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25 maggio 2019

Mandela e l'oppressione della razza nera

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: Mandela, genetica, geni, razza, biologia, ereditarietà, medicina

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Scarpis Enrico | commenti |

Esistono le razze umane?

 

Mandela è riconosciuto internazionalmente come il simbolo della lotta contro l'oppressione di una razza sull'altra, di quella bianca su quella nera, nella fattispecie (e nell'immaginario comune). "Mai più questa bellissima terra dovrà sperimentare di nuovo l'oppressione di uno sull'altro", così diceva Mandela nel suo discorso di insediamento come Presidente del Sudafrica, a Pretoria, il 10 maggio del 1994. Ora, certo non ho la pretesa di spiegarvi chi fosse Mandela, né di farvi un romanzina sull'oppressione della razza nera. Direte voi: allora che c'entra Mandela in un blog di medicina?

 

 

Negli anni in cui la scienza riempie ogni aspetto della nostra vita, alcuni - ignoranti - cercano di giustificare il loro disprezzo verso un'altra razza con presunte prove genetiche. Quando qualche anno fa studiai genetica, questo aspetto emerse da un paragrafo del mio libro. Breve, occupava a malapena una facciata, ma intriso di signaficato. Mi incuriosì e, approfittando del triste avvenimento, ve lo propongo in versione integrale, senza tagli, così come l'autore l'ha scritto, per riflettere insieme a voi sul concetto e sull'effettiva esistenza delle razze.

 

Da: Eredità, principi e problematiche della genetica umana, Michael R. Cummings, EdiSES, 2009. Edizione italiana a cura di Berardino Porfirio.

 

Esistono le razze umane?

di Michael R. Cummings*

 

Nel diciannovesimo secolo, i biologi hanno utilizzato il termine razza per descrivere gruppi di individui all'interno di una specie che sono fenotipicamente (caratteristiche fisiche, ndr) diversi da altri gruppi di quella stessa specie. Per esempio, i biologi di quel tempo rinvennero coleotteri con due macchie ed altri con quattro macchie nella stessa popolazione e li definirono razze separate, sebbene alcuni coleotteri a due e a quattro macchie potessero essere fratelli.

È evidente come vi siano differenze fenotipiche tra gli esseri umani. I residenti del deserto del Kalahari sono difficilmente confondibili con i cacciatori di foche Aleutini. A dispetto di queste differenze fenotipiche, da un punto di vista genetico che bisogno o utilià vi potrebbe essere di suddividere gli uomini in gruppi razziali?

In un certo senso, è facile e in apparenza logico assumere che le differenze fisiche che osserviamo nelle popolazioni umane siano il risultato di differenze genetiche che ne sono alla base. Tuttavia, dal punto di vista genetico, la suddivisione della nostra specie in razze differenti dipende dalla dimostrazione che vi sono differenze genetiche signoficative tra le supposte razze e non semplici differenze fenotipiche.

Partendo dai primi anni '70, si sono rese disponibili conoscenze e tecnologie atte a studiare le frequenze alleliche (un allele è la variante di uno stesso gene, ndr) in popolazioni differenti e a porre in rapporto queste differenze con il concetto di razze umane. In una sua ricerca Richard Lewontin ha utilizzato varianti proteiche per l'analisi delle frequenze alleliche riferite a 15 loci (un locus è la posizione che un gene occupa all'interno del nostro DNA). I dati sono stati raccolti da popolazioni sparse in tutto il mondo. I risultati di Lewontin mostrano che l'85% della variabilità riscontrata è presente all'interno delle popolazioni e che tra i gruppi razziali si riscontra meno del 7% della variabilità.

Più recentemente, utilizzando dei marcatori di DNA, sono state ricercate altre variazioni genetiche entro le popolazioni e fra le popolazioni. Una ricerca ha analizzato la distribuzione della variabilità di 109 marcatori di DNA all'interno di popolazioni e fra popolazioni. Le differenze furono analizzate per i membri di una stessa popolazione, tra le popolazioni dello stesso continente e fra quattro o cinque differenti gruppi geografici. Di nuovo, come nel caso degli studi sulle proteine, la quota maggiore di variabilità genetica fu trovata all'interno dei gruppi (circa l'85%), mentre solo circa il 10% era attribuita ai gruppi di differenti continenti (equivalenti ai gruppi razziali). In seguito a ricerche svolte nel 2002 analizzando 377 siti genomici (i loci di prima, ndr) in un campione di 1000 individui di 52 popolazioni si concluse che le differenze tra individui in una popolazione corrispondevano al 93-95% della variabilità genetica. Tali studi identificarono sei principali gruppi genetici di similarità, cinque dei quali corrispondevano alle divisioni geografiche continentali, indicando un livello di differenziamento genetico tra popolazioni di diversi continenti.

Il lavoro contemporaneo sulle proteine e sul DNA indica che la maggior parte della variabilità genetica è presente all'interno di ogni popolazione e che c'è invece poca variabilità tra le popolazioni, comprese quelle considerate come gruppi razziali diversi. In accordo con la definizione genetica di razza, se la specie umana dovesse essere divisa in gruppi razziali, si dovrebbero osservare differenze genetiche su ampia scala con confini molto bruschi. Pur ammettendo che esistano, queste differenze genetiche non sono state ancora osservate. D'altra parte, è possibile che la piccola quota di variabilità genetica osservata tra i gruppi sia sufficiente a giustificare la classificazione degli uomini in gruppi razziali? Quasi tutti i genetisti sono concordi nel rispondere no a questa domanda e sono d'accordo sul fatto che allo stato attuale delle conoscenze non c'è una base genetica per suddividere la nostra specie in gruppi razziali anche se lo studio di ulteriori marcatori genetici dovesse scoprire queste variabilità.

 

*Research Professor presso il Dipartimento di Scienze Biologiche, Chimiche e Fisiche, Illinois Institute of Technology, Chicago.

 

Estratto (integralmente, ma autonomamente, senza fini di lucro ed esclusivamente per libera informazione) dal Cap. "I geni nelle popolazioni e l'evoluzione della specie umana - Variabilità genetica nelle popolazioni umane", pagg. 474-475.

 

photo credit immagine di copertina: South Africa The Good News / www.sagoodnews.co.za

photo credit immagine DNA: <a href="http://www.flickr.com/photos/rmgimages/4882443592/">RambergMediaImages</a> via <a href="http://photopin.com">photopin</a> <a href="http://creativecommons.org/licenses/by-sa/2.0/">cc</a>

 



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