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30 marzo 2017

No alla bocciatura alle elementari: al via petizione

Bocciare gli alunni alle elementari? Non è giusto. E' quanto deve aver pensato una delegazione di insegnanti, pedagogisti, e rappresentanti del mondo della formazione, che sulla piattaforma 'Change.org' ha dato vita a una petizione per chiedere alla ministra dell'Istruzione Valeria Fedeli la cancellazione della possibilità di bocciare gli alunni della scuola primaria. Un passaggio che è contenuto nella legge delega attualmente in discussione alla Camera, e che prevede questa opzione. In una manciata di giorni, la petizione ha già raccolto oltre mille firme e ne mancano meno di 500 prima che arrivi sulla scrivania della titolare dell'Istruzione. Partendo da una citazione tratta da 'Lettera ad una professoressa' di don Lorenzo Milani, insegnanti, pedagogisti e rappresentati del mondo della formazione hanno espresso il loro disappunto, spiegando perché non sia giusto bocciare un alunno della scuola elementare.

"'Non bocciare. A quelli che sembrano cretini dargli la scuola a tempo pieno. Agli svogliati basta dargli uno scopo'. Sono passati cinquant'anni da quando don Lorenzo Milani scriveva queste tre riforme della scuola in 'Lettera ad una professoressa' - si legge nella petizione -ma nello schema di decreto legislativo recante 'Norme sulla valutazione e certificazione delle competenze nel primo ciclo ed esami di Stato a norma dell’articolo 1, commi 180, 181 e 182, della legge 13 luglio 2015, n. 107' all'articolo tre è stata reintrodotta la bocciatura alla scuola primaria".

L'eventualità di bocciare alle elementari era stata già affrontata e ampiamente discussa nei mesi scorsi. Alcuni parlamentari avevano annunciato la soppressione della bocciatura dalla scuola primaria, ma la ministra Fedeli ha reintrodotto la norma che prevede, la decisione, presa all'unanimità dai docenti, di "non ammettere l'alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione". "I cosiddetti casi 'eccezionali' - lamentano insegnanti e pedagogisti - solo nell'ultimo anno scolastico 2015/2016 sono stati 11.071 e nell'anno precedente 11.866. Chi di noi lavora nella scuola o si occupa di formare i futuri maestri sa non solo quanti sono i respinti ma anche chi sono: figli di immigrati, ragazzi meridionali provenienti dalle famiglie più povere, bambini rom. Oggi come ai tempi di don Lorenzo Milani 'la scuola ha un problema solo: i ragazzi che perde'".

Oggi, ribadiscono, "la nostra scuola perde il 15 % dei ragazzi". "Dietro questa percentuale noi vediamo i volti dei nostri bambini che non hanno certo bisogno di essere respinti - sottolineano ancora - ma di maggiore risorse umane di insegnanti di sostegno formati, di educatori di strada, di una scuola più lenta, capace di ascoltare le esigenze di questi bambini, di captare le loro difficoltà e quelle delle loro famiglie". Ed è per questo che, scrivono ancora, "come insegnanti e pedagogisti respingiamo l'idea che la nostra scuola dopo cinquant'anni non abbia ancora compreso che non può respingere nessuno alla primaria ma può solo far valere l'articolo 3 della nostra Costituzione anche per i bambini che sono cittadini alla pari dei 'grandi'".

Nella petizione, insegnanti e pedagogisti si appellano quindi alla ministra per chiedere che non vengano mantenuti i voti in decimi, giudicati "fonti di discriminazioni, indebiti confronti, demotivazione e effetti dannosi sull'autostima come gli stessi don Milani, Mario Lodi e molti altri hanno speso una vita a dimostrare".

 



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