22 settembre 2019

Nord-Est

Le mani della mafia anche in Veneto: la cosca a braccetto con la politica, 169 arresti

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mafia in veneto 169 arresti

(di Alessandro Sgherri)

 

Dall'accoglienza ai migranti alla fornitura di vino e preparati per la pizza a ristoranti in Germania, dal taglio di alberi al turismo, dalla vendita del pescato dei porti di Cirò Marina e Cariati (Cosenza) alla raccolta e riciclo di materie plastiche e rifiuti solidi urbani. Niente sfuggiva alla mire fameliche della cosca Farao-Marincola di Cirò Marina che andava a braccetto con la politica e si avvaleva di imprenditori compiacenti se non collusi.

 

É lo spaccato emerso dall'operazione Stige che ha portato all'arresto di 169 persone tra Calabria, Lazio, Emilia Romagna, Lombardia, Veneto e Germania. Ed in carcere sono finiti anche tre sindaci, uno dei quali, quello di Cirò Marina, Nicodemo Parrilla, è anche presidente della Provincia di Crotone.

 

Un ruolo, quello dei rappresentanti di istituzioni locali, che l'inchiesta coordinata dalla Direzione distrettuale antimafia di Catanzaro e condotta dai carabinieri del Ros e del Comando provinciale di Crotone, delinea in modo diverso dal passato: non più politici che vanno a chiedere il voto alle cosche in cambio di favori, ma veri e propri uomini delle 'ndrine fatti eleggere per tutelare gli interessi economici dell'organizzazione.

 

Emblematico, secondo gli investigatori, il caso dello stesso Parrilla e dell'ex sindaco di Cirò marina Roberto Siciliani. Il primo è stato eletto nel 2006 e nel 2016 ed il secondo nel 2011. Entrambi, secondo l'accusa, fortemente legati ad esponenti del "locale" di Cirò, i boss dei Farao-Marincola, quando i due si sono ritrovati su fronti politici opposti, li avrebbero "alternati" seguendo, comunque, un unico disegno: porre a capo dell'amministrazione comunale un soggetto che, a prescindere dall'appartenenza politica, fosse asservibile alle proprie volontà.

 

"Ormai nelle istituzioni locali la 'ndrangheta ha messo suoi uomini funzionali agli interessi dell'organizzazione criminale" è stato il commento del procuratore di Catanzaro Nicola Gratteri, mentre il suo aggiunto, Vincenzo Luberto ha parlato di "rischio per la libertà di voto". Sul fronte economico, l'infiltrazione dei Faro-Marincola era pressoché totale.

 

Ciò fruttava ingenti risorse economiche poi reinvestite in attività imprenditoriali e commerciali al nord Italia ed in Germania. A capo dell'associazione, secondo l'accusa, c'era il boss ergastolano Giuseppe Farao, di 71 anni, che dal carcere impartiva le sue direttive agli affiliati privilegiando lo sviluppo imprenditoriale affidato a figli e nipoti, limitando al massimo le azioni violente ed evitando scontri interni ritenuti pregiudizievoli per gli "affari".

 

Il controllo mafioso del territorio era invece demandato ad una serie di "reggenti", fedelissimi del capo cosca. Dalle indagini è emersa anche una ramificata rete di imprenditori compiacenti e collusi che ottenevano rapidi pagamenti dalle amministrazioni pubbliche, recuperi crediti, lavori e commesse, pubbliche e private, riconoscendo di contro alla cosca i più diversificati favori - dalle assunzioni, ai finanziamenti, all'elargizione di somme di denaro - contribuendo così ad accrescere il potere mafioso sul territorio.

 

L'inchiesta - condotta con la collaborazione delle autorità tedesche (Lka e Bka) - ha portato alla luce il controllo da parte della cosca della produzione e distribuzione dei prodotti da forno (pane e affini), per cui i commercianti cirotani venivano costretti ad acquistare solo il pane prodotto dal forno di uno dei sodali mentre gli altri concorrenti venivano allontanati dal territorio con le minacce.

 

Con lo stesso sistema il sodalizio si era infiltrato anche nella gestione di servizi funebri mediante la creazione di un'agenzia ad hoc. Le indagini in Germania hanno poi evidenziato come una cellula operativa a Francoforte, Wiesbaden, Monaco e Stoccarda imponeva, con metodo 'ndranghetistico, le forniture di vino, prodotti caseari, olio e semilavorati per pizze ai ristoratori italiani presenti nella zona.

 

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