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15 novembre 2018

Ambiente

Mare, in Italia inquinato un punto ogni 59 km.

AdnKronos | commenti |

Roma, 13 ago. - (AdnKronos) - Su un totale di 261 punti campionati nelle 15 regioni costiere italiane, solo il 52% è entro i limiti di legge; il restante 48% è invece “fortemente inquinato” (39%) e “inquinato” (9%). Colpa della 'mala depurazione' di cui ancora soffrono vaste aree del nostro Paese e per la quale l’Unione europea ci ha presentato un conto salatissimo. Ma non solo: oltre alla cattiva depurazione, c'è il capitolo rifiuti.

Su 78 spiagge monitorate sono stati trovati in media 620 rifiuti ogni 100 metri. E' il bilancio critico di Goletta Verde 2018, la campagna di Legambiente dedicata a monitorare la qualità delle acque marine. Partiamo dalla depurazione, per la quale l’Italia è oggetto di due condanne e di una terza procedura d’infrazione, che riguardano complessivamente 909 agglomerati urbani, di cui il 25% in Sicilia (231 agglomerati), 143 in Calabria (16%), e 122 in Campania (13%).

E la Sicilia è anche in testa per numero di campionamenti risultati oltre i limiti in questa edizione di Goletta: 21 punti 'fuori legge' sui 26 campionamenti totali effettuati lungo le coste della regione (17 "fortemente inquinati", 4 "inquinati"). Seguono la Campania con 20 punti oltre i limiti (19 "fortemente inquinati") su 31 campionamenti effettuati; il Lazio con 17 punti oltre i limiti sui 24 monitorati (12 sono "fortemente inquinati"), e la Calabria con 15 su 22 (12 "fortemente inquinati").

Le foci dei fiumi, dei canali, dei corsi d’acqua e di scarichi sospetti e di altri punti critici rappresentano il 57% dei punti campionati dai tecnici di Goletta Verde e sono i luoghi dove si concentrano le maggiori criticità: su 149 foci monitorate, 106 (il 71%) sono risultate “fortemente inquinate” (il 61%) e “inquinate” (il 10%). Il 43% dei punti campionati sono, invece, spiagge.

Il monitoraggio di Goletta Verde prende prevalentemente in considerazione proprio i punti scelti in base al “maggior rischio” presunto di inquinamento, individuati dalle segnalazioni dei circoli di Legambiente e dei cittadini. Le foci di fiumi e torrenti, gli scarichi e i piccoli canali che spesso troviamo sulle nostre spiagge sono i veicoli principali di contaminazione batterica dovuta alla insufficiente depurazione dei reflui urbani o agli scarichi illegali che, attraverso i corsi d’acqua, arrivano in mare.

I parametri indagati sono microbiologici (Enterococchi intestinali, Escherichia coli) e vengono considerati come “inquinati” i campioni in cui almeno uno dei due parametri supera il valore limite previsto dalla normativa sulle acque di balneazione vigente in Italia (Dlgs 116/2008 e decreto attuativo del 30 marzo 2010) e “fortemente inquinati” quelli in cui i limiti vengono superati per più del doppio del valore normativo.

“La grande opera pubblica di cui non si parla mai nel nostro Paese è il completamento della rete fognaria e di depurazione delle acque reflue - dichiara il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti - La mala depurazione è, infatti, un’emergenza ambientale che va affrontata con urgenza visto che siamo anche stati condannati a pagare all’Ue una multa da 25 milioni di euro, più 30 milioni ogni sei mesi finché non ci metteremo in regola".

Per Zampetti, "mettere finalmente a cantiere le opere necessarie permetterebbe anche di non sprecare i soldi pubblici pagando per le nostre inadempienze, ma investirli in nuovi impianti, con le tecnologie e le conoscenze oggi disponibili possono trasformarsi da problema in risorsa, restituendo acqua pulita per diversi usi, a partire da quello irriguo".

Anche quest’anno, però, la fotografia scattata da Goletta Verde restituisce situazioni critiche segnalate da anni. Per questo, l'associazione ha deciso di continuare l’azione giudiziaria, che già lo scorso anno ha permesso di intervenire in diverse situazioni, presentando nuovi esposti alle autorità competenti per chiedere di verificare le cause di queste criticità e denunciare i responsabili secondo le nuove norme previste dalla legge sugli ecoreati.

Quest’anno, sottolinea Serena Carpentieri, vice direttrice generale di Legambiente, "abbiamo già presentato esposti alle diverse Capitanerie di porto nelle regioni interessate segnalando 45 località fortemente inquinate”. La denuncia dell’associazione fa leva sulla legge 68/2015, che ha inserito i reati ambientali nel codice penale.

Le analisi di Goletta Verde si sono concentrate, inoltre, sulle cosiddette “acque abbandonate”, cioè quelle non più monitorate perché in aree non adibite alla balneazione, ma non per questo meno importanti dal punto di vista ambientale. Dalla consultazione del Portale Acque del ministero della Salute, emerge che ci sono 556 luoghi in cui sono presenti foci di fiumi, canali e fossi, per circa 170 km di costa, che non vengono campionati.

