19 agosto 2019

Vittorio Veneto

Le telefonate "leghiste" a casa: "Per sapere se la Lega piace a Vittorio Veneto"

L'intervista al consigliere comunale del Carroccio Bruno Fasan

Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

VITTORIO VENETO - Proseguendo gli interventi per cogliere gli elementi essenziali alla vigilia delle elezioni amministrative, previste per il 26 maggio 2019, abbiamo incontrato il consigliere comunale Bruno Fasan, esponente di primo piano della Lega in città, come si evince in modo evidente dal suo curriculum amministrativo.

 

Originario e residente nella Val Lapisina, è consigliere comunale da quattro legislature, quindi da 20 anni, dal 1999. Nei primi due mandati in veste di consigliere, dal 2009-2014 come assessore ai lavori pubblici della Giunta Da Re, nell'ultima all'opposizione come capogruppo consiliare della Lega Nord. È un dato che esprime chiaramente il gradimento elettore per la persona, probabilmente perché nel suo territorio ha saputo coltivare anche le esigenze delle periferie e gli interessi della montagna, estranei alla maggior parte degli amministratori.

 

Tra l'altro, in riferimento a quest'ultimo aspetto, nello stesso periodo è stato rappresentante dell’amministrazione vittoriese nella Giunta della Comunità Montana con referati ai Prodotti Tipici delle Prealpi Trevigiane, Turismo, Protezione Civile, Sport e Associazionismo. Inoltre rappresentante in Ipa e Gal procacciatore di finanziamenti dalla Regione ed Unione Europea.

 

Alla luce di questo pregresso, la prima domanda ha riguardato l'ipotesi di una sua eventuale ricandidatura per le amministrative. Con un sorriso ha lasciato intendere che: “se mi vogliono ancora visto che in questi anni ho sempre anteposto gli interessi della città a qualsiasi logica politica, tenuto conto che mi ritengo un esperto della macchina amministrativa e sono pure pensionato con parecchio tempo da impiegare, sarei ben felice di mettermi a disposizione”.

 

E allora abbiamo chiesto cosa pensasse dell'operato di Roberto Tonon, sindaco uscente e precedentemente consigliere comunale per molti anni, come lui. La sua valutazione, premettendo che si conoscono da quarant'anni, può considerarsi positiva dal punto di vista dei rapporti personali, ma ha fatto qualche passo falso soprattutto verso il Consiglio, dove sovente ha mancato di trasparenza ostentando una irriverente considerazione verso il ruolo delle minoranze.

 

Ma quali sono a tuo avviso gli aspetti discutibili sul suo operato?

 

“La sua squadra nel tempo si è sfaldata, proprio a causa della citata mancanza di trasparenza, basti pensare alle dimissioni del consigliere Alessandro De Bastiani, l'uscita dal gruppo PD di Adriano Botteon che ha definito il Sindaco “il più grande demolitore di entusiasmi”, l’abbandono dell’assessore Mognol e del consigliere Faraon nonché l’uscita dalla maggioranza del consigliere Saracino. Il consigliere Bassetto si è presto defilato dopo alcuni distinguo consiliari ed anche il consigliere De Valier ha abbandonato, per motivi personali, dopo aver denunciato in consiglio gravi mancanze nei suoi confronti da parte della giunta. Come mi sono già espresso in Consiglio:una vera moria di consenso verso il sindaco e la sua giunta.

 

“Non ha approvato il Pat. L'amministrazione Da Re lo aveva sostanzialmente approntato e si poteva eventualmente ritoccarlo per renderlo esecutivo. Invece Tonon ha preferito un'altra strada. Quale? Ha preferito usare un altro strumento urbanistico, il cosiddetto progetto di “rigenerazione urbana”. Dal momento che non era possibile realizzare varianti urbanistiche in assenza di Pat, ha usato uno strumento che definisco perverso nella sua attuazione, perché non dà alcun progetto di sviluppo futuro della città, che va a recuperare siti industriali abbandonati concedendo generose cubature per insediamenti commerciali alle grandi strutture che porteranno in breve tempo alla chiusura dei negozi di vicinato soprattutto in centro città, già palesemente in difficoltà con tantissime recenti chiusure. Non saprei come definire questa strategia amministrativa/urbanistica. Lascio ai cittadini le valutazioni in merito, augurandomi che non apporti danni irreparabili al tessuto commerciale della città. L’area Milanese è un recente esempio di rigenerazione urbana come pure l’area Carnielli, messa all’asta con una penalizzazione per le casse comunali, rispetto al PIRUEA, di 4mln di euro. La mancata applicazione del diritto di prelazione per il Victoria è stato un grave errore da parte dell’Amministrazione che assieme al mancato acquisto dell’area Borca vanno a condizionare il futuro sviluppo della città. Stiamo parlando di poche centinaia di migliaia di euro ma che in futuro avrebbero fatto la differenza per la città. Pure dell’acquisizione delle caserme non si sa più niente da almeno quattro anni.

 

È noto che la Lega si è affidata ai sondaggi per cercare di cogliere gli umori della gente e del proprio elettorato: cosa puoi dirci nel merito?

 

“Il primo ha riguardato il gradimento politico verso la Lega Nord da parte dei cittadini di Vittorio Veneto. Il secondo ha testato il gradimento su alcuni nomi, in particolare su Gianantonio Da Re e il dottor Antonio Miatto figure oramai a tutti note, ma anche su altre figure vittoriesi della Lega e dell’area di centrodestra a noi vicine che ci permetterà di valutare opportunamente le figure gradite all’elettorato”.

 

Una sorta di primarie telefoniche, senza far scomodare i cittadini a recarsi a votare il proprio candidato preferito. Le amministrative coincideranno con le elezioni europee. Tra l'altro Giancarlo Scottà già sindaco di Vittorio Veneto, europarlamentare alla seconda legislatura, è ritornato a Bruxelles dopo le elezioni politiche, riproporrà la propria candidatura?

 

La risposta è stata sibillina, con un diplomatico "non si sa, dipende soprattutto dalla sua disponibilità perché è gravoso il seggio in Europa. Certamente Vittorio dovrà avere un suo rappresentante a Bruxells o a Roma". Per concludere l'ultima domanda sulle prossime amministrative di Vittorio Veneto è stata lasciata con il classico " ad libitum", proprio perché Bruno Fasan, è stato allievo del "Flaminio", così come suo figlio Davide, ora ingegnere.

 

pietro.panzarino@oggitreviso.it

 



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