14 novembre 2019

Esteri

Grecia al voto, è duello fra Tsipras e Meimarakis

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Alexis Tsipras e Evangelesi Meimarakis

Le elezioni in Grecia si annunciano come un duello serrato fra l'ex primo ministro di Syriza, Alexis Tsipras, icona della sinistra anti austerità, e il leader dei conservatori di Nuova Democrazia, Evangelos Meimarakis. I sondaggi indicano un testa a testa fra i due partiti ed è ormai chiaro che a decidere l'esito della contesa saranno gli indecisi. Non a caso dalle due parti arriva lo stesso messaggio: "non disperdete un solo voto".

Tsipras ha chiuso la sua campagna definendo il voto un referendum, "fra chi vuole riportare la Grecia indietro" e chi vuole "ripristinare la dignità del paese". "Abbiamo la giustizia dalla nostra parte. Vinceremo", ha detto oggi su Twitter il leader della Coalizione della sinistra radicale. "Per una grande vittoria per Syriza -ha aggiunto - Per la sinistra in Grecia. Per la speranza di rimanere vivi in Europa".

"Ogni voto è cruciale è deve essere utile", ha detto Meimarakis nel suo ultimo appello agli elettori, dopo aver accusato Tsipras di aver deluso i greci e di aver sprofondato ulteriormente il paese nella crisi. Scelto a luglio come leader ad interim di Nuova Democrazia dopo le dimissioni dell'ex primo ministro Antonis Samaras dalla guida del partito, Meimarakis è stato la vera sorpresa della campagna elettorale. Ex presidente del parlamento, militante di Nuova democrazia sin dal 1974, non era mai stato sotto l'occhio dei riflettori. Ma ha saputo farne una forza, mostrando il volto rassicurante dell'uomo comune che offre stabilità.

Nato ad Atene, ma di origine cretese, questo avvocato di 61 anni dai folti baffi e dai pochi capelli bianchi, ha l'aspetto familiare del greco medio che si può incontrare nei caffè, con il quale condivide un linguaggio populista. Meimarakis ha spostato il partito verso il centro e nella sua campagna ha alternato gli attacchi all'operato del governo Tsipras alla tattica della mano testa in nome dell'interesse di tutti greci.

Tsipras, che gode ancora di forte popolarità, ha dal canto suo visto la sua immagine appannarsi. In gennaio era stato eletto in un clima di entusiasmo con il 36,4% e nei primi mesi del suo governo aveva visto i suoi consensi salire fino al 70%. Ma i cambiamenti sociali promessi non sono arrivati e anche l'euforia della vittoria del No al referendum del 5 luglio, si è spenta di fronte alla realtà dei controlli sui movimenti di capitali e della necessità di una intesa con creditori europei, le cui difficili condizioni hanno portato ad una spaccatura di Syriza.

Malgrado queste difficoltà, Tsipras sembrava però diretto verso la vittoria quando si è dimesso il 20 agosto con l'obiettivo di ottenere un mandato forte dalle urne. Il netto rifiuto dei vecchi politici emerso in gennaio sembrava infatti escludere un ritorno del partito Nuova Democrazia dell'ex premier Antonis Samaras. Ma Meimarakis ha saputo risalire nei sondaggi e il risultato del voto di domani potrebbe decidersi per una manciata di voti. Il sistema greco assegna infatti un bonus di 50 deputati in più, su un totale di 300, a chi arriva primo.

Comunque, nessuno dei due principali partiti - che i sondaggi indicano attorno al 27% - sembra poter pensare di governare da solo. Meimarakis si è detto pronto ad allearsi anche Syriza per il bene della Grecia, ma Tsipras ha respinto questa ipotesi come "innaturale".

Difficilmente l'ex primo ministro potrà allearsi nuovamente con il partito nazional conservatore Greci Indipendenti (Anel) dell'ex ministro della Difesa Panos Kammenos, che rischia di rimanere sotto la soglia di sbarramento del 3%. Resta quindi una coalizione con i socialisti del Pasok e il partito di centro sinistra To Potami, due formazioni che potrebbero allearsi anche con Nuova Democrazia. I sondaggi accreditano queste forze ciascuna attorno al 5%.

Chiunque sia il vincitore, il nuovo governo greco si troverà comunque a dover affrontare le riforme comprese nel pacchetto di aiuti da 86 miliardi di euro concordato in agosto con i creditori europei, la ricapitalizzazione delle banche e la graduale uscita dai controlli dei movimenti di capitali. Un programma che potrà essere portato avanti solo dalle forze che il 13 agosto hanno approvato in parlamento l'intesa raggiunta con l'Europa. Allora Nuova Democrazia, Pasok e To Potami diedero a Tsipras i voti necessari a superare le defezioni di una quarantina di deputati del suo partito. Ora i ribelli di Syriza hanno fondato un nuovo partito, Unità Popolare, che però rischia di non entrare in parlamento.

 

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