08 dicembre 2019

Mogliano

"Stop al consumo del suolo"

Importante convegno qualche giorno fa a Mogliano, dove il sindaco Carola Arena ha illustrato la situazione locale

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un'immagine del convegno di Mogliano

MOGLIANO - Tre metri quadrati al secondo. E’ quanto suolo è stato consumato tra novembre 2015 e maggio 2016, in Italia, per un totale di 5 mila ettari.

Suolo prima destinato ad attività agricole o comunque non costruito. L’equivalente, per avere un paragone, di 200 mila nuove villette o di 2.500 chilometri di autostrada, da Venezia a Mosca.

E’ uno dei dati, tra i più angoscianti, emersi dal convegno della scorsa settimana a Mogliano Veneto sul nuovo PAT e sul consumo del suolo, oggetto della nuova legge regionale, approvata lo scorso giugno.

I dati, citati da Michele Munafò, responsabile monitoraggio territorio e consumo suolo di ISPRAA (Istituto superiore per la protezione e la ricerca ambientale, dicono anche che la provincia di Treviso ha il triste primato nazionale per incremento di consumo del suolo tra il 2015 ed il 2016 in ettari, con nuovi 186 ettari costruiti.

Ma si è trattato di un consumo utile? A sentire il Vicepresidente del Consiglio regionale, Bruno Pigozzo, probabilmente no. Dal 2001 al 2009 in Veneto sono stati concessi permessi a costruire per 114,6 milioni di metri cubi di nuova edificazione e 12,4 per ampliamenti, con un aumento di 127 milioni di metri cubi, più del doppio del fabbisogno di abitazioni, calcolato in base l’aumento di popolazione nel periodo di 371 mila unità circa, che sarebbe stato di 44,6 milioni (ipotizzando 120 metri cubi per abitante), o di 55,7 milioni (15 metri cubi per abitante). Non è diversa la situazione per i capannoni produttivi, con 111 milioni di metri cubi di concessioni per nuovi fabbricati, sempre tra il 2001 e il 2009, periodo in cui l’occupazione si è ridotta del 6,4 % e la ricchezza prodotta dall’industria del 14,0 %.

Cifre da capogiro se poi vanno confrontate con il dato citato dal direttore della pianificazione territoriale della Regione, Architetto Vincenzo Fabris, rispetto agli alloggi sfitti in Regione che sono oltre 454 mila (dato 2011, quindi precedente all’ondata di permessi a costruire citati.

Gli effetti di questa situazione sono pesantissimi: oltre 400 milioni di euro persi ogni anno nella produzione agricola a causa del consumo del suolo, oltre 1 milione e 200 mila tonnellate di carbonio perse, un aumento di 0,6 gradi centigradi della temperatura ogni 20 ettari cambiati su chilometro quadrato di superficie, quasi 750 mila tonnellate di sedimenti nei corpi idrici (2012-2016).

E’ naturale che a fronte di questa situazione la nuova legge regionale, forse tardivamente, si ponga l’obiettivo di mettere un limite al consumo di suolo, come richiamato già nel 2011, con la Tabella di marcia verso un’Europa efficiente nell’impiego delle risorse, nella quale si propone il traguardo di un incremento dell’occupazione netta di terreno pari a zero da raggiungere, in Europa, entro il 2050. Obiettivo rafforzato recentemente dal Parlamento Europeo con l'approvazione del Settimo Programma di Azione Ambientale.

Ma come arrivare al consumo zero da qui al 2050? La legge regionale dà un primo importante segnale e non manca molto all’approvazione da parte della Giunta regionale di un provvedimento che stabilirà la quantità massima di consumo di suolo ammesso nel territorio regionale, nel periodo di riferimento (obiettivo comunitario di azzerarlo entro il 2050), per ambiti comunali o sovracomunali omogenei, tenuto conto degli ambiti di paesaggio (PTRC 2013) e delle informazioni fornite dai comuni attraverso la compilazione della Scheda Informativa loro inviata.

Un primo segnale positivo è che i comuni veneti hanno già reagito positivamente. Fabris ha affermato che 515 comuni su 575 hanno risposto inviando la scheda e le informazioni richieste. Da un primo esame risulta che esistono varianti verdi (cambio destinazione da edificabile a verde) per 1160 ettari, aree dismesse per 2240 ettari, nuove previsioni residenziali per 18.800 ettari e nuove previsioni produttive per 6.800 ettari.

Dopo che la regione avrà stabilito i limiti di consumo del suolo i Comuni, per mezzo dei PAT e degli altri strumenti urbanistici, dovranno adeguarsi. A marzo 2017 risultavano essere 412 i Comuni con Pat approvato, il 72 % del totale, mentre il 20 per cento lo ha in itinere, come Mogliano, e l’8 per cento è rimasto del tutto inattivo. Segnale positivo è che il 45 % circa dei comuni ha adottato almeno una Variante verde.

Quindi il PAT sarà strumento di regolazione anche del consumo del territorio. Quello di Mogliano Veneto, che nel corso del convegno è stato nuovamente iluustrato, sarà probabilmente il primo ad adeguarsi alla nuova normativa, essendo stato in via di definizione proprio in concomitanza con l’approvazione della legge regionale.

Il Piano in discussione, ha affermato il Sindaco di Mogliano Carola Arena (nella foto), prevede una forte tutela dei “territori” del comune di Mogliano, di cui si sono studiati a fondo gli ecosistemi, le diversità e le peculiarità, con l’obiettivo di arrivare ad una grande valorizzazione ambientale e paesaggistica.

E’ stato fatto uno studio molto attento delle aree non costruite tra cui molte hanno particolare pregio paesaggistico e vanno quindi tutelate. Il Piano non prevede nuove aree di espansione, e naturalmente, ulteriore consumo di suolo, puntando decisamente verso la rigenerazione dell’esistente.

 

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