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16 ottobre 2018

Ciclismo

Muro di Grammont in festa per cinque ciclisti trevigiani

Grande accoglienza per Piero Chiesurin, Andrea Michelet, Andrea Miozzo, Giuseppe Macchia ed Elio Montinaro, arrivati oggi sulla mitica salita del Giro delle Fiandre dopo un viaggio di 1.200 chilometri iniziato sabato scorso dal Muro di Ca’ del Poggio

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i cinque ciclisti trevigiani durante il viaggio

SAN PIETRO DI FELETTO - L’impresa è compiuta. I cinque ciclisti trevigiani che hanno pedalato nel cuore dell’Europa per unire idealmente il Muro di Ca’ del Poggio e il Muro di Grammont sono giunti, poche ore fa, a destinazione.

L’ultima fatica, dopo i quasi 1.200 chilometri in bicicletta che li hanno portati dall’Italia al Belgio, attraversando anche Austria, Germania e Francia, è stata proprio la scalata del Muro di Grammont, la mitica ascesa del Giro delle Fiandre dal 2016 gemellata con il Muro di Ca’ del Poggio.    

Per i cinque ciclisti della Squadra Fortissimi - Piero Chiesurin, di Sernaglia della Battaglia, Andrea Michelet, di Conegliano, Andrea Miozzo, di Pieve di Soligo, Giuseppe Macchia ed Elio Montinaro, di Quinto – è stata l’apoteosi.

In Belgio, dove l’impresa è stata seguita con attenzione da giornali e televisioni, i ciclisti trevigiani hanno trovato l’accoglienza delle grandi occasioni: per la città di Geraardsbergen, nelcui territorio si trova il Muro di Grammont, è stata una giornata di festa. In prima fila, ad accogliere in città Chiesurin e compagni, stanchi ma felici, il sindaco Guido De Padt, il presidente della Federazione ciclistica belga, Tom Van Damme, e la gloria locale Rudy Pevenage, indimenticato campione degli anni ’70 e ’80.   

“E’ stata un’esperienza indimenticabile – ha commentato Chiesurin -. Abbiamo sofferto il caldo che ci ha accompagnato per quasi tutto il tragitto, gli interminabili rettilinei nelle campagne tedesche e francesi, i continui e quasi impercettibili saliscendi di un percorso che doveva essere di pianura e invece ci ha creato più di qualche difficoltà. Ma abbiamo ricevuto ovunque una grande accoglienza: i colpi di clacson di chi ci incrociava lungo la strada si sono sprecati, sembrava che tutti sapessero quello che stavamo facendo.

 

Tanti ciclisti ci hanno fatto compagnia lungo il tragitto. Dove la lingua era un ostacolo, ci ha aiutato un buon bicchiere di Prosecco. E ci ha commosso la signora che, all’indomani del nostro arrivo in un hotel belga, ci ha fatto trovare le divise lavate e stirate. Il significato più autentico del nostro viaggio sta proprio in questo: nei legami che si sono creati, nell’amicizia che abbiamo trovato lungo il nostro viaggio. L’idea dei Muri che uniscono genti e territori lontani non è retorica, ma verità”.

Il Muro di Ca’ del Poggio, a San Pietro di Feletto, ormai diventato la salita simbolo delle colline del Prosecco anche grazie ai ripetuti passaggi del Giro d’Italia, e il Muro di Grammont, dove il prossimo anno è atteso il transito del Tour de France, sono gemellati dal 2016. Il binomio si è ufficialmente allargato lo scorso luglio, quando alle celebri salite d’Italia e Belgio, si è affiancato il Mur-de-Bretagne, altra mitica ascesa, quest’anno sede d’arrivo della sesta tappa del Tour de France.

Il viaggio di Piero Chiesurin, Andrea Michelet, Andrea Miozzo, Giuseppe Macchia ed Elio Montinaro è iniziato sabato scorso dal Muro di Ca’ del Poggio. La prima frazione, di 194 chilometri, ha portato i cinque ciclisti a Bressanone. Poi, in cinque successive giornate, le altre tappe: domenica da Bressanone a Kempten, in Germania (220 chilometri), e lunedì da Kempten a Gutach (209 chilometri). Martedì, con il trasferimento da Gutach a Sainte Genevieve (212 chilometri), l’ingresso Francia. Ieri, pedalando da Sainte Genevieve a Beauraing (213 chilometri), Chiesurin e compagni sono giunti in Belgio. Poi, oggi, con la tappa più breve (143 chilometri), l’arrivo sul Muro di Grammont e la meritata apoteosi.          

 

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