22 ottobre 2019

L'informazione consapevole: istruzioni per l'uso

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: scienza, scienziati, disinformazione, bufale, web, internet, informazione, complotti, complottiamo, italy4science, Italia Unita per la Scienza, Kaleidoscienza

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Scarpis Enrico | commenti | (10)

La Bufala è servita: tra scienza e pseudoscienza

L’informazione consapevole: istruzioni per l’uso

Udine, 24 Maggio 2014 – Sala della Contadinanza

 

L’incontro è stato introdotto dalle allettanti parole della moderatrice, Simona Regina, giornalista freelance che scrive per importanti testate nazionali e collabora con Radio Rai del Friuli Venezia Giulia. “L’informazione consapevole: istruzioni per l’uso. Ovvero un’occasione di dibattito e di confronto, per capire come rimanere a galla, come affrontare il mare magnum della comunicazione, ma soprattutto per capire come armarsi, come tutelarsi per riconoscere le notizie vere, attendibili da quelle false, insomma, come non abboccare alle bufale, che sempre più spesso ci vengono propinate. Notizie che ci vengono presentate su un piatto d’argento, travestite da buoni consigli o da cure miracolose, dalla stampa, dalle televisioni, da internet, ma anche dal passaparola. Molte volte, infatti, i nostri amici, i nostri vicini di casa ci raccontano di aver scoperto come risolvere problemi di salute o ambientali. Difendersi dalla bufale è possibile grazie al contributo dei nostri ospiti: Sergio Maistrello, giornalista e consulente freelance, fondatore e organizzatore di “State of the Net”, conferenza internazionale sullo stato dell’arte di internet e sull’impatto che ha internet nella nostra società. Alice Pace, giornalista scientifica freelance, collaboratrice di Wired. Sonia Zorba, studentessa di tecnologie web e multimediali all’Università degli Studi di Udine e blogger che è diventata molto conosciuta grazie ad un suo interessante post. Davide Anchisi, medico, ricercatore e docente di neuroscienze e neurofisiologia all’Università degli Studi di Udine.

 

I relatori. Da sinistra a destra: Davide Anchisi, Sonia Zorba, Simona Regina, Alice Pace, Sergio Maistrello

 

Benvenuti da parte di Kaleidoscienza - ha salutato Giada Rossi, presidente dell'Associazione - è la seconda edizione di una manifestazione nazionale che porta all’attenzione dell’opinione pubblica il tema della disinformazione scientifica. Un grazie a voi che partecipate numerosi, ai nostri relatori e a chi ha sostenuto la manifestazione: Comune di Udine, Ordine dei Veterinari di Udine, che hanno patrocinato l’iniziativa. Grazie ai nostri sponsor: BBC Banca di Udine, l’Associazione M.A.S.C.K. - Monteprato Associazione Sportiva Culturale Karnize. Moroso, sponsor tecnico. Libreria Tarantola, che ha fornito la bibliografia dei libri di approfondimento sull’argomento.

Abbiamo voluto organizzare non una conferenza, ma un dibattito, in cui le vostre domande sono benvenute, oltre che necessarie per realizzare un dibattito sereno in un tema così importante per noi, come l’informazione scientifica. Questa dev’essere un’occasione per iniziare il vostro, nostro percorso nell’informazione consapevole.

 

Sala della Contadinanza, Udine. Pubblico presente pochi minuti prima di iniziare.