Il 39% dei punti campionati dai tecnici di Legambiente (101 su 261) ha interessato proprio queste acque abbandonate: il 64% dei 101 punti è risultato inquinato o fortemente inquinato (rispettivamente per l’11% e il 53%).

I tecnici della Goletta hanno valutato anche il numero di bagnanti che potrebbero affluire nelle vicinanze di queste aree di acque abbandonate, dove si trovano soprattutto spiagge libere ma anche alcuni stabilimenti attrezzati. Nel 39% dei casi, la presenza potenziale di bagnanti è stata giudicata alta e media e nel 75% dei casi erano assenti i cartelli di divieto di balneazione.

Nonostante la cartellonistica informativa sia obbligatoria ormai da anni per i comuni, la carenza di informazione ai cittadini riguarda anche i punti ufficialmente interdetti alla balneazione. I tecnici di Goletta Verde hanno trovato un unico punto con un cartello che segnala la criticità dell’area, sugli 8 punti ufficialmente interdetti alla balneazione che sono coincisi con i luoghi di prelievo.

Negligenze che si traducono in “alta presenza di bagnanti” in 3 degli 8 punti campionati ufficialmente interdetti alla balneazione e “media presenza” in altri 3. Nelle aree balneabili è previsto, inoltre, per legge, un cartello informativo sulla qualità delle acque: su 132 punti campionati da Goletta verde in acque definite “balneabili”, nell’89% dei casi (118 punti) questo cartello non c’era.

Mala depurazione ma non solo: a farla da padroni sulle nostre spiagge sono anche i rifiuti. Su 78 spiagge monitorate da Legambiente nel 2018, un’area pari a 60 campi da calcio, i volontari dell’associazione hanno trovato quasi 50mila rifiuti, una media di 620 rifiuti ogni 100 metri. Di questi l’80% è plastica e ben un rifiuto su tre è stato creato per essere gettato immediatamente dopo il suo utilizzo e appartiene alle categorie di bottiglie e tappi, stoviglie, buste rinvenuti sul 95% delle spiagge monitorate.

Dall’inizio dell’anno a oggi, i volontari di Legambiente hanno pulito almeno 500 spiagge italiane rimuovendo circa 180mila tra tappi e bottiglie, 96mila cotton fioc e circa 52mila tra piatti, bicchieri, posate e cannucce di plastica.

“Anche quest'anno Novamont ha sostenuto le attività di ricerca e educazione ambientale di Goletta Verde che permettono di acquisire una mole crescente di dati scientifici sulle condizioni ambientali di mari e laghi italiani - sottolinea Andrea Di Stefano, responsabile progetti speciali - e nello stesso tempo di sensibilizzare i cittadini sugli stili di vita che permettono la minimizzazione della produzione di rifiuti, la riduzione degli impatti antropici e l'incremento delle raccolte differenziate di qualità”.

Tra i fattori inquinanti troppo spesso sottovalutati, c’è anche lo scorretto smaltimento degli olii esausti. "L’olio usato che si recupera alla fine del ciclo di vita dei lubrificanti nei macchinari industriali, ma anche nelle automobili, nelle barche e nei mezzi agricoli, è un rifiuto che deve essere smaltito correttamente: 4 kg di olio usato, il cambio di un’auto, se versati in acqua inquinano una superficie grande come sei piscine olimpiche", spiega il presidente del Conou, Paolo Tomasi.

Ma l'olio usato è anche un’importante risorsa perché può essere rigenerato tornando a nuova vita in un’ottica di economia circolare: il 98% dell’olio raccolto viene classificato come idoneo alla rigenerazione per la produzione di nuove basi lubrificanti, un dato che fa dell’Italia il Paese leader in Europa.

Goletta Verde è stata realizzata grazie al sostegno di Conou, Consorzio nazionale per la gestione, raccolta e trattamento degli oli minerali usati, e dei partner Novamont e Ricrea, il Consorzio nazionale per il riciclo e il recupero degli imballaggi in acciaio, con la media partnership di La Nuova Ecologia e rinnovabili.it.

Per restare in tema mare, Legambiente ha lanciato la petizione #NoOil indirizzata al ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio per fermare le estrazioni e i sussidi erogati a infrastrutture, ricerca e produzione di energia da fonti fossili. Secondo Legambiente, le attività di ricerca ed estrazione di idrocarburi mettono a rischio oltre 120mila kmq dei nostri mari: sono 67 le concessioni di coltivazione, 138 le piattaforme, 24 i permessi di ricerca attivi a cui se ne potrebbero aggiungere ulteriori 34.

Infine, con Goletta Verde, Legambiente e Ricrea (Consorzio Nazionale per il Riciclo e il Recupero degli Imballaggi in Acciaio) hanno promosso la campagna “Il cuore del Mediterraneo” per promuovere le eccellenze italiane nel campo dell’alimentazione, della cultura e della qualità ambientale che valorizzano il nostro mare e che contribuiscono all’innovazione del Paese, come le conserve ittiche e vegetali spesso confezionate in scatolette e barattoli d’acciaio riciclabili al 100% e all’infinito.

 



AdnKronos

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