22 ottobre 2019

Vittorio Veneto

Grande e calorosa accoglienza per il Presidente Mattarella

Al teatro Da Ponte le celebrazioni e il coro con l'Inno d'Italia

Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

VITTORIO VENETO - Alle 11:30 il Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, dopo la commemorazione in piazza del Popolo, è stato accolto con grande calore nel teatro “Da Ponte”, dove lo attendevano numerosi invitati, compresi molti giornalisti accreditati per la circostanza, insieme al Prefetto Maria Rosaria Laganà. Era accompagnato dal sindaco Roberto Tonon, dal presidente della Regione, Luca Zaia. Il coro, diretto dal maestro Sabrina Carraro, ha intonato l'inno nazionale “Fratelli d'Italia” e tutto il teatro, in piedi, ha accompagnato il coro.

 

È toccato al sindaco Tonon ringraziare il Presidente Mattarella, la cui visita "ci onora e ci rende orgogliosi e diventa preziosa per i vittoriesi, in questi tempi che, per taluni aspetti, appaiono difficili. La partecipazione comunitaria si riveste di una valenza simbolica e rappresenta l'ultimo tassello di una storia, iniziata nel 1866, quando Ceneda e Serravalle si unirono, per far nascere la Città di Vittorio Veneto. La visita in qualche modo si collega al Centenario della fine della Prima Guerra mondiale, che Vittorio Veneto ha vissuto con 1000 iniziative, guardando più che alla guerra alla voglia di pace e di cooperazione tra tutti i popoli. Per questo motivo il Centenario è stato caratterizzato dallo slogan " quando scoppia la pace! ".

È seguito l'intervento del Presidente Zaia, che ha ringraziato Mattarella per una visita che rievoca la liberazione dell'Italia dal nazifascismo. Quindi ha ricordato i 60 milioni di morti, caduti durante la seconda guerra mondiale, che divennero una spinta per iniziare, dopo l'8 settembre 1943, la lotta partigiana, il cui primo atto nel Veneto si può far coincidere con il discorso del rettore dell'Università di Padova, Concetto Marchesi. Zaia quindi ha ricordato Don Faè, il parroco di Montaner, la foiba del Cansiglio e la morte di 6 milioni di ebrei. Quindi ha ricordato la partigiana Tina Anselmi, staffetta della Resistenza con nome di battaglia “Gabriella”: immediato e spontaneo è scoppiato un forte battimani, a lei il Paese deve molto, perché mise in atto nel 1978 il sistema sanitario nazionale.

 

Dopo la commemorazione storica da parte della professoressa Giulia Albanese dell'università di Padova, è intervenuta Francesca Meneghin, presentata come staffetta partigiana di Vittorio Veneto. Ha dedicato il primo passaggio a Tina Anselmi: "abbiamo percorso la stessa strada, lei a Castelfranco e io a Vittorio Veneto, fu mia maestra e amica fino alla morte. Meneghin ha rievocato i primi passi della sua battaglia contro i fascisti, quando diciassettenne cominciò a frequentare gli incontri clandestini presso le suore dell'orfanotrofio del Luzzati. Ha ricordato quindi il Vescovo Giuseppe Zaffonato, sicuramente un grande rappresentante della Chiesa, che resisteva alla dittatura. Quindi una battuta molto efficace: "senza le donne, la Resistenza doveva essere più lunga e avrebbe comportato un numero maggiore di morti”. Il passaggio è stato salutato da un fragoroso battimani e la stessa reazione si è ripetuta, quando ha rievocato Giovanna Faè, chiamata “la madre dei partigiani”. Quindi Meneghin si è rivolta direttamente al Presidente Mattarella, dicendogli che "è un grave errore non parlare agli studenti della Resistenza, in questo periodo sta diventando un errore ancora più grande, tenuto conto di quanto è successo ieri sera a Milano da parte di un gruppo di fascisti”.

 

Mattarella ha esordito: "Sono lieto, caro sindaco, per la mia presenza a Vittorio Veneto, che in qualche modo rappresenta il compimento dell'unità del territorio italiano". Il 25 aprile rappresenta la reazione del popolo contro contro l'oppressione nazi-fascista oltre che la festa di San Marco. Significa festeggiare il ritorno alla libertà e alla democrazia e la conclusione di una guerra ingiusta. La partecipazione popolare sta a significare che "non vogliamo né possiamo dimenticare la libertà da garantire alle future generazioni. Si tratta di un dovere morale da cui non si può prescindere nel ricordo della storia recente. La fine della guerra, la nascita della Costituzione Repubblicana del 2 giugno 46, il ritorno alle elezioni libere del ‘48 continuano a suggellare la dignità umana, che intende favorire la collaborazione tra i popoli, a non credere alle menzogne del fascismo, che mandò tanti giovani a morire per un certo delirio di onnipotenza. Gli ideali del fascismo non avevano nulla in comune con gli ideali del Risorgimento e della prima guerra mondiale: l'8 settembre 1943, dopo una lunga agonia, significò la fine delle illusioni. Prima di concludere ha voluto ringraziare Francesca Meneghin e Tina Anselmi, con cui il Presidente Mattarella aveva lavorato a stretto contatto in Parlamento. Il presidente Mattarella ha concluso con un " buon 25 aprile!”.

 E tutti i presenti si sono alzati in piedi e hanno applaudito Mattarella, un presidente della Repubblica, che oggi ha vestito i panni anche dello storico raffinato.

pietro.panzarino@oggitreviso.it

 



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