 

Vorrei cominciare – ha detto Simona Regina, introducendoci nell’argomento ancora più a fondo - citando Mauro Giacca, direttore del Centro Internazionale di Ingegneria Genetica e Biotecnologie di Trieste, che proprio questa settimana sulle pagine de Il Piccolo, quotidiano locale, scriveva: “Combattere l’attivismo dei disinformati con altrettanto attivismo da parte degli informati a furia di tweet, like e sfilate per le strade, potrebbe essere una delle vie praticabili per risalire la ragionevolezza di questo Paese”. Si diceva sconsolato dai continui bombardamenti mediatici, che tentano di convincerci che l’alimentazione vegana possa guarire il cancro, o che un test genetico possa aiutarci a risolvere il problema della cellulite. Sottolineava l’importanza di mettere in guardia le cittadine e i cittadini dai danni causati da alcuni programmi televisivi e altri strumenti di comunicazione che promuovono false cure e rimedi contro innumerevoli malattie, per le quali al momento non esistono cure valide. Parla di stupidario pseudoscientifico: perché continua a diffondersi nel nostro Paese? È possibile difenderci? Come possiamo non abboccare alla pseudoscienza?

 

Alice Pace cercherà di farci riconoscere i modi ricorrenti con i quali le bufale tipicamente nascono, prendono piede, si sedimento nella società, nel nostro cervello, diventando difficile da sradicare.

 

La scienza nei media: come si schivano le bufale

Alice Pace, ha iniziato l’argomento con una domanda stuzzicante: Cos’è una bufala? Perché si chiama così? Si chiama così dall’espressione “menare per il naso come una bufala”, ovvero menare l’interlocutore fuori e dentro il recinto, come si faceva una volta con i buoi. Quindi bufala significa “presa per il naso, per i fondelli”. Vuol dire qualcosa di falso, di artefatto o di tendenzioso.

Alice ci ha lasciato a bocca aperta quando ci ha presentato “Le cinque domande della bufala”:

Chi lo dice?

Quando ci troviamo di fronte ad una notizia scientifica e di innovazione tecnologica dovremmo chiederci: chi lo dice, è un esperto oppure no? Dobbiamo verificare la fonte dell’informazione e non fidarci di tutto quello che ci viene detto da una persona, che pure ci sta simpatica o ci fa ridere.

 

Come lo dice?

Alice Pace ha portato l’esempio dell’omeopatia, perché spesso i diffusori di bufale utilizzano molte metafore per presentare un concetto, oppure un linguaggio troppo tecnico, ma montato senza alcuna logica. Noi rimaniamo ammaliati dalla loro fantasia e ci caschiamo. Cercate, quindi, sempre la logica del perché e del come una novità scientifica dovrebbe funzionare.

 

È una soluzione facile a un grande problema?

Per esempio, la dieta vegana, che viene oggi pubblicizzata da alcune trasmissioni come cura per il cancro, non è dimostrata essere l’unico strumento per guarire dai tumori. Un’alimentazione bilanciata è sicuramente uno strumento di prevenzione contro i tumori, concetto sostenuto anche dalla medicina ufficiale, ma di lì a considerarla come unica cura per il cancro, ne passa.

Se fosse vero, sarebbe una soluzione meravigliosa ad una serie di brutte malattie per cui oggi non esiste ancora una soluzione definitiva.

 

C’è un complotto?

Ogni bufala che si rispetti ha il suo acerrimo nemico. Di solito qualche cospirazione globale, le lobby dei farmaci, professoroni che vogliono difendere il proprio nome.

Un esempio calzante sono le scie chimiche. Tutti noi vediamo in cielo le scie di condensa degli aerei, ma alcune persone credono e pubblicizzano che queste scie contengono delle sostanze che sono sparse in cielo per far ammalare le persone di tutto il mondo. Questa idea è stata distrutta da ogni lato da esperti fisici, meteorologi, piloti di mezzo mondo, ma continua a riproporsi a distanza di anni.

Quindi quando sentiamo urlare “al lupo!”, “Ci sono i poteri forti!”, cerchiamo di capire il reale interesse in gioco.

 

La ricetta è segreta?

Quando siamo di fronte ad un’innovazione tecnologica che rientra nelle bufale, non vi è mai trasparenza, né condivisione con la comunità scientifica. Un esempio è l’E-Cat: un imprenditore e un fisico avrebbero inventato delle scatolette che fornirebbero energia pulita a basso costo, in eterno, grazie a delle reazioni chimiche che però non sono conosciute a fondo da nessuno, se non a loro.

