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23 novembre 2017

Ma la città intelligente cos'è?

- Tags: smart city

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Alberta Bellussi | commenti | (5)

smart city

Ma la “città intelligente” cos’è?

Si sente sempre più spesso parlare di Smart City, o città intelligente ma cos’è?
E’ una città in cui c’è un elevato livello di qualità della vita, dove gli spazi urbani ci aiutano a realizzare i nostri progetti e a muoverci in maniera più agevole, risparmiando tempo. Il tutto facendo del bene all’Ambiente. Leggendo questa definizione sembra un po’ di essere in una sorta di città ideale e infatti questa è l’aspirazione a cui tende questa idea progettuale.
L’intelligenza a cui fa riferimento la Smart City è un’intelligenza distribuita, condivisa, orizzontale, sociale. E’ un’intelligenza che favorisce la partecipazione dei cittadini e l’organizzazione della città in un’ottica di ottimizzazione delle risorse e dei risultati. L’ottimizzazione non riguarda solo le risorse energetiche, la dotazione economica degli enti, ma anche il tempo delle persone.
L’idea delle Smart City nasce a livello mondiale, con la città di Rio de Janeiro che svolge il ruolo di pioniere dei primi esempi di implementazione intelligente delle tecnologie al fine di migliorare la vita comune e ridurre gli sprechi negli ambiti più disparati, che vanno dal settore energetico a quello della gestione dei rifiuti.
In Europa si è iniziato a parlare in termini di “Smart” solo nel 2010; avendo come obiettivo, da raggiungere in meno di dieci anni, quello di arrivare ad avere città più efficienti, che producono energia pulita e a prezzi accessibili, e che consumano meno, rendendo sempre più facile la vita dei cittadini e il loro rapporto con la Pubblica Amministrazione. E’ questo l’obiettivo dell’Unione Europea che, per favorire la ricerca e lo sviluppo delle smart cities, ha stanziato circa 12 miliardi di euro da qui al 2020. Il progetto si chiama Smart Cities and Communities Initiative e l’obiettivo è quello di mettere a punto nei paesi membri strategie ad hoc per migliorare l’impatto ambientale delle città e tagliare del 40% le emissioni di C02 entro 8 anni.

Attraverso una serie di bandi, ciascuno legato a specifici settori, l’Ue finanzierà dunque i progetti più meritevoli selezionando 30 città modello e concentrandosi su tre direttrici principali: le reti elettriche, i trasporti e l’efficienza energetica nell’edilizia. Una spinta sostanziosa verso la riconversione degli spazi urbani in un’ottica sostenibile, che dovrebbe favorire anche investimenti “green” da parte di privati, creando opportunità economiche e nuovi mercati.

Oltre all’Europa, anche il Governo italiano si sta impegnando nello sviluppo delle città del futuro. Il Ministro dell’Istruzione Profumo aveva stanziato finanziamenti per oltre 1 miliardo di euro, suddivisi in diversi bandi. Tra le città italiane candidate per l’acquisizione di tale titolo vi è Torino, che grazie a vari progetti ed iniziative quali Torino Smart City si conferma all’avanguardia delle implementazioni tecnologiche e logistiche volte a migliorare la vita in città. Un esempio è dato dai mezzi di trasporto, come la metropolitana a basso impatto ambientale o l’utilizzo di bus elettrici nel centro storico della città. Nell’aprile 2012 inoltre è stata inaugurata una delle prime forme di cabina telefonica intelligente a servizio del cittadino. Il primo esemplare di cabina intelligente è stato collocato di fronte al Politecnico di Torino appositamente per sottolineare il ruolo che ha avuto e che tuttora detiene l’università come fulcro di sviluppo e ricerca tecnologica.
Le smart city non solo sono una grande scommessa per le nostre città e per il futuro del nostro Pianeta ma anche una grande opportunità per il rilancio del mondo del lavoro. Viene naturale fare una riflessione la speranza che le molte risorse che la Comunità Europea mette a disposizioni di questo nuovo modo di pensare all’ottimizzazione di una città nei servizi, nelle risorse, nelle strutture e nella partecipazione dei cittadini vengano usate per questo importante fine e non vengano, per l’ennesima volta, dissipate o non usate per i nobili fini per i quali sono state stanziate.
La situazione dei progetti italiani è visibile e visitabile sul sito:
http://osservatoriosmartcity.it/
interessante visitare anche questi siti
Torino: http://www.torinosmartcity.it/
Varese http://www.varesesmartcity.com/ita/home/
Verona http://www.veronasmartcity.it/
Dubai http://www.smartcity.ae/
Amsterdan http://amsterdamsmartcity.com/
Santander http://www.smartsantander.eu/



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"....anche il governo italiano si sta adoperando nello sviluppo della città del futuro..."

Expo...Mòse...Roma mafiosa...servirebbero meno chiacchiere da solotto-smart e magari qualche legge anticorruzione che funzioni.

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le do perfettamente ragione, dobbiamo aspirare e sperare in un Italia che sia meglio di questa.. proviamoci

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Gentile Signora, bastasse aspirarci, sperarci, provarci...

I miei rispetti.

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Con i vestiti e scarpe usati e di marca era andata un po’ troppo in basso.
Con questo post, all’incontrario, vola alto.
Prendendo il tutto non significa che quanto dice e ha detto sia sbagliato.
Il problema è che Vittorio non è ne Bilbao, né Santander ne Torino. Bensì un piccolo territorio bloccato a Nord e che blocca quello il Nord verso il Sud. Tutti e due condannati a rimanere orto-giardino come dimensione.
Una città che non è mai riuscita a partire nonostante l’area industriale.
Per quei grandi progetti da lei indicati mancano: il territorio adatto, la mentalità aperta e tutta una cultura del fare e porsi rispetto gli altri. Vittorio con altri Comuni insistono in una grande zona esuberante e potenzialmente ricca di tante risorse, con gente anche pronta a togliersi, e alcuni non l’hanno più, l’etichetta di “provinciali”. Risorse che non abbiamo saputo sfruttare nei tempi di vacche grasse e che ora dobbiamo, posto che si sia coscienti della loro utilità, rinviarle a tempi migliori.
Manca la Politica, una classe dirigente adeguata che sappia trascinare le Comunità nell’avventura ponderata.
Invece qui e anche in OT stiamo confrontandoci, anche male, sull’immediato sul contingente per paura del futuro o non lo si vede o vuol vedere. Meglio l’ ambientalismo, animalismo ecc. ecc e vissuti come nuove ideologie, come luoghi in cui ritrovare le certezze, la solidarietà vecchi rapporti sociali perduti-sopiti.
Qualche volta si impolveri le mani anche lei con qualche pensiero su fatti terra a terra di OT, che poi sono mattoni buoni per domani, portando anche un po’ di sorriso fiducia e ottimismo che non fanno mai male.
Speranza appunto.

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La gente prima di pensare così in grande deve capire un attimo come funzionano le cose oggi.
Ergo, sapere quanti kWh elettrici e termici si consumano per campare a casetta e cosa si potrebbe fare per diminuirli.
*POI* viene il resto, chiaccherarne così a mo' di spritz ha davvero poco senso.

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