15 novembre 2019

Italia

Riforme, via libera della Camera. Caos nel Pd e in Forza Italia

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La Camera ha approvato in seconda deliberazione il ddl costituzionale sul superamento del Bicameralismo paritario e le modifiche al Titolo V. A favore hanno votato 357 deputati, contro 125 e 7 astenuti. Il testo, come prevede la Costituzione, passa nuovamente al Senato.

 

"Voto riforme ok alla Camera. Un Paese più semplice e più giusto. Brava @meb, bravo @emanuelefiano, bravi tutti i deputati magg #lavoltabuona", scrive il premier Matteo Renzi su Twitter dopo il via libera della Camera alle riforme istituzionali.

 

"Abbiamo fatto un passo in avanti, è un nuovo tassello per il quale dobbiamo ringraziare i deputati. Ora si va avanti, abbiamo tanti argomenti da affrontare, a cominciare da scuola, fisco e Pubblica amministrazione", ha detto il ministro per le Riforme Maria Elena Boschi che alla domanda se sulla legge elettorale si vorrà ascoltare la minoranza Pd, ha replicato: "Nel Pd ci sono tanti luoghi di confronto, nelle prossime settimane ci sarà, ma l'importante è non interrompere il percorso".

 

"Alla #Camera ok a leggi più veloci e meno parlamentari. Abbiamo fatto quel che abbiamo sempre detto. #avanticosi", scrive su Twitter il ministro dell'Interno Angelino Alfano.

 

"Il Patto del Nazareno non c'è più, quindi non ci si dica che non si può toccare niente. O si modifica in modo sensato l'Italicum o io non voto più sì sulla legge elettorale e di conseguenza sulle riforme perché il combinato disposto crea una situazione insostenibile per la democrazia. Entriamo nell'impensabile sul piano democratico. E qui non può esserci disciplina di partito che tenga". Lo dice Pier Luigi Bersani lasciando l'Aula di Montecitorio dopo il via libera al ddl Boschi sulle riforme. "Nessuno vuol bloccare niente - assicura - ma non ci si dica che non si tocca niente perché non è accettabile".

 

"Non ci si faccia minacce, esistono le idee. Questa tendenza a pensare che per gli altri esistono solo le seggiole può darsi sia una proiezione degli altri. Esistono le idee, non solo le seggiole", ha detto inoltre Bersani rispondendo ai cronisti che gli domandano se votare eventualmente in futuro contro riforme costituzionali e legge elettorale sia una scelta che rischi di portare con sé la minaccia di tornare al voto. "E' chiaro che se proponiamo modifiche non siamo mica degli irresponsabili, ma siamo interessati per primi noi - rimarca - a che il processo vada avanti. Continuare a dipingerci come quelli che non fanno le riforme è un tantino irritante" perché "non è l'anno zero delle riforme - sottolinea Bersani - in Italia se ne sono fatte un sacco di riforme". "La Costituzione - sottolinea l'ex segretario dem - è stata toccata due volte, malamente entrambe le volte". Stesso discorso per "la legge elettorale. Questo vitalismo per cui 'si va avanti, si va avanti', come se fino a ieri l'Italia non avesse fatto niente, ci sta impedendo di vedere il merito delle cose"

 

Il Movimento 5 stelle non ha partecipato al voto. "Oggi per me è un giorno doloroso", perché "assisto al tentativo di rovina della Costituzione imposto con metodi fascisti. Per noi è doveroso esplicitare l'attacco scellerato alla nostra democrazia che state compiendo", ha detto Danilo Toninelli, deputato e uomo riforme del M5S, in Aula alla Camera per ribadire il no del movimento al ddl Boschi sulle riforme costituzionali. Una riforma che, a detta dei grillini, si traduce in "meno sovranità popolare, più sovranità di un capo".

