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21 novembre 2017

Treviso

Migranti, bando per i comuni della Marca che non accolgono

Pubblicato dalla Prefettura il nuovo bando per gestire l'emergenza profughi, il sindaco di Villorba:"L'accoglienza è un business"

Isabella Loschi | commenti |

TREVISO - La Prefettura di Treviso ha pubblicato un nuovo bando per la raccolta di manifestazioni di interesse a rendere disponibili strutture per l'accoglienza di richiedenti asilo per quei comuni della Marca che ancora oggi hanno chiuso le porte all’accoglienza dei migranti o nei quali i migranti siano inferiori alla quota teorica assegnata dal piano nazionale.

Il periodo da coprire è quello compreso fra il primo ottobre e il 31 dicembre prossimi per risolvere i problemi di affollamento delle grandi strutture. Il termine ultimo per presentar elle manifestazioni di interesse è fissato per il 18 settembre. Il bando mira all’accoglienza diffusa, sempre acclamata dal Prefetto Laura Lega come miglior modo di gestione dei migranti. Non sono mancate le reazioni dei sindaci che hanno sempre detto “no” all’accoglienza.

 Il sindaco di Miane Angela Comellere, ha espresso una posizione di totale chiusura rispetto a tale possibilità, “per l’assenza di spazi idonei e con il fatto che le poche risorse disponibili sono destinate a decine di casi sociali che hanno purtroppo come protagonisti i cittadini che vivono in povertà. Non voglio innescare una guerra tra poveri, ma sono convinta che la prima emergenza restino i miei cittadini".

A stretto giro di posta anche il sindaco di Villorba Marco Serena commenta il nuovo bando prefettizio: “Se fossi un imprenditore che ha impostato il proprio business sul deprecabile traffico di essere umani in atto dal continente africano verso l’Italia, impugnerei il bando prefettizio per palese violazione dell’articolo 41 della Costituzione e delle norme europee. In pratica le quote, così come stabilite dal bando stesso, ledono la libertà di iniziativa economica, le regole del mercato e della concorrenza. L’ospitalità dei richiedenti asilo, che in realtà sono per lo più migranti economici, come risulta dalle diverse inchieste giornalistiche e dagli stessi dati resi pubblici dal Ministero dell’Interno, è un business come un’altro e come tale deve, quindi, per legge, essere trattato”.

“Mi spiego meglio - continua Serena - , se avessi strutturato la mia impresa per svolgere in maniera organizzata questo tipo di attività e avessi reperito spazi disponibili destinati all’accoglienza, magari affrontando investimenti, mi vedrei leso nel diritto di manifestare il mio interesse a partecipare al bando qualora queste strutture non fossero localizzate nella lista dei comuni individuati dalla prefettura”.

 



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Isabella Loschi

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