 

 

Per leggere l'intervento integrale, leggete l'articolo completo sul sito Bussola Medica.

 

 

Dietro una bufala – ha ripreso le fila la moderatrice – c’è sempre qualcuno che la mette in piedi per incompetenza o per interesse personale. Il problema è che, anche se la bufala viene smentita e screditata, una volta che si sedimenta nelle nostre idee è veramente difficile sradicarla. Per esempio – continua Simona Regina – un gruppo di pediatri e di ricercatori di Scienze Politiche, hanno condotto una ricerca, coinvolgendo circa 2.000 genitori per testare quali potessero essere i messaggi più efficaci per promuovere campagne pro-vaccino. Il problema del rapporto tra vaccini e autismo è annoso, nonostante la comunità scientifica abbia più volte dimostrato la sua inconsistenza. L’esito della ricerca ha dimostrato che è difficile sradicare le convinzioni personali. I ricercatori hanno fornito ai genitori molti strumenti d’informazione, ad alcuni venivano consegnati opuscoli con argomenti dettagliati e precisi, sottolineando l’assenza di nesso tra trivalente e autismo. Altri opuscoli che sottolineavano i pericoli delle malattie in caso di assenza di vaccinazione. Altri ancora foto che mostravamo bambini sofferenti per le malattie sviluppate in assenza di vaccinazione. I ricercatori hanno visto che è possibile essere così efficaci da far cambiare idea ai genitori.

 

Ma perché abbocchiamo, allora, alle false dicerie? Prova a spiegarcelo il Prof. Davide Anchisi.

 

Ragione e pregiudizio: la logica dell’incertezza di fronte all’informazione

Davide Anchisi ha sviluppato un intervento sensazionale, estremamente interattivo con immagini, illusioni ottiche, filmati e audio, che hanno dimostrato le molte falle del nostro cervello quando si trova a dover esplorare la realtà.

C’è un forte parallelismo tra la percezione e i nostri giudizi, perché percepire significare costruire un’immagine della realtà. Farci un’opinione partendo dalle informazioni che riceviamo e costruirci un immagine del mondo partendo dai nostri sensi percettivi sono due processi molto, molto simili.

Se parliamo di percezione, dobbiamo pensare ad un sistema, quello del Sistema nervoso, che si è evoluto nel corso di milioni di anni allo scopo di avere una percezione ottimale. Tuttavia, l’informazione che riceviamo dal mondo esterno non è mai diretta. Non abbiamo mai un accesso diretto alla realtà, questo è sempre mediato da qualcuno che ci racconta qualcosa. Le informazioni percettive si fermano sui nostri organi di senso: la luce si ferma sulla retina, ad esempio, non arriva direttamente al cervello. Dunque è potenzialmente alterata. Inoltre la nostra percezione è incompleta, sempre parziale. Così come le informazioni scientifiche sono mediate da qualcuno che le racconta.

Con la conoscenza dobbiamo ogni giorno giungere ad una decisione in tempi rapidi. Questo è palese per la percezione: se sono in un bosco buio, e mi sembra di veder muoversi qualcosa al suolo, scappo per paura che sia un serpente velenoso, quando in realtà sarebbe potuto essere un semplice ramo. Quindi anche con poche informazioni io devo arrivare alla mia decisione.

Per quanto riguarda le scelte che facciamo con il sistema percettivo e i giudizi che elaboriamo, abbiamo un sistema che lavora in automatico. La differenza è che mentre per la percezione i sistemi si sono raffinati nel corso dell’evoluzione e quindi sono arrivati a un grado di ottimizzazione massimo; per i sistemi di giudizio il nostro cervello utilizza dei sistemi generici, che quando funzionano in automatico, in realtà funzionano solo per alcune cose per cui si sono calibrati nel corso degli anni.

Cosa vuol dire fare una scelta automatica? 

