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19 febbraio 2018

Il Muro di Berlino e la «naturalizzazione» del capitalismo

Categoria: Notizie e politica - Tags: Marx, Platone, Aristotele, Gesù

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Mario Marangon | commenti | (6)

Il 9 Novembre del 1989 veniva abbattuto il Muro di Berlino. Tra un incredulo Erich Honecker che pochi giorni prima aveva annunciato che il Muro avrebbe tenuto per almeno 100 anni, Gorbaciev rilasciava alla CNN una dichiarazione di non ingerenza sui fatti della DDR. La notizia in poche ore rimbalzò ovunque nel mondo e i tedeschi delle due germanie capirono che la «cortina di ferro al di là degli Urali» di Winston Churchill era finita.

 

***

 

Il Muro travolse tutto e sotto il Muro fu sepolto il meglio del pensiero liberale e socialista. Marx fu subito dichiarato «morto» senza che nessuno ne avesse letto almeno una pagina. Dichiarazione di morte che non è mai capitata a Platone o Aristotele. Nessuno oggi oserebbe dire, soprattutto nei Seminari di Teologia, che Aristotele è morto nonostante siano passati 2400 anni dal suo pensiero. Nonostante tutte le evidenze scientifiche, tutto il Mondo -in modo consapevole o meno- sostiene ancora il «Motore immobile» dell’ontologia aristotelica. Chi si sognerebbe di dire che Gesù è morto perché la civiltà è passata dalla pesca alla conquista dei Pianeti? O si sognerebbe di dire che è morto perché dalle guarigioni lebbrose di Lazzaro, siamo passati alla manipolazione genetica?

 

***

 

Nelle Facoltà di Economia si fa «politica economica» e mai un cenno all’ «economia politica» di Marx, cioè al denaro come ricchezza pubblica nel governo politico. Si disse nell’89 che finalmente si sarebbe posto fine alle ideologie e pensato ai problemi concreti dei cittadini. E la Sinistra in effetti, di anno in anno, cominciò ad abbandonare le proprie radici e storia, mentre il capitalismo incessantemente continuò a fare «ideologia». E fece ideologia talmente mistificatoria, tanto da «naturalizzare» il capitalismo. Riuscì a convincere, e a convincere tutti, che l’unico governo dell’economia possa essere solo capitalistico. Tutti noi accettiamo il massacro dei nostri beni e dei nostri figli perché «non c’è di meglio». I Paesi del Nord Europa, in ampia parte, hanno abbandonato la social-democrazia perché il capitalismo è «normale». Anche nell’ex blocco sovietico si dà come scontato che meglio del capitalismo non esiste. L’emigrazione delle badanti in Europa e delle prostitute è il prezzo da pagare. La nuova mafia russa e i cartelli della droga dell’Est è normale che ci siano. Il peggio dell’Europa, e il suo indiscutibile declino, è inevitabile perché il capitalismo è l’unica forma di profitto e ricchezza. La Globalizzazione ha lo scopo di imporre la logica del capitale ovunque nel mondo. Molte forme di diversificazione economica oggi sono tutte appiattite sul capitalismo. I lavoratori sono diventati «merce» che Marchionne compra o vende.

 

«Alienazione», la chiamava Marx. E con essa tutti il disagio esistenziale e la sofferenza che tutti ci portiamo sulle spalle. Naturale che sia così. Di meglio non c’è proprio nulla.



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Grande Mario! fai notare che l'abbattimemto del muro ha segnato l'irreversibile dilagare del capitalismo anche nei paesi di pura ortodossia marxista.
Evidentemente quelle del comunismo erano tutte utopie.
Ubiu major minor cessat.

Pare che, ad oggi, non ci sia miglior motore delle società umane che il capitalismo. Il che non è consolante, son d'accordo con te su questo.

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Quel muro serviva anche a proteggere molti inconsapevoli lavoratori occidentali dall'arroganza e dallo strapotere dei vari marchioncini di turno e dalla (non ancora immaginata) globalizzazione. Ai nostri genitori ha garantito stabilità lavorativa e un salario dignitoso, grazie al quale hanno potuto farci crescere senza eccessive preoccupazioni e permettendoci di andare perfino all'università, cosa che ai loro tempi era una chimera. Oggi tutto questo non c'è più e forse più d'uno, non obnubilato dal pensiero uncio distillatoci da oltre trent'anni di televisioni commerciali (a cui ora anche quelle pubbliche si sono perfettamente allineate), rimpiange quel muro protettivo, più rassicurante della coperta di Linus...

