12 novembre 2019

Italia

Marco Travaglio: "Il servilismo è un'epidemia che ha colpito parte della stampa italiana'"

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TORINO - L'informazione al servizio della democrazia, come cane da guardia del potere. La l ibertà di stampa come 'bene' comune' da difendere. Marco Travaglio, direttore del "Fatto Quotidiano", presenta stasera in anteprima il suo ultimo libro, "Slurp", edito da Chiarelettere, sullo stato dell'informazione in Italia.

 

"Se la stampa non esistesse, diceva Balzac, bisognerebbe non inventarla. Ma ormai c'è e noi ne viviamo". Che ne pensa Travaglio? "La stampa è la nostra vita: è importantissima - risponde all'Adnkronos- Questo volume è un atto d'amore nei confronti dell'informazione, non è un gesto d'odio o di sfiducia. Rappresenta il tentativo di risvegliare sia quelli che la stampa la fanno, sia quelli che la utilizzano. Se la gente imparasse a ribellarsi a certi eccessi di conformismo e piaggeria, a pretendere il servizio che la stampa dà in tutte le democrazie, probabilmente riuscirebbe a ottenerlo".

 

Cosa è successo all'informazione in Italia? "Non credo di essere abilitato a dare delle lezioni. Quello che so è che l'adulazione non è il modo di fare giornalismo. Il servilismo è un'epidemia che ha colpito parte della stampa italiana -prosegue- il libro, invece, è dedicato a chi ha resistito, non si è piegato, ai tanti giornalisti che hanno fatto il loro onesto lavoro senza dedicare al potere quegli esempi di cortigianeria di cui ho scritto. A chi usa la lingua per parlare, per denunciare, per urlare, per fare pernacchie".

 

"La libertà di stampa si può annoverare tra i 'beni comuni' e, pertanto, va difesa -ricorda il direttore del Fatto- C'è un articolo della Costituzione, il 21, che ne tratta. Anche se poi noi, di quella libertà che abbiamo, molto spesso non ne approfittiamo, non ce la prendiamo, pure se siamo tutelati. Al potente, certo, fa piacere essere incensato, ma non è che ti può fare qualcosa se non lo incensi".

 

"Io però non faccio un discorso di categoria: cito fior di 'lecchini' ma hanno un nome e cognome. Ci sono tanti altri colleghi, sparsi in tutte le redazioni, che non sono mai stati tali. Spesso i temi della libertà di informazione sono considerati una questione interna alla nostra categoria: le persone non si rendono conto che, invece, è in gioco la qualità della democrazia e quindi della loro vita, non solo della nostra. Le vere vittime della non-libertà di stampa sono i cittadini".

 

Il sindaco di Roma, Ignazio Marino, l'altro giorno ha detto che lui i giornali non li legge: a casa sua ci incartano le uova e il pesce. "Con certe pagine di giornali a incartare il pesce si rischia pure di sporcarlo. Per certi aspetti ha ragione; tuttavia, dovrebbe fare dei distinguo. Ho l'impressione che si riferisse alle testate che lo criticano. Se davvero questo è il suo pensiero non si differenzia per nulla dai vecchi politici che considerano 'libera' la stampa amica e 'da cestinare' quella a loro contraria. In questo caso Marino dovrebbe pensarci bene: fatta così è una dichiarazione molto pericolosa".

 

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