 

Per leggere l'intervento, leggete l'articolo completo sul sito Bussola Medica.

 

Davide Anchisi ha sottolineato – dice Simona Regina – come la nostra conoscenza sia sempre mediata. Ma allora, da cittadini, come facciamo a distinguere le fonti, soprattutto sulla rete? Internet ha cambiato la fisionomia del mondo dell’informazione, e chi meglio di Sergio Maistrello potrà aiutarci a capire il meccanismo di diffusione delle informazioni e quali strumenti utilizzare per capire se una fonte è attendibile oppure no.

 

Le notizie corrono sui social: come riconoscere quelle corrette

Sergio Maistrello ha condotto un intervento preciso puntale, ma anche ricco di umorismo sottile. Nella sua premessa di metodo spiega come lui sia “una persona orribile”. Maistrello è uno di quelli che se vede o sente una bufala, si mette in gioco e cerca di sbugiardarla, dimostrandone l’infondatezza. Crede fermamente che sia dovere di tutti noi fermare sul nascere le bufale. Se qualcuno si arroga il diritto di mettere in giro informazioni false, che indeboliscono il sistema, anche noi abbiamo il diritto di smentire quelle notizie false, facendo fare anche una magra figura a chi le diffonde.

(Foto di Panda) “Appartengo ad una specie protetta: sono uno dei pochi giornalisti, in Italia, che è entusiasta di internet e che pensa che sia un bene se tutti diventiamo un po’ giornalisti”. Secondo Maistrello, però, ci deve essere un metodo: il metodo giornalistico. Questo deve essere regalato a tutta la società, deve essere un antidoto contro la superficialità, gli inganni o semplicemente la confusione. Questo molto spesso non basta. I primi a sbagliare, ogni giorno, sono proprio i giornalisti: Maistrello porta diversi esempi, corredati da immagini, di clamorosi errori giornalistici. I giornalisti, come noi stessi, hanno fretta di condividere, comunicare, senza però, molto spesso, verificare adeguatamente le fonti. Questo è sbagliato.

...

Da grandi poteri, grandi responsabilità” – così conclude Sergio - oggi noi possiamo condividere i contenuti, facendoli arrivare in tutto il mondo. Insieme a questo enorme potere c’è l’onere e la responsabilità di essere accurati e precisi.

 

Per leggere l'intervento, leggete l'articolo completo sul sito Bussola Medica.

 

 

Sergio – riprende Simona - ci ha trasmesso di dubitare e verificare le notizie troppo belle e allettanti. Sonia Zorba, continua la moderatrice, dal canto suo era preda dell’emotività, ma ha saputo fermarsi, e con freddezza compiere un percorso di informazione consapevole. Sonia, in un post del suo blog, diventato in breve tempo molto virale, ha spiegato il suo percorso di informazione che l’ha portata a cambiare idea.

 

La bufala come occasione di ricerca e approfondimento personale

Sonia Zorba parte proprio parlando del suo blog, che ha aperto per passatempo e che contiene questo breve post che ha raccolto numerose condivisioni in brevissimo tempo. Questa diffusione è dovuta al fatto che trattava della sperimentazione animale. All’epoca Sonia era fermamente contraria per motivi etici, ma la sua convinzione era supportata da una serie di dati, che poi si sono rivelati bufale.

 

Per leggere l'intervento, leggete l'articolo completo sul sito Bussola Medica.

 

 

A proposito di Stamina, citato prima, Simona Regina spiega al pubblico che fiori fior di scienziati, ricercatori veri, che pubblicano e diffondono la loro ricerca, si sono spesi per mettere in guardia malati e familiari, ma non è servito. Cosa possiamo fare come giornalisti, ricercatori e cittadini per proteggerci da questa informazione e caricare armi contro la cattiva scienza?