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Michele, prima di risponderti ho voluto accertarmi sulla tua salute. E' il primo post dopo un anno e mezzo di OT in cui mi dai (parzialmente) ragione: tutto ok? :-)

Non c'è dubbio. Il comunismo, così come presentato da Marx, è una pura utopia. Il comunismo reale, quello determinatosi storicamente, un dramma. Tuttavia, credo che ampie fette del pensiero marxista siano ancora di attualità; almeno per interpretare la realtà, più che per cambiarla. Chissà. Forse un'economia "mista" (la Terza Via?) potrebbe essere una buona soluzione.

TROPICALIA: Egregio, in tutta sincerità non so ispondere alle sue riflessioni. Non ho idea quanto il Muro abbia favorito l'Occidente. Forse "lo spettro del comunismo" ha spinto i governi dell'Occidente a molte concessioni popolari in modo che non ci fosserero sedizioni. Oggi che il modello è "unico" dilaga la sola rapacità del capitale. Il suo è un ragionamento che regge molto bene, ma al di là della mia "impressione" sono impreparato.

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Mi pare si possa dire che è stata la globalizzazione (presente prima della sua definizione) a favorire la caduta del muro, e non viceversa. Ovvero: nel momento in cui non può più essere esercitata coercizione e soppressione per evitare la circolazione delle idee e la libertà di autodeterminazione, i regimi comunisti vanno in disfacimento (come è logico visto che la loro sopravvivenza è sempre stata legata all'imposizione e non alla libera scelta). Quindi per fortuna il muro è stato abattutto e Marx è morto (ideologicamente). Senza dubbio lo spauracchio del comunismo è stato utilizzato in altri paesi per favorire stabilità e quindi (teoricamente) sicurezza, anche dal punto di vista economico, ma la tesi di Tropicalia mi appare alquanto azzardata; sembra significare: credo di star bene perché in un sistema diverso (al di là del muro) si sta peggio. Ugualmente mi sembra discutibile il richiamo alla '"alienazione" di Marangon: non è il lavoro/merce in sè che crea alienazione, ma il valore ce gli viene attribuito. Quindi un pessimo lavoro ben retribuito e sicuramente meno alienante di un buon lavoro poco pagato; "i schei" è il fattore alienante/discriminante. In definitiva la globalizzazione è un concetto indifferente rispetto al capitale. Dal punto di vista del capitale, se così si può dire, la globalizzazione esiste da sempre, da quando esiste l'uomo; l'unica differenza è che ora è potenzialmente alla portata di tutti. In un certo senso senso la globalizzazione è lo strumento più potente della democrazia, non del capitalismo. Questo ne può giovare fintantoché è il sistema, nonostante tutto, meno peggio degli altri.

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Non è che la "terza via"è ancora un fuggire dalla realtà per bisogno di una utopia?
Sylos Labini in Le classi sociali negli anni '80 -La Terza scriveva "...Nella tradizione che fa capo a Karl Marx la parte più omogenea e socialmente più importante è costituita (CLASSE OPERAIA) dai salariati che lavorano nelle fabbriche..." Oggi su quali "salariati" possiamo fare affidamento per la terza via quelli protetti sindacalmente della grande industria o gli altri? E della la classe media sorta con la fine della classe operaia tradizionale, cosa facciamo?

E sulla mancanza di leader e classe politica all'altezza della situazione cosa pensa?

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Egr. Marangon, mi pare che abbia colto esattamente lo spirito del mio intervento, scritto comunque da una persona che a sua volta si considera impreparata. Non solo i governi facevano concessioni che ora non sono più disposti a fare (dalla caduta del muro ad oggi governi e legislatori hanno smesso di preoccuparsi dei cittadini e dei lavoratori ed hanno iniziato a legiferare in favore di banche e grandi imprese, di preferenza multinazionali), ma gli stessi lavoratori non si lasciavano andare alla rassegnazione e difendevano i diritti conquistati con tanto sforzo, anche grazie a sindacati forti e non servili. In questo senso il muro rappresentava un riferimento importante. Non perché l'Occidente stesse bene grazie al fatto che l'Oriente stava peggio (sarà?), dunque, come vorrebbe il Sig. Libero Pensiero. Questo sì, invece, è un cardine del capitalismo: il tenore di vita altissimo dei cittadini statunitensi è sostenuto dalla miseria dei paesi del terzo mondo, la ricchezza sfrenata dei milionari latinoamerciani si alimenta dei salari da fame dei milioni di poveri presenti nei loro paesi, etc. etc. Questo, per fortuna, in Europa, si nota assai meno, ma durerà?

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