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18 ottobre 2018

Treviso

LE DONNE DELLA CNA CHIEDONO PIÙ TUTELA PER LA MATERNITÀ

Un’indennità ai fini pensionistici per la maternità con il versamento di due anni contributivi per ogni figlio

Laura Tuveri | commenti |

TREVISO - Le imprenditrici della Cna scrivono al ministro Sacconi. La richiesta è che il Governo rifinanzi le misure innovative di sostegno alla maternità delle lavoratrici autonome.

«Lavoro e maternità, in Italia, sono più inconciliabili che in qualsiasi altro Paese europeo, comprese Spagna e Grecia – denuncia Catia Olivetto, presidente Cna Impresa Donna di Treviso -. Il tasso di abbandono del lavoro, dopo la nascita di un figlio, è del 27,1%. E l’Italia ha un tasso di occupazione femminile del 46% contro il 58% della media europea. È un “lusso” che il nostro Paese non può più permettersi».

Nel dettaglio le imprenditrici chiedono che il Governo attui due provvedimenti; il riconoscimento di un’indennità ai fini pensionistici per la maternità con il versamento di due anni contributivi per ogni figlio; il rifinanziamento dell’art. 9 della legge 53/2000 che contiene misure innovative (es.: il sostituito d’impresa) per favorire la conciliazione tra vita lavorativa e vita privata delle madri lavoratrici autonome (l’ultima graduatoria trimestrale approvata per l’erogazione di contributi relativi al citato provvedimento di legge risale infatti a settembre 2009 ed è relativa alla scadenza del 10 febbraio 2009!).

«Si chiede alle donne di lavorare fino a 65 anni come gli uomini? Siamo d’accordo – continua Olivetto -, ma chiediamo che si apra contemporaneamente un dibattito sulla tutela del valore sociale della maternità, che in Italia è solo sulla carta.

Lo dimostrano i numeri: per tasso di natalità il nostro Paese è tra gli ultimi del mondo, ci stanno dietro solo il Giappone e Hong Kong. Ma un Paese in cui non si fanno più figli è destinato al declino produttivo, sociale e culturale». Per una donna è sempre più difficile conciliare vita e lavoro, soprattutto per le titolari di Partita Iva, ma si tratta di una dimensione vitale per il futuro economico e sociale del Paese.

È oltretutto dimostrato che dove le donne lavorano di più fanno anche più figli, basta confrontare il tasso di occupazione di due regioni italiane agli antipodi come l’Emilia-Romagna (62,1%) e la Campania (27,3%).

 



Laura Tuveri

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