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17 agosto 2017

Politica

Il muro del vaccino

quale futuro per i bimbi non vaccinati?

Emanuela Da Ros | commenti |

C’è stato un periodo - pochissimi anni fa - in cui andava di moda la parola ‘flessibilità’. Anche le parole subiscono le mode. Il lemma ‘flessibilità’ era utilizzato soprattutto nell’impiego.

Ci era stato detto che il posto-fisso era tramontato e che bisognava essere flessibili. Adeguarsi ai contesti occupazionali in divenire. Abbiamo poi appurato che ‘flessibilità’ era sinonimo di precarietà.

Se fossimo stati un po’ più svegli avremmo dovuto intuirlo prima.
Comunque, prese-per-le-chiappe a parte, la parola ‘flessibilità’ ci è rimasta simpatica. Tuttora essere flessibili vuol dire essere aperti e intelligenti.

Io dico che sono flessibile quando ci metto più del dovuto a capire come scaricare e far funzionare una nuova app. Dico - a chi mi guarda come se fossi l’incarnazione dell’imbranitudine - che quando andavo alle elementari (primi anni Sessanta: già! sono vecchia) il mio banco di formica verde aveva un buco. Che quel buco serviva a ospitare il bicchierino con l’inchiostro che il bidello veniva a riempire all’occorrenza. Io sono una di quelle/i che ha usato il canotto, il pennino, la carta assorbente. Oggi sono una che scrive sull’iPad. Sono flessibile. La mia mente si è adeguata ai cambiamenti. Meglio: alle rivoluzioni.

Perché la lunga premessa? Perché oggi leggo di classi ‘differenziali’. Anche se l’attributo non appare in nessun dove, so che è legge dello stato che, dal prossimo anno scolastico, ci saranno le classi per i vaccinati e quelle per i non vaccinati.

Quando ero una scolaretta con la carta assorbente, alla scuola (ora verrebbe chiamata plesso) Parravicini, io sapevo dell’esistenza della classe ‘differenziale’. Era quella in cui stavano i coetanei con problemi. Quelli che avevano qualche disturbo dell’apprendimento. O un cromosoma in più. Chi non era ‘normale’ era ‘differenziale’. E mica era un’etichetta da portare con orgoglio. Separati all’atto dell’iscrizione, i compagni meno fortunati erano destinati a un percorso scolastico separato. Di più: a un’occhiata di sguincio sospettosa: ‘Chissà perché quelli devono stare da soli’. L’essere differenti generava paura. Ma nessuno nelle classi ‘normali’ avrebbe mai osato alzare la mano per chiedere perché i ‘differenziali’ erano differenziali.

A mezzo secolo di distanza, il parlamento italiano differenzia gli scolari vaccinati da quelli non vaccinati.
Per motivi di coscienza, salute, libertà di decisione, alcuni scolari a settembre entreranno nei plessi senza quei timbri vaccinali richiesti obbligatoriamente dallo stato. E saranno alunni ‘differenziali’, comunque diversi. Bimbi senza anticorpi. Bimbi che potrebbero ammalarsi. E contagiare. Io me li vedo: in un angolo della scuola. Mentre studiano, leggono, giocano tra loro. Con il timore che si mescolino agli altri: a quelli vaccinati, a quelli 'normali'. 

Perché la flessibilità, nel vaccinarsi o meno, è diventata obbligatorietà. A partire dai banchi di scuola.

 



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Emanuela Da Ros

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