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26 giugno 2019

Vittorio Veneto

ITALCEMENTI ADDIO

Dopo un secolo e mezzo di attività lo stabilimento di Sant’Andrea chiude. 20 i posti a rischio

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Vittorio Veneto - La direzione Italcementi di Roma ha deciso. Lo stabilimento di Vittorio Veneto, così come il punto vendita di Marghera, così come altre 6 unità produttive sparse in altre regioni d’Italia costano troppo.

Sono in perdita. E vanno chiuse. Conseguenze? A Vittorio veneto lo storico stabilimento chiuderà i battenti lasciando (probabilmente) a casa 20 operai. “L’azienda – spiega Loris Dottor della Cgil – ha dichiarato durante l’incontro di ieri l’intenzione di chiudere sia la fabbrica di Vittorio veneto che il punto vendita di Marghera.

Cosa che avverrà a meno che qualche altra ditta non si faccia avanti per rilevare l’azienda. In attesa che questa speranza si materializzi, nei prossimi giorni programmeremo un incontro a livello provinciale per trovare delle soluzioni che permettano di arginare o risolvere il problema occupazionale.” Lo stabilimento vittoriese dell’Italcementi, è stato una delle realtà produttive più importanti della città.

Sorto nella seconda metà dell’Ottocento col nome di Società italiana delle calci idrauliche, grazie all’investimento di Ottavio Croze, l’opificio era considerato un punto di riferimento nel processo di industrializzazione del Vittoriese. I centinaia di operai che vi hanno lavorato in un secolo e mezzo di attività erano definiti “mangiatori di calce” perché operavano tra nuvole di polvere bianca. Ora quella polvere ha un sapore più che mai amaro.

Emanuela Da Ros

 

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Nella Cena per la chiusura dello stabilimento, se in tempo, porgo saluti e auguri a tutte le maestranze da un giovane capofabbrica del 1957, Giuseppe Pulin, che operava in Cementeria al tempo del direttore Zuddas con i vari assistenti De Nadai, Zambon, Ziliotto, Bait e tanti bravi operai.
Altri e bei tempi. Ancora auguri e cordiali saluti.
Pulin.
pulinbepi@alice.it

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Vista la prossimita' all'attuale polo scolastico in fase di ampliamento, perche' non riqualificare l'intera area riconvertendo gli edifici ad uso scolastico e per la formazione avanzata, a partire dal corso di laurea in tecnologie del legno, ma anche offrendo degli spazi per incubatori tecnologici e spin-off universitari?
Ci sarebbe posto anche per la futura biblioteca civica, arricchita magari da un piccolo auditorium e da una o due sale piu' piccole a disposizione della comunita' e delle associazioni da sempre afflitte dalla mancanza cronica di spazi.

Mi auguro che questa e la prossima amministrazione si occupino in modo lungimirante di questo spazio strategico nel cuore della citta' e non lo consegnino a speculazioni edilizie di sorta: il quartiere e la citta' non si meriterebbero l'ennesimo scempio.


Giovanni Favara

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Dispiace per i posti di lavoro, ma lo stabilimento è un obrobrio in pieno centro città.

Speriamo appunto nella riqualificazione dell'area.

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