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17 giugno 2019

Montebelluna

Le case si allagano, i residenti accusano i vigneti

Sotto accusa la trasformazione del territorio: le esondazioni coincidono con l’arrivo dei vigneti sul Montello

Ingrid Feltrin Jefwa | commenti |

NERVESA - «Viviamo nel terrore». Esordisce così Antonio Scalise raccontando che dal 2009 al 2017 ha visto per ben 5 volte la sua casa andare sott’acqua, così come altre famiglie di via Comuni a Nervesa. Problema non da poco visto che solo a casa di Antonio si contano danni per oltre 50mila euro.

 

«E pensare che nel 2014 ci mancavano solo 3 anni per finire il muto della casa e con tutti questi danni abbiamo dovuto ricominciare a pagarne un altro». Ma da dove arriva l’acqua che ha allagato diverse case, mettendo in ginocchio le famiglie residenti? «Ad oggi non abbiamo risposte sul perché così abbiamo dato tutto in mano ad un avvocato, nella speranza di essere risarciti – spiega Antonio – certo che noi una mezza idea ce la siamo fatta, visto che non abitiamo certo nella golena del Piave ma viceversa vicino al canale della Vittoria».

 

I residenti spiegano poi che gli allagamenti sono cominciati dopo la trasformazione del territorio, con l’arrivo nel vicino Montello, dei vigneti. Ora è noto che l’apparato radicale della vite non è in grado, diversamente dai boschi o anche da altre coltivazioni, di trattenere l’acqua e il suolo, così è plausibile che le acque piovane del Montello arrivino come una «schioppettata» alle opere di raccolta degli scoli urbani e fino al canale che si presume sia tracimato. Antonio è chiaro: «Le nostre sono solo ipotesi. Non sono un tecnico, ma solo un cittadino che osserva e racconto quanto ho visto». Ma perché solo ora questi cittadini che ad ogni pioggia vivono nel terrore hanno deciso di raccontare la loro storia?

 

 

«Il Comune dice di non avere competenze, il consorzio Piave pure ma – precisa Antonio - stiamo maturando qualche interrogativo dopo che in zona sono arrivati, mezzi e camion ed hanno cominciato a fare un grosso lavoro vicino al canale, posizionando canalette e tubi presso i sifoni da cui defluiscono le acque di “troppo pieno” del canale. Abbiamo chiesto per chi lavorassero e nessuno ci ha risposto (non c’erano cartelli): il consorzio e il comune negano di aver fatto i lavori ma non hanno mandato nemmeno i controlli. Sta succedendo qualcosa di strano proprio quando le famiglie hanno chiesto, attraverso un avvocato, di chi sia la colpa e soprattutto un risarcimento».

 



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Ingrid Feltrin Jefwa

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