paesi nordici, ma non esiste un fenomeno di produzione così importante come nel Veneto. Un discorso a parte merita la Cina: la loro produzione non è assolutamente comparabile con la nostra per rapporto prezzo/qualità , la nostra è di gran lunga migliore, ma la Cina è un grande mercato di sbocco per tutto il nostro “made in Italy”…..

La tua carriera...

Guarda , bisogna avere tanta fortuna : non so proprio se vale il classico adagio che la fortuna aiuta gli audaci, tendo piuttosto a concordare con quanto mi diceva un mio vecchio capo : “Zoppas , la fortuna è una questione di carattere!” Poi bisogna sapere che prima di chiedere bisogna dare…… e che si deve essere per attitudine abituati al cambiamento. Io ho una carriera trentennale, iniziata nel 1982, della quale gli ultimi due anni trascorsi alla Marcolin. È la decima azienda per la quale lavoro, ma non ho mai cambiato pensando allo stipendio, ma soltanto al desiderio di poter lavorare con piacere: quando ti svegli al mattino devi essere contento di andare a lavorare. Si va a dormire con un sogno e ci si sveglia con un obiettivo.. Naturalmente dobbiamo dare per scontate la presenza di una cultura di base e di una cultura specifica per l'attività che si svolge e poi anche una visione con esperienza internazionale. Io devo ringraziare Benetton, che mi ha dato la possibilità per 10 anni di avere esperienze internazionali importanti, prolungate nel tempo e di grande valore.

Qualche anno fa eri stato nominato presidente di Ascotlc: com'è andata? c'è ancora quella nomina?

Questa opportunità mi è stata offerta due anni fa dal nostro sindaco Gianantonio Da Re: ammetto di avere accettato per la profonda stima che ho nei suoi confronti. La richiesta era di razionalizzare alcune attività, che Ascotlc aveva già realizzato sul territorio, con investimenti importanti, per rendere la società operativamente e finanziariamente equilibrata. Con la gestione precedente c'erano stati investimenti sul territorio, per la banda larga e l'ADSL, superiori ai 25 milioni di euro. Oggi Ascotlc possiede 2000 km di rete, essenzialmente nella nostra provincia di Treviso: un dato estremamente importante, che rappresenta la copertura di quasi tutto il territorio provinciale. Per cogliere la dimensione dell'azienda, vale la pena ricordare che Telecom in tutta Italia ha 100.000 km di rete. La razionalizzazione è consistita nell' individuare gli investimenti produttivi , quelli che era opportuno e necessario reiterare nel tempo, guardando nel contempo anche a quelli che bisognava sospendere, perché, pur avendo portato una serie di vantaggi al territorio, non avevano più i crismi della redditività. Nel fare questo, ho potuto contare sulle persone già presenti in azienda ed assieme siamo riusciti a raggiungere i nostri obiettivi. Il fatturato è di circa 5 milioni di euro , abbiamo eliminato le perdite, abbiamo rivisto le logiche degli investimenti e dei relativi ritorni. Negli ultimi due anni non abbiamo chiesto ulteriori risorse finanziarie alla casa madre, abbiamo anzi restituito, nonostante gli investimenti comunque realizzati, circa 3 milioni di euro. Se mi vorranno ancora, sono qui…..

Quale ricaduta nella tua città natia, a Vittorio Veneto?

La ricaduta non è legata strettamente alla mia professionalità, ma dipende piuttosto dal mio modo di pensare e di vivere, tutte cose che condivido profondamente con mia moglie Antonella. Da alcuni anni collaboro con il Salsa calcio, società sportiva di dimensione parrocchiale intorno alla quale ruotano 150 giovani, provenienti essenzialmente dal nostro territorio , che giocano dalla prima squadra fino ai pulcini. Voglio qui ricordare la scomparsa dell’amico Giacomo Gallonetto , che incarnava lo spirito migliore del Salsa calcio e non solo: senso dell’amicizia e della disponibilità, un punto di riferimento per tutti. Ci manca già! Ecco: anche tramite queste attività di presenza e di supporto, mi sento di restituire al mio territorio, in qualche modo, qualcosa di quello che mi ha dato, che è veramente tanto.



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..." ammetto di aver accettato per la profonda stima che ho nei suoi confronti (del Sindaco Da Re)"... ullallàh, Gianni, sviolinata pro capatatione benevolentiae o smaccato (peraltro legittimissimo) endorsement in vista della amministrative di primavera?
Ciao, Classe!

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