Secondo Alice Pace, nel caso di Stamina la voce degli scienziati è arrivata dopo che le immagini che facevano leva sui sentimenti si sono diffuse. Tutti noi abbiamo visto la disperazione dei malati prima delle vere informazioni scientifiche. Purtroppo il canale della pressione emotiva ha reso difficile far cambiare idea alle persone. Come giornalista, Alice, suggerisce di arrivare prima, impedendo che le bufale prendano piede.

Secondo Maistrello, quando parte la storia fantastica, perfetta che da speranza, che dice che esiste un complotto è difficile controbattere. La chiave sarà comunicare con gli strumenti di oggi, non inseguendo le bufale ma prevenirle. Oggi le notizie sono la sensazionalità, molto meno la quotidianità. Il nostro grande contributo è fare ciascuno il proprio pezzettino e farlo in tempo reale, nel quotidiano, condividendo informazioni sane.

Dal punto di vista di Anchisi, che svolge il suo lavoro di ricercatore tutti i giorni, gli scienziati hanno difficoltà a comunicare il loro lavoro, perché sono abituati a pensare in modo razionale. Una difficoltà della ricerca è che cerca di trasmettere il proprio lavoro in modo razionale, ma il problema è che serve tempo per valutare le singole opzioni. Una pecca della comunicazione della scienza è proprio che ignora l’aspetto dell’empatia, evitando di usarla, continuando sulla strada della razionalità.

 

 

L’incontro è proseguito con una serie di interessanti e stimolanti dimostrazioni da parte del Prof Anchisi, che hanno dimostrato come la nostra percezione sia a volte fallace. E di come la nostra esperienza passata modula in maniera importante la nostra percezione attuale. Tuttavia, sottolinea Anchisi, non dobbiamo fidarci esclusivamente della nostra esperienza. È necessario essere sempre pronti e disponibili alle alternative. La cosa interessante, continua Anchisi, è che la nostra esperienza passata passa in secondo piano se cominciano a sedimentarsi prove successive.

 

L’incontro è decollato con una serie di domande molto interessanti da parte del pubblico che hanno stimolato il dibattito e hanno contribuito a comporre, a mio parere, tre messaggi molto chiari:

1.    “Non c’è peggior sordo di chi non vuol sentire”, famoso detto che testimonia la difficoltà a farci cambiare idea. Possiamo evitare di essere sordi e ciechi mantenendo la guardia sempre alta per riconoscere eventuali bufale e per verificare le fonti delle informazioni.

2.    Anche i mezzi d’informazione ufficiali sbagliano clamorosamente. Un articolo scientifico pubblicato su un’autorevole rivista medica può trasformarsi in un clamoroso errore d’interpretazione. Ecco che quando sentiamo notizie che ci sembrano strane, dovrebbe risalire alla fonte, e leggerle all’origine.

3.    Abbiamo una grande fortuna: l’istruzione. Dovremmo servirci degli strumenti di base che ci hanno insegnato per partire dal presupposto che “tutto è potenzialmente una bufala”, siamo noi che dovremmo scoprire quale è effettivamente una bufala, da ciò che è vero. Di chi fidarsi, dunque? Secondo Alice Pace, di nessuno. Perché la cosa migliore è partire dal presupposto che tutto è falso e provare a dimostrare il contrario. Le fonti affidabili, però, ci sono: gli esperti, gli scienziati che tutti i giorni lavorano su determinate tematiche. Chiedere a chi di quella materia sa di più, ma non a uno, a diversi. La verità scientifica non può essere ricercata in un programma che fa varietà.

 

 

Come potrebbe essere resa più leggibile la ricerca per la cittadinanza? Chiede ai nostri relatori, Giada Rossi, Presidente di Kaleidoscienza e biotecnologa ricercatrice.

Secondo Anchisi, negli ultimi anni la comunità scientifica ha intravisto il problema e ha cominciato a chiedersi come divulgare i risultati in modo affidabile. Come? Innanzitutto insegnando agli scienziati a parlare con il linguaggio comune. In seconda battuta migliorare la sinergia con i giornalisti scientifici.

