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22 ottobre 2017

Valdobbiadene Pieve di Soligo

Le colline sono patrimonio di chi?

Cacciatori, Wwf e Consorzio tutela in disaccordo sulla candidatura Unesco

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PIEVE DI SOLIGO - I cacciatori sono contrari alla candidatura Unesco delle colline del Prosecco Conegliano Valdobbiadene. Secondo le doppiette di Marca, comporterebbe troppe spese e ulteriori tutele che non farebbero il gioco dei produttori. Oltre, ovviamente, al divieto di caccia sui 15 Comuni interessati. E così sul fronte anti Unesco nasce la strana alleanza: da una parte i cacciatori, dall’altra il Wwf, che vede nella candidatura a Patrimonio dell’Umanità una mera operazione di marketing per vendere qualche bottiglia in più.

 

A rispondere alle accuse ci pensa il Consorzio di Tutela, che con il presidente Innocente Nardi ricorda: «Il territorio del Conegliano Valdobbiadene, secondo i tecnici Unesco, possiede già tutti i requisiti ed il massimo grado di tutela legislativo, quindi l’Unesco non porterà nessun nuovo vincolo. Il nostro obiettivo non è certo sperperare risorse pubbliche». Non la pensano così i cacciatori: «Un’iniziativa che rischia di avere pesanti ripercussioni sulle tasche dei cittadini veneti» sostiene Gianni Garbujo, presidente regionale Italcaccia. Che promette di fare il possibile perché questa candidatura sia fermata sul nascere: «Viviamo in territori già pesantemente penalizzati per i numerosi vincoli a cui sono sottoposti, la candidatura Unesco bloccherebbe le attività dei cittadini». In un sito Unesco, infatti, non solo è vietato sparare agli animali, ma è molto difficile anche ottenere le autorizzazioni per una movimentazione di terreno, magari per ricavare un nuovo vigneto. Insomma, le prime a essere penalizzate, secondo Garbujo, sarebbero proprio le cantine.

 

Nel convegno di Italcaccia che si è tenuto a Pieve di Soligo a maggio anche Guido Calvani, ex sindaco di Vodo di Cadore e cacciatore ancora in attività, si è schierato contro l’Unesco: «Ho fortemente voluto che il mio Comune non rientrasse nel sito Unesco delle Dolomiti. Agli enti che ricadono al suo interno, costa circa 13 milioni di euro nei primi tre anni». Cifre smentite dal Consorzio di Tutela, che vede nella candidatura una ricaduta economica vantaggiosa per tutti. In ogni caso, la strada verso il riconoscimento è ancora lunga.

 

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