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20 settembre 2018

Meno Nike, più Nike di Samotracia: ecco perché dico no al velo della Nike venduto da Sportler

Categoria: Persone - Tags: Velo, Nike, Sportler, Trento, Bolzano

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Valentina Piovesan | commenti |

Ha suscitato parecchio scalpore la notizia dell’hijab, un tipo di velo utilizzato dalle donne musulmane, in vendita nei negozi online della catena Sportler ma disponibile anche nei negozi fisici di Trento e Bolzano.

 

Prima di entrare nel merito della questione, urge fare una bella premessa: parecchie dottrine e religioni, che si spazzerebbero via vicendevolmente dalla faccia della terra più che volentieri, hanno sempre avuto un obiettivo comune: mortificare il corpo delle donne.

 

Perché se il maschio non riesce a controllare le proprie pulsioni sessuali mica si deve infilare lui un sacco di juta in testa o indossare i paraocchi come Varenne o al limite buttarsi nel mare delle Molucche in cerca di saracche, per raffreddare i propri bollenti spiriti. Nossignore! Ci dobbiamo nascondere noi donne! Ce l’hanno in modo particolare coi nostri capelli.

 

E difatti, spesso e volentieri, qualche sedicente guida spirituale, probabilmente calva, si sveglia la mattina e pensa: “Toh, non sarebbe bello se a partire da oggi le donne si coprissero da capo a piedi, in modo da non provocare con la loro bellezza noi maschietti? Non sarebbe straordinario se le donzelle tornassero all’esclusivo ruolo di fattrici, senza occuparsi più delle loro fluenti chiome, d’altronde si sa che la via dell’inferno è lastricata di boccoli e pettinature a schiaffo? Sì, mi sembra proprio una fantastica idea, qui ci vuole un bel velo: da oggi in poi diventerà un dogma”.

 

E così per secoli le donne sono state costrette a coprirsi, velarsi, nascondersi. Il velo te lo impongono da tempi immemori anche il giorno del matrimonio: durante il Rinascimento era un tecnica particolarmente in voga nel caso dei matrimoni combinati, per celare una ragazza particolarmente racchia agli occhi indiscreti dello sposo. Un racchio non si doveva nascondere affatto, si badi bene.

 

E noi donne, per tutta risposta, vuoi perché siamo afflitte dalla piaga del ciclo mestruale che spesso ci porta a non voler perdere tempo in inutili polemiche, al contrario di ciò che si pensa comunemente, vuoi perché effettivamente di tanto in tanto abbiamo bisogno di partorire per salvaguardare la specie umana quindi non possiamo fare a brandelli tutti i maschi dalle idee strambe che ci girano intorno, come avrebbero fatto qualche millennio fa le pragmatiche Amazzoni, gliel’abbiamo sempre data vinta a tutte le latitudini e longitudini, a questi satrapi calvi.

 

In caso contrario si sono sempre trovati degli ottimi deterrenti: dal rogo all’incarcerazione, passando per l’elettroshock. Di storia ne è passata sotto i ponti e perfino noi italiani, misogini per antonomasia fin dai tempi degli antichi romani, ci siamo un filino emancipati nel campo dei diritti delle donne e della religione.

 

Le donne possono esprimersi e vestirsi come vogliono, dalla minigonna giropassera alla tunica copri caviglie, passando per i capelli a spazzola blu cobalto, che siano nubili, coniugate o vedove.

 

La crisi delle vocazioni è evidente, a chiunque salta la mosca al naso se si parla di presepi, crocifissi, ora di religione e compagnia bella, tutti inneggiano allo Stato Laico senza "se" e senza "ma".

 

E allora come mai Nike, in combutta con Sportler, vende a euro 27,95 il velo studiato per le atlete musulmane, un simbolo religioso a tutti gli effetti? Perché i laici e gli agnostici del nostro Paese, o coloro i quali semplicemente appartengono a una religione diversa, devono trovarsi faccia a faccia con questa cosa, per giunta destinata esclusivamente alle donne, schiaffata sugli scaffali di una grande catena come se niente fosse?

 

Il nome del velo in questione è “Pro Hijab”. Perché non l’hanno chiamato “Pro Sport”? Non potrebbe usarlo, che so io, una suora che ha voglia di giocare a tennis? Oppure un uomo in piscina? Perché non esiste il velo da uomo? Possibile che i maschi si sentano liberi di fare sport anche a petto nudo e le donne al contrario debbano perfino nascondersi i capelli? Perché un fervente religioso, maschio, non si sente in dovere di coprirsi il capo, quando fa sport? Perché i cittadini di uno Stato come il nostro, che naviga a vele spiegate verso il laicismo, non si indignano così come si incazzano quando vedono le luminarie natalizie il 24 dicembre?

 

Perché le sedicenti femministe tacciono?

 

In Iran la trentaduenne che si tolse il velo per protesta durante una manifestazione contro il velo obbligatorio è stata condannata a due anni di prigione, quindi fintanto che anche una sola donna al mondo sarà costretta a indossarlo io mi rifiuto di accettarlo come simbolo religioso tout court.

 

Ironia della sorte, la Nike, in greco, è la dea della Vittoria, sovente rappresentata a capo scoperto, ali spiegate e vesti leggere, financo col seno al vento: mai nome di un’azienda fu scelto più a sproposito, alla luce dei recenti avvenimenti.

 

Da parte sua l’ad di Sportler, la definisce una scelta consapevole a favore della convivenza tra culture. Caro ad di Sportler, secondo te una donna costretta a mettersi il velo rappresenta un progresso culturale? Una donna che lo indossa spontaneamente, invece, può davvero essere considerata baluardo dei diritti civili? Una donna che si sente in dovere di celarsi durante l’attività fisica perché lo fa? Da cosa deve nascondersi? Se la sente davvero di indossarlo, pensando alle donne che sono obbligate a portarlo nel resto del mondo, che pagano col carcere o la vita il loro rifiuto? Non prova empatia nei confronti di queste sventurate, perseguitate? Qualcuno mi fornisca delle risposte, grazie!

 

Non tollero che si faccia cassa sulla pelle delle donne pertanto sono lieta di comunicare, da sportiva, di aver sempre acquistato i miei numerosi capi di abbigliamento altrove, non scrivo dove, non sia mai che anche le catene da cui mi rifornisco abitualmente abbiano la stessa peregrina idea. Per quanto riguarda i due articoli di abbigliamento della Nike che possiedo, saranno anche gli ultimi incassi che codesta azienda, la quale ha dimostrato di essersi completamente dimenticata il greco antico, lingua che peraltro le ha permesso di farsi un nome, avrà fatto per quanto mi riguarda.

 

D’altro canto l’unico potere nelle mani di noi poveri consumatori, è quello di acquisto o non acquisto. Se non lo sanno Sportler e Nike che vendono la libertà a euro 27,95! Ma del resto lo fanno per aiutare le donne e promuovere l'integrazione e la cultura, eh! Mica per gli introiti...



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