Secondo la moderatrice occorre lasciare più spazio nelle redazioni ai giornalisti scientifici, con cui i ricercatori camminano a braccetto: sono dei compagni di viaggio inseparabili.

Alice Pace ammette di aver sempre interagito positivamente con i ricercatori. Spesso sono strozzati a cercare fondi, ma sempre disponibili ad una chiacchierata. Secondo lei, i ricercatori dovrebbero rendersi ancora più disponibili ad un confronto con i giornalisti scientifici.

Secondo Maistrello la rete ci aiuterà, perché sarà sempre meno del giornalista tuttologo. È proprio il modello del giornalista tutto-fare che verrà meno. Ci sarà, secondo Maistrello, una grande necessità di informatori specializzati.

 

 

L’incontro si è concluso con l’invito rivolto ai relatori da parte di Simona Regina a lasciare una lista della spesa delle cose a cui fare attenzione per essere cittadini informati e consapevoli.

Secondo Sonia Zorba bisogna lasciare da parte le emozioni e ascoltare i pareri di chi la pensa diversamente. Inoltre: essere curiosi!

Secondo Anchisi tutti noi sbagliamo. Quindi sempre attenti a controllare le fonti, sempre attenti alla nostra esperienza, ma aperti a nuove informazioni. Anchisi conclude citando Faimann: “uno scienziato cerca la verità, ma lavora con il dubbio, che deve essere rimanere acceso come un campanello d’allarme”.

Per Alice Pace la ricetta è mettere le mani in pasta e sporcarsele, non sottrarsi ai confronti.

Mentre Maistrello ci invita a sfruttare meglio la rete: è facile, semplice, ma ci chiede di fare il contrario di quello in cui siamo istruiti a fare. Occorre riprendere in mano il nostro percorso di conoscenza, così come abbiamo imparato a svilupparlo da bambini.

 

Non nutriamoci di bufale, conclude la moderatrice, rimanendo nella metafora culinaria che da il titolo all’evento, ma di cultura, perché una società senza cultura rischia di essere dominata da false credenze e superstizioni.

 

 

Organizzazione locale: Kaleidoscienza. Coordinamenteo Nazionale: Italia Unita per la Scienza.

 

 

Visitate il sito di Kaleidoscienza, sostenete questa meravogliosa Associazione!

 

 

 



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Anche se non ho letto tutto mi è balzato agli occhi la stridente dicotomia tra l'ultima parte nella quale si usano definizioni che sono possono benissimo considerarsi i fondamenti della scienza ,cit:

“uno scienziato cerca la verità, ma lavora con il dubbio, che deve essere rimanere acceso come un campanello d’allarme”.

e la parte precedente in cui si afferma che i vaccini non causano autismo, quando è reperibile un documento ufficiale dell FDA nel quale viene riportato :

"Adverse events reported during post-approval use of Tripedia vaccine include idiopathic thrombocytopenic purpura, SIDS,
anaphylactic reaction, cellulitis, AUTISM, convulsion/grand mal convulsion, encephalopathy, hypotonia, neuropathy, somnolence
and apnea. Events were included in this list because of the seriousness or frequency of reporting.."


altra incoerenza riguardo alle scie chimiche, se non vi basta aprire gli occhi esistono documenti ENAV che testimoniano come il traffico cisterna venga gestito in maniera separata rispetto al traffico civile, inoltre se ciò non bastasse ecco per fare un esempio solo l'ultima rivelazione di un ingegnere aeronautico tedesco a tal proposito:

http://informazioneconsapevole.blogspot.it/2014/05/scie-chimiche-uninteressante.html


Continuate pure ma ricordate che la scienza ammette il dubbio come principale fondamento del proprio servizio all'umanità mentre l'abusato termine complottismo appartiene di più all'ambito della politica che vuole appunto camuffare prove scientifiche.

