14 dicembre 2019

Liberi di meravigliarci

Categoria: Scienze e tecnologie -

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Marco Zardetto | commenti |

Chi di noi non ha provato meraviglia davanti all'improvvisa eruzione di un vulcano, chi non ha mai spinto lo sguardo all'orizzonte cercando di cogliere l'ultimo istante prima che il sole scompaia al tramonto, chi, guardando un cielo stellato, non si è mai chiesto se ci sia qualcun altro nell'Universo? A me è successo e succede ogni giorno. La bellezza della Natura racchiude piccoli e grandi segreti che mi intrigano e mi interrogano. Forse è cosi che nasce la passione per la scienza.

Ma la passione ha bisogno di essere coltivata... e di "coltivatori"! Se non avessi incontrato, alle medie e alle superiori, degli insegnanti di Scienze che sapessero "seminare" la loro conoscenza per poi "irrigarla" con la propria passione, forse non sarei qui a scrivere.

Certo ci vuole tempo e fatica se vogliamo veramente conoscere anche una minima parte dei segreti della Natura ma vi assicuro che riuscire anche a coglierne qualche aspetto curioso può dare una certa soddisfazione, senza richiedere troppi sforzi. Basta ragionarci un po' su, senza preconcetti e preclusioni, e si può alla fine scoprirsi a pensare: "Elementare Watson!" Non è solo la curiosità che dovrebbe spingerci ad interessarci di scienza: è qualcosa che ha a che fare con la nostra libertà.

Per capirlo raccontiamo una storia...

Attorno al 1600 il professore di meccanica all'Università di Padova era il pisano Galileo Galilei. E che ci faceva lì un pisano? Be', potremo dire che aveva convinto il Serenissimo Principe della bontà del suo cannocchiale e del grande tornaconto che ne avrebbe tratto la Repubblica di Venezia e quindi puff... cattedra, fama e zecchini! Per fortuna però Galileo era uno scienziato vero e perfezionò la sua scoperta fino al punto di usarlo per osservazioni astronomiche. E, udite udite, scoprì che la Terra girava intorno al Sole...

Quasi tutti sanno dove lo portarono le sue scoperte... AL ROGO!

Scherzo, scherzo, ovviamente il nostro professore di meccanica affrontò la Santa Inquisizione con l'accusa di eresia ma alla fine salvò la pelle giungendo al saggio consiglio di ritrattare...


Ma cosa l'aveva spinto ad andare contro i "poteri forti" dell'epoca? Cosa lo rendeva cosi sicuro delle sue tesi? Per la prima volta, forse, nella storia, un'ipotesi era sorretta da osservazioni meticolose, misurazioni e calcoli e non poggiava su mere speculazioni intellettuali. Chiunque, in modo onesto, avesse voluto contraddirle, avrebbe dovuto smontarne l'impianto dimostrandone , sulla base di nuove osservazioni, misurazioni e calcoli, l'erroneità. Era finita l'epoca del "se lo dis lu, che l'ha studià, al sarà vero sens'altro!".

Ma è veramente così? A me sembra di no. A me sembra che molti ancora cerchino di approfittare della nostra buona fede per convincerci di ciò che è la loro verità, limitando, di fatto, la nostra libertà. Il gioco è noto: ci spaventano con qualche terribile fenomeno apparentemente misterioso, ci forniscono, al loro prezzo, una soluzione rassicurante e ci trasformano in greggi obbedienti. Ecco che, iniziare a guardare il mondo che ci circonda cercando di attenerci a quanto più c'è di concreto, di misurabile, di razionale e logico, ci può rendere più difficilmente plagiabili. Ecco perché parlare di scienza può tanto meravigliosamente stupirci e renderci allo stesso tempo sempre più liberi!



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Marco Zardetto

Insegnante di Fisica da una quindicina d'anni. Di formazione cattolica ma attualmente agnostico, politicamente non ho bandiere, tendenzialmente lib-lib-lib. Né single né sposato. Piuttosto riservato.


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