 

Forza Italia  ha votato contro il ddl. L'intervento in prima persona dell'ex Cavaliere è riuscito a ricompattare in buona parte il gruppo di Fi alla Camera sul 'no' al ddl Boschi, anche se i mal di pancia sono rimasti. L'ex Dc Gianfranco Rotondi come preannunciato ha votato a favore. Inoltre 18 deputati di Forza Italia hanno firmato un documento di forte critica alla linea di partito sulle riforme. Ne fanno parte tutti i parlamentari 'filonazareno', a cominciare dai fedelissimi di Denis Verdini. Alla fine di questa votazione convulsa, Forza Italia a Montecitorio risulta divisa in tre tronconi: 18 filonazareno, che fanno capo a Verdini; 17 'fittiani' mentre il restante è formato da parlamentari fedelissimi di Arcore, a cominciare dal cosiddetto cerchio magico.

 

I 'verdiniani' alla fine ci hanno ripensato e hanno votato 'no' alla Camera, come indicato da Berlusconi. Daniela Santanchè, una delle esponenti azzurre più tentate dal 'sì', spiega all'Adnkronos le ragioni del passo indietro: ''Il presidente Berlusconi ci ha chiesto un atto di fiducia e noi siamo leali. Credo che tutto il gruppo di Fi alla Camera oggi voterà compatto per il no, grazie soprattutto alla nostra buona volontà, perché noi siamo persone leali, ma faremo un atto pubblico per manifestare tutte le nostre critiche e perplessità a questa riforma''. A quanto si apprende da fonti azzurre, i filonazareno dovrebbero presentare un documento molto critico nei confronti della riforma renziana e della linea del partito spesso ''troppo oscillante''.

 

Nel Pd Fassina ha confermato in aula il voto contrario. "So che ci sarà un documento di una parte dei deputati Pd della commissione Affari costituzionali", aveva detto prima del voto, precisando infine che i "voti in dissenso dal gruppo saranno meno dei 5-6 di cui si era parlato ieri. Io comune - aveva concluso - dirò no".

 

"Area Riformista, la corrente di Bersani, ha sempre sostenuto la riforma costituzionale, prima al Senato e poi alla Camera. Nessun emendamento votato, quelli presentati puntualmente ritirati. Qualche piccolo aggiustamento, ma nessun problema sul complesso della riforma", aveva sottolineato in un intervento sulla sua pagina Facebook il deputato Pd Pippo Civati che aveva aggiunto: "La cosiddetta minoranza non fa altro che alzare palloni alla maggioranza e al premier che li schiaccia (i palloni e non solo). La battaglia da affrontare è sempre la 'prossima': così è stato sul Jobs Act, così nei vari passaggi delle riforme. Così sarà sull’Italicum, ma poi magari si vota a favore anche su quello". "Se davvero le riforme non le andassero bene come dice, quella ‘minoranza’ ha i numeri (che personalmente non ho, avendo fatto le primarie dopo le elezioni) per cambiarle, fermarle, precisarle, correggerle. E invece alla fine va tutto bene così. Anything goes, diceva un filosofo. Che però - conclude Civati - era anarchico. In questo caso, invece, il capo non si discute davvero mai".

 

Lega Nord e Sel hanno bocciato il provvedimento, votando no. “Una riforma ipercentralista che apre il fronte a scenari da regime. È a rischio la tenuta democratica. Dopo l’Aventino, ci aspetta la trincea, per la modifica confidiamo anche nel senso di responsabilità dei parlamentari di maggioranza e, nel caso, nell’esito di un eventuale referendum”, ha affermato il deputato leghista Matteo Bragantini, relatore di minoranza del ddl di riforma costituzionale. “Il percorso per la riforma di quasi 40 articoli della Costituzione si è trasformato in una prova muscolare del governo, che ha usato la modifica della Carta fondamentale per fare la conta al proprio interno. Per questo il nostro atteggiamento, inizialmente propositivo, si è trasformato in doveroso ostruzionismo. Non possiamo accettare una centralizzazione forzata del Paese”.

 

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