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Caro Denisio,
ben vengano le sue osservazioni. Tuttavia, mi permetta di farLe notare che qualora taluno avanzi una qualsiasi affermazione, ha l'onere della prova. Deve fornire dei riferimenti e delle fonti affidabili. Ben venga dunque il "documento ufficiale FDA", ma... Quale? Lei ha riportato tra virgolette un estratto: come faccio a sapere se effettivamente l'FDA l'ha dichiarato? Dovrebbe riportarmi il link al sito ufficiale FDA perchè io possa leggere questa fonte e possa crederLe. Così come questi fantomatici documenti ENAV non si capisce bene quali siano...

Piacerebbe anche a me credere che il termine complottiamo possa riferirsi esclusivamente all'ambito politico, purtroppo, però, troppo spesso fantomatici complotti interferiscono nella Salute delle persone. E non mi riferisco a dubbi e perplessità in merito a trattamenti o procedure, che ognuno di noi è libero di esprimere, ma a vera a propria negazione delle finalità benevole perseguite dai medici e dalla medicina.

Accolgo con piacere il Suo invito a mantenere il dubbio (se dedica un po' più tempo alla lettura, vedrà che i nostri relatori lo ripetono più volte), ma mi creda: è difficile fare il lavoro di medico, ricercatore, scienziato, quando tutte queste classi vengono continuamente attaccate e diffamate...aggratis.

Grazie per il Suo commento.

Buon percorso di informazione.

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Caro Enrico, fai bene a dialogare col massimo self control con tutti ma certo saprai che il complottista doc si abbarbica al suo status complottistico come sistema di autoffermazione ed autorassicurazione, in mancanza di altro. Ed è quindi assai difficile recuperarlo alla razionalità.
Il meccanismo è semplice. Vedete, pensa il complottista, io sono l'unico che è riuscito a capire quel "che ci sta dietro" ; oh come sono intelligente! ed ora che ho scoperto la congiura sono anche in grado di sventarla!
Tutti gli altri invece, conclude l' autogratificato complottista, si fanno abbindolare dalle versioni ufficiali e di comodo. Oh come sono allocchi!

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Giustamente attendevo il suo interesse per il documento dal sito FDA che attesta che il vaccino in questione può causare autismo, ed è il seguente: (pag 11/13):

http://www.fda.gov/downloads/BiologicsBloodVaccines/Vaccines/ApprovedProducts/ucm101580.pdf


Di seguito, se non le bastasse il Link riguardo le dichiarazioni dell'ingegnere aeronautico coinvolto nelle operazioni c'è anche questo :

http://www.iconicon.it/blog/2014/04/oooops-ma-le-chemtrails-erano-una-bufala/

ma ci sono in giro foto che descrivono tutto molto bene, dall'interno degli aerei coinvolti, basta come si dice giustamente sopra avere la curiosità di cercare e approfondire.

@Bastanzetti: cresca un pò , si risparmi le sue sterili provocazioni da bambinetto viziato. Grazie.


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Gent.mo,
ammiro la Sua buona volontà di informarsi. Tuttavia mi/Le chiedo: ha veramente letto il documento, prima di azzardare l'affermazione che il vaccino causa l'autismo, tirando il ballo l'FDA? Ora, posso capire che uno non abbia il tempo materiale di leggersi tutto il documento, ma sarebbe sufficiente andare appena oltre il punto che fa terminare la frase che ha riportato. Infatti, subito dopo si legge:

"Gli eventi sono stati inclusi in questa lista a causa della serietà e della frequenza delle segnalazioni. Poiché questi eventi sono il risultato di segnalazioni volontarie da parte di una popolazione di grandezza indefinita, non è sempre possibile stimare con accuratezza le loro frequenze o stabilire un rapporto di causalità con i componenti del vaccino trivalente Tripedia."

Dunque la frase completa è:
"Adverse events reported during post-approval use of Tripedia vaccine include idiopathic thrombocytopenic purpura, SIDS, anaphylactic reaction, cellulitis, autism, convulsion/grand mal convulsion, encephalopathy, hypotonia, neuropathy, somnolence and apnea. Events were included in this list because of the seriousness or frequency of reporting. Because these events are reported voluntarily from a population of uncertain size, it is not always possible to reliably estimate their frequencies or to establish a causal relationship to components of Tripedia vaccine."

