12 novembre 2019

Vittorio Veneto

MAMMA, HO PERSO LA PISTA DA SKATEBOARD. MA ANCHE IL BACO, IL LIBRO E…

A Vittorio Veneto c’è qualcosa che non …fila. E che non gira come dovrebbe fare una rotella

Emanuela Da Ros | commenti | (3) |

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La pista da skateboard

Pochi giorni fa, quando ho scattato questa foto, pioveva. Poco male: calzavo degli stivali di gomma assolutamente impermeabili e ai piedi non avevo alcun fastidio.

Ciò che invece mi prudeva, pioggerella a parte, era la visione di ciò che avevo di fronte. E il ricordo di un progetto, rimasto lettera morta. Il 4 giugno scorso (cioè oltre sei mesi fa), a distanza di tre giorni dal secondo turno di elezioni amministrative, presso il complesso Victoria Sport di Costa, alla presenza dell’ex sindaco Scottà e dell’assessore Caldart, con tanto di catering scenografico (e ottimo), si era svolta in forma ufficiale la cerimonia di consegna di parte del terreno del “parco Victoria “al Comune di Vittorio Veneto.

Il “dono” veniva da Ivan Cervellin, direttore del Gruppo Cerfim. Parole piene d’entusiasmo e strette di mano avevano chiosato un atto che doveva segnare – almeno così ho presunto (altrimenti che senso aveva l’anbaradan?) - la nascita, su quel pezzo di terreno, di una bellissima pista da skateboard.

Ora, dopo sei mesi, sono andata a vedere se la pista in questione fosse stata realizzata. Cos’ho trovato? Erbacce e sassi e zolle smosse dalla pioggia. Ma la pista in questione, quella per cui abbiamo brindato il 4 giugno scorso, dov’è finita?

La donazione Posocco

Se non eravate presenti all’ultimo consiglio comunale di Vittorio Veneto vi siete persi una standing ovation. Quella che i consiglieri hanno regalato all’architetto (ed ex consigliere comunale) Francesco Posocco. Il motivo delle congratulazioni rivolte al professionista non riguardavano solo la sua correttezza e sensibilità come architetto e politico, ma il fatto che Posocco avesse donato alla città di Vittorio Veneto “centinaia, anzi migliaia” (ha detto l’assessore De Bertolis) di volumi e riviste di arte, architettura e design.

L’assessore ha pure aggiunto che il corpus di libri, dopo aver ottenuto una catalogazione ad hoc, aveva trovato posto nella biblioteca comunale. E a quel punto m’è venuto un dubbio. Centinaia, anzi: migliaia, di nuovi volumi dove possono essere collocati in una biblioteca che dal 1978 non viene fisicamente ampliata?

Voglio dire: in trent’anni qualche nuovo volume dev’essere pure stato dato alle stampe, no? dev’essere pure stato acquistato dalla Biblioteca comunale, no? e dev’essere pure stato affiancato ai vecchi libri e volumi enciclopedici già catalogati e sistemati sugli scaffali esistenti. I

l dubbio è questo: se lo spazio (e gli scaffali) restano gli stessi i nuovi acquisti dove vanno a finire? E – nel caso in questione – dove sono stati collocati i libri donati dall’architetto Posocco? Una personale ricognizione nella biblioteca di Ceneda mi ha dato la risposta che cercavo: i libri sono in archivio, in magazzino. Non esposti al pubblico. Però, è vero: sono stati catalogati. Almeno in parte. Le riviste giacciono negli scatoloni, prive di qualsiasi indice. Di fatto: inutilizzabili.

Altri misteri

Che ne è del museo del baco (che a quanto pare – perdonate la battuta – non se lo fila più nessuno) e che ne è del museo della civiltà contadina (che pure doveva essere inaugurato alla vigilia delle amministrative di giugno?)

 



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Emanuela Da Ros

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