13 novembre 2019

Vittorio Veneto

AIUTIAMOLO CHE GLI ASTRONAUTI GIA' LO AIUTANO

Bimbo di 2 anni cammina grazie a una terapia "spaziale"

Emanuela Da Ros | commenti |

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Emanuela Da Ros | commenti |

Cappella Maggiore. Jacopo, il biondissimo bimbo della foto, è affetto da una leggera forma di diparesi agli arti inferiori: ha due anni e mezzo ma non è ancora in grado di camminare. Ma lo farà presto. Grazie  alle terapie dell’istituto Nostra Famiglia di Conegliano, ma soprattutto grazie agli…astronauti.
Cinzia Da Ros, mamma di Jacopo Zanette (che risiede a Cappella Maggiore) ha scoperto che in Slovacchia, a Piestany, un paese lontano un’ottantina di chilometri da Bratislava, un medico russo aveva messo a punto un sistema utile a risolvere problemi di deambulazione, congeniti o provocati da traumi.

Cinzia si è messa in contatto con l’equipe medica e, nel gennaio scorso, ha portato Jacopo a Bratislava. In due settimane, il piccolo ha registrato progressi eccezionali tanto che “per la prima volta – racconta la mamma – è riuscito a compiere i suoi primi dieci passi”.
“Non si è trattato – ha precisato Cinzia Da Ros – di un miracolo. Tutt’altro. Però nel centro Adeli del dottor Vladimir Petrov l’iter terapeutico adottato è stato tanto efficace da permettere a mio figlio una rapida riabilitazione”.


In che cosa consiste la terapia a cui Jacