17 ottobre 2019

Italia

Minoranza PD all'attacco. Bindi: attendo le scuse dal mio partito

Civati lancia Possibile

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(di Serenella Mattera)


ROMA - Un milione di voti persi rispetto alle politiche del 2013, 600 mila in meno delle regionali di quello stesso anno, due milioni in meno delle europee 2014. Dietro il 5 a 2 alle Regionali c'è "un'emorragia di voti molto preoccupante" che delinea più che vittoria, una "non sconfitta". E' tutta qui l'analisi del voto della minoranza Pd, che senza alzare i toni, affonda il colpo. E chiede a Matteo Renzi una "riflessione vera, non superficiale, non nascosta dietro capri espiatori". Con un cambio di rotta, dalla scuola alla riforma costituzionale.

Un cambio di passo che chiede la stessa Rosy Bindi (non si liquidi il risultato dando la colpa "ai soliti gufi", scandisce in serata a Piazza pulita), che però sul banco degli imputati della direzione Pd non vuole proprio finirci a causa della lista 'last minute' degli impresentabili. Anzi, ne chiede i danni. O meglio: "un risarcimento" perchè, dice, "su De Luca ha sbagliato il mio partito".

Nella battaglia di posizione per portare il partito renziano più a sinistra la minoranza Pd, dunque, si sente oggi più forte. Tanto che anche Stefano Fassina, che aveva già un piede fuori dalla porta, si attende un segnale al Senato sulla riforma della scuole e ora non esclude di restare. Ma ancor più forte si sente, fuori dal Pd, la "nuova sinistra di governo", che cercava nel laboratorio ligure un segnale di incoraggiamento.

Oggi alle 12 Pippo Civati lancerà il suo movimento:
"Possibile". Con una lettera aperta a tutti i possibili compagni di strada. Perché "a tutti quelli che ridono del paragone con lo spagnolo Podemos" oggi si può far notare che al debutto Podemos ha preso l'8%, mentre Luca Pastorino in Liguria ("La nostra Scozia") è arrivato al 9,4%. "Nessuno alla sinistra del Pd è mai andato così bene - sottolinea l'ex sfidante di Renzi alle primarie - Senza un simbolo nazionale, senza felpe, con una proposta senza eguali in altre regioni: è la prova che c'è lo spazio politico per una vera sinistra di governo".

Civati guarda alla coalizione sociale di Maurizio Landini, che per ora tace e nega di avere interesse a creare una cosa di sinistra, ma si riunirà di nuovo il 6 giugno. Altro interlocutore naturale è poi quel Nichi Vendola che mercoledì riunirà la presidenza di Sel per analizzare il "colpo durissimo" subito da Renzi e le possibilità che si aprono per tessere la "rete" di una sinistra "non radicale ma alternativa" al Pd, ora che è stato scalfito il mito della sua "presunta invincibilità".

Quei movimenti a sinistra non vanno ignorati, avvertono gli esponenti della minoranza Pd. Non tanto e non solo per quanto emerso dal "laboratorio ligure", ma perché i voti calano in tutte le regioni. "Houston abbiamo un problema", sintetizza con una battuta Gianni Cuperlo, che invita a "sgombrare il campo dalle metafore sui gufi e le rottamazioni", "apprezzare" la scelta di chi non ha mai evocato la scissione, e nella direzione annunciata per lunedì "ripartire col piede giusto", chiedendosi "cosa c'è da correggere".

Prudenti si mostrano i bersaniani, che aspettano le mosse del segretario. E se per ora Bersani non parla, Miguel Gotor invita "i renziani a non fare gli struzzi, perché il Pd ha subito una notevole emorragia di voti a livello nazionale, un serio campanello di allarme". Bisogna pensare a un maggiore coinvolgimento degli "iscritti ed elettori" per legittimare il programma di governo, dice Alfredo D'Attorre, evocando una sorta di congresso. Mentre Nico Stumpo ricorda che dopo "l'errore clamoroso" compiuto sulla scuola, il Pd "non sfonda al centro e soffre a sinistra: dunque va ripensato l'intero modello" e il meccanismo attraverso il quale vengono prese le decisioni.

Prima della direzione Pd, anche alla luce di quanto accadrà nei prossimi giorni, la minoranza dem si riunirà per concordare la linea. La speranza è che, sulla base di una "vera" riflessione sul voto, Renzi avvii una correzione di rotta. Se ciò non accadrà, la battaglia si sposterà in Parlamento. Al Senato, dove i 24 della sinistra Pd sono determinanti, sono stati depositati 300 emendamenti dem alla riforma della scuola. Si partirà da lì.

 

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