Lei capirà bene che citare solo la prima parte della frase fa comodo per dire "L'ha detto l'FDA!". Ma si tratta di manipolazione dell'informazione...
Si dice chiaramente come non sia possibile stimare con accuratezza la frequenza e non sia possibile stabile un rapporto di causalità.

Creda ciò che vuole. Si informi come e dove vuole. Ma stia attento a non credere ciecamente a frasi estrapolate da un contesto più ampio!

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Gentile sign. Scarpis, non vorrei mettere in discussione un documento ufficiale poichè il dato è estrapolato sotto il paragrafo intitolato :

"moderatly severe adverse events occurring 48 hours following vaccination with tripedia vaccine at 2-4-6 months of age"

trad: Effetti moderatamente gravi accaduti entro le 48 ore dalla vaccinazione con tripedia.

Allora io sono ignorante al contrario di voi in materia ma nascondersi dietro la dicitura che non sia possibile stabilire un nesso di causalità mi sembra il classico modo di nascondersi dietro ad un dito.

Comunque sia non voglio infierire ma il metodo scientifico di fronte al caso in oggetto dovrebbe ammettere che è stato riscontrato un nesso tra l'insorgere dell'autismo(e di altri effetti comprese convulsioni etc..) e la somministrazione del vaccino nell'arco di 48 ore in un numero significativo di casi tale da essere riportato.

Dire che il vaccino non causa autismo significa fare negazionismo.

Poi se in quello che ho scritto c'è qualche cosa che non va sono felice che venga fuori, ma onestamente penso che nessun medico possa includere sotto la sua responsabilità penale i danni da autismo eventulmente derivanti da tale vaccinazione, proprio perchè sono stati verificati e riportati dei casi dalla FDA.

Ogni giorno si impara qualcosa, vediamo di non essere solo fanatici, tutto qui.

saluti

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Mi creda: capisco la Sua perplessità, e comprendo il Suo ragionamento. Ognuno di noi (compreso me) fa inconsapevolmente delle associazioni. Tuttavia non è detto che siano azzeccate. La Medicina e la Scienza in generale hanno bisogno di evidenziare un nesso causa-effetto, altrimenti rimarrebbe tutto troppo aleatorio. Esistono degli strumenti e dei metodi statistici ed epidemiologici che sono stati sviluppati proprio per scoprire il nesso causa-effetto. Vengono applicati tutti i giorni dagli epidemiologici e tossicologi ambientali per capire, ad esempio, il nesso tra inquinanti ambientali e una particolare malattia, ad esempio un tumore. A volte il rapporto di causalità viene riconosciuto, altre volte no. Nel caso di vaccini e autismo, PER ORA, il rapporto di causalità non è stato riconosciuto. Magari fra 10 anni verrà confermato (questo non possiamo saperlo), ma per il momento è tutta fuffa. Diverso se parliamo di encefalite o malattia demielinizzante, ma l'autismo è una sindrome ben diversa!

Badi bene: non si tratta di fare negazionismo. Si tratta di trarre le conclusioni in base a degli strumenti oggettivi (che lasciano da parte l'emotività).


Le sembrerà strano, ma negli anni del Baby-Boom, gli studiosi hanno riscontrato un aumento significativo del numero di cicogne nel nostro Paese. Ora, Lei crede che le cicogne portino i bambini?


Saluti

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Ma grazie a lei, SIg. Denisio, che con la sue insaziate fame di sapere e di verità veglia sulla umanità intera e ci indica la via !

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Grazie, me l'hanno sempre detto. Finora donne, però.

Ma attento che la Spectre deve essere entrata nell' hardware del suo computer perché vedo, nella stessa parola, mescolati caratteri maiuscoli e minuscoli!

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