08 dicembre 2019

Vittorio Veneto

La Grande Guerra sulla tovaglia (delle polemiche)

Lo storico della gastronomia Giampiero Rorato tuona contro le celebrazioni da “gavetta”

Emanuela Da Ros | commenti | (30) |

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VITTORIO VENETO – La Grande Guerra è servita. O quasi. In occasione dell’annunciata “riapertura al pubblico” del Museo della Battaglia (prevista per il prossimo 6 novembre, con tanto di ministra della difesa al seguito), il Comune di Vittorio Veneto vuole coinvolgere scuole, associazioni ed esperti per studiare e elaborare “il piatto della Grande Guerra”. Un’idea come un’altra per portare l’attenzione relativa al primo conflitto bellico globale dalla Storia alla tovaglia. Ma il progetto (di battaglie si parla) ha già incontrato qualche (comprensibile) ostilità.

 

Lo storico della gastronomia Giampiero Rorato (in foto), di fronte alla proposta, si è scandalizzato. “A proposito della cucina della grande guerra – ha dichiarato Rorato – ho letto che in provincia di Treviso e anche a Vittorio Veneto si vorrebbe riproporre “il piatto della grande guerra”.

 

Un piatto di immangiabile brodaglia

La cosa mi ha spiacevolmente colpito, perché offrire oggi a chi visita la città di Vittorio Veneto un piatto di immangiabile brodaglia mi sembra quanto meno osceno e contrario alla civiltà della nostra terra. Chi ha studiato un minimo di storia sa che in quegli anni sia i militari che le famiglie, nella maggioranza dei casi, hanno sofferto terribilmente la fame, tanto che finita la guerra anche il nostro territorio è stato colpito da quella che fu definita la “febbre spagnola” (un’epidemia così chiamata perché per prima ne ha scritto la stampa spagnola non censurata come la nostra), dovuta alla malnutrizione e alla fame che ha fatto milioni di vittime, tantissime anche da noi. Si vogliono riproporre quei cosiddetti piatti? Mi sembra semplicemente vergognoso.”

 

Lo storico della gastronomia argomenta la sua bocciatura all’iniziativa citando un progetto analogo (ma di tutt’altro spessore). Un’iniziativa che aveva messo in evidenza il valore mittleuropeo di pietanze sorte durante il conflitto, che però non avevano nulla a che fare con i cibi poveri delle trincee o di quelli consumati dalla stragrande maggioranza della popolazione.

 

“Un’esperienza positiva sul tema della cucina nella Grande Guerra – spiega Rorato -. È stato affrontato lo scorso agosto dall’Accademia italiana della Cucina di Cortina d’Ampezzo, che aveva predisposto una cena con piatti della grande guerra, presi dalle opere di tre grandi scrittori come Carlo Emilio Gadda, Robert Musil e Thomas Mann, premio Nobel per la letteratura nel 1929. I piatti serviti in quel’occasione hanno permesso di approfondire, attraverso i tre autori, il quadro storico del tempo e gustare alcuni piatti come le “lesagnetes” ampezzane e i piccoli krapfen alla marmellata, che Rober Musil aveva conosciuto da militare durante il conflitto.”

 

La morale? Giampiero Rorato la sintetizza così: “Un po’ di cucina intelligente sarebbe oltremodo gradita per queste celebrazioni anche a Vittorio Veneto”.

 



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Emanuela Da Ros

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