12 novembre 2019

Vittorio Veneto

LORENZO DA PONTE DIVO (LIBERTINO) DA CINEMA

Il 23 ottobre esce, nelle sale cinematografiche "Io, Don Giovanni". Per Zagonel è una biografia non veritiera

Emanuela Da Ros | commenti |

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Emanuela Da Ros | commenti |

Vittorio Veneto - Lorenzo da Ponte, il librettista di Mozart, ovvero uno dei vittoriesi (cenedesi, sarebbe più esatto scrivere) più illustri della nostra storia è il protagonista annunciato di Io, Don Giovanni, il film del regista spagnolo Carlos Saura che approderà nelle sale italiane il 23 ottobre.

Nel film, Lorenzo da Ponte appare come un libertino scanzonato e immorale, un biscazziere, un don-giovanni intento più al piacere che all'arte. E il ritratto non piace allo studioso vittoriese Giampaolo Zagonel che è il biografo più accreditato di Lorenzo Da Ponte. "Da tempo - spiega Zagonel - sapevo che era in preparazione un film su Da Ponte. I miei contatti nazionali e internazionali mi avevano informato del soggetto della pellicola, ma il regista non mi ha mai interpellato. Suppongo perché ha voluto realizzare un ritratto di Da Ponte informato a cliché e stereotipi vecchi.

La storia di Lorenzo Da Ponte va da Ceneda a New York, non si esaurisce nel periodo viennese dell'autore, ma temo che Saura abbia concentrato la sua attenzione solo sul periodo in cui Da Ponte frequentò Mozart a Vienna, elaborando un ritratto del nostro protagonista che non ne esaurisce affatto la personalità. E' leggenda (riproposta nel film) che Da Ponte portasse Mozart a bordelli e taverne il giorno della morte del padre di quest'ultimo per fargli superare il dolore del lutto. E' leggenda che Da Ponte fosse dedito alle bische e alle donne. Non è la dissolutezza il tratto distintivo di questo grande personaggio."

Secondo Zagonel il film lacserà nel grande pubblico una memoria ancora una volta sballata e deformata di Lorenzo Da Ponte (Emanuele Conegliano, prima della conversione). "Io e Aldo Toffoli - aggiunge Zagonel - da cinque anni stiamo lavorando per mettere insieme il corpus delle poesie di da Ponte e ricostruire in maniera filologicamente esatta la sua produzione in versi. Un film come questo eclisserà il lavoro scientifico sull'autore privilegiandone aspetti romanzati e inesatti. Nuocendo alla realtà storica del personaggio. Ma così va il mondo..."

Il buono (se non il bello) del film sarà che la pellicola avrà comunque veicolato il ricordo di un cenedese illustre. Di cui continuiamo - anche come trevigiani - a ignorare il fascino letterario. E il coraggio esistenziale.

 

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Emanuela Da Ros

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