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17 agosto 2018

Esteri

Manhattan nel mirino di Kim

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La Casa Bianca, il Pentagono, Manhattan, il cuore di New York. Se la Corea del Nord dovesse scatenare un’offensiva nucleare contro gli Stati Uniti, questi sarebbero gli obiettivi nella lista di Kim Jong-un. L'elenco, delineato da un report dell'European Council on Foreign Relations comprende anche altri bersagli potenziali: Guam, le Hawaii, le basi militari degli Stati Uniti nel Pacifico. Un mix di obiettivi, "perché la Corea del Nord non distingue tra l'uso di armi nucleare contro obiettivi militari e l'utilizzo contro i civili". L'elenco stilato dall'organismo è il risultato dell'analisi del materiale diffuso negli ultimi anni dai media controllati dal regime di Pyongyang. E se gli Stati Uniti sono genericamente in cima alla lista, fa comunque effetto scorrere l'elenco e leggere ''principali città americane'', ''Manhattan'', ''Casa Bianca'', ''Pentagono''. Tra i target potenziali spiccano poi installazioni militari americane nel Pacifico, in Corea del Sud e in Giappone. In caso di guerra, ipotizza l'ECFR, Kim lancerebbe i propri missili anche su Seul –con la residenza presidenziale nel mirino- e sulle principali città giapponesi: Tokyo, Osaka, Yokohama, Nagoya, Kyoto.

In sostanza, si è cercato di ipotizzare e prevedere, per quanto possibile, quali sarebbero le risposte nordcoreane a differenti scenari: se la comunità internazionale vuole evitare una guerra, “deve comprendere come il regime considera le sue armi nucleari e quando sarebbe disposto ad usarle”. I ricercatori che hanno elaborato il report hanno evidenziato alcuni cardini: Kim, in particolare, non prenderà mai in considerazione l'ipotesi di smantellare l'arsenale nucleare. L'inferiorità tecnologica della Corea del Nord rispetto agli Stati Uniti è evidente: Pyongyang, se colpita per prima, con ogni probabilità non avrebbe alcuna chance di reagire. Ecco perché l'arma più efficace in mano a Kim è la costante "minaccia di colpire per primo".

 

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