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24 marzo 2019

Cronaca

Napoli, bambini usati per nascondere cocaina

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Bambini usati per nascondere cocaina o per consegnarla ai clienti. I carabinieri del Nucleo Investigativo di Torre Annunziata hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare, emessa dal gip di Napoli su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, a carico di 12 soggetti coinvolti a vario titolo in attività di traffico e spaccio di stupefacenti. Il provvedimento segue le indagini dirette dalla Procura di Napoli a seguito dell’omicidio di Mariano Bottari avvenuto a Portici il 28 luglio 2014. Le indagini per l’identificazione degli autori hanno condotto a G., indicato in una conversazione intercettata a carico di un altro pregiudicato quale autore della tentata rapina poi sfociata nell'omicidio di Bottari.

Alla luce dei dati emersi dalle intercettazioni, G. è poi stato identificato in un uomo di 39 anni, al momento dei fatti detenuto ai domiciliari. L’avvio delle attività di intercettazione nei confronti di G. se da un lato non ha offerto elementi per l’identificazione dell’autore dell’omicidio, dall’altro ha fatto emergere l’esistenza di una 'piazza di spaccio' di cocaina attiva nel quartiere di Napoli Ponticelli, promossa, organizzata e diretta dallo stesso 39enne insieme alla sua convivente.

Il centro organizzativo dei traffici è stato individuato nell’abitazione della coppia a Ponticelli, luogo in cui lo stupefacente veniva custodito e confezionato in singole dosi. Il loro appartamento veniva spesso utilizzato come negozio al dettaglio dove gli acquirenti abituali si recavano per l’acquisto della cocaina. L’associazione si avvaleva della collaborazione di vari familiari della coppia, al punto tale da poter essere considerata come una impresa 'familiare', dove ciascun componente forniva il proprio contributo in base alle esigenze dell’associazione. In questo contesto i fratelli G. hanno inoltre mostrato di non avere remore a coinvolgere nelle loro attività anche minori sotto i 14 anni. Lo stupefacente veniva confezionato in dosi (i cosiddetti “pallini”) da 0,2, 0,5 e 0,8 grammi, venduti ad un prezzo compreso tra i 55 e i 60 euro al grammo, a seconda della quotazione sul mercato. Tra i destinatari della misura restrittiva anche B.C., che acquistava abitualmente consistenti quantitativi di stupefacente che successivamente rivendeva a propri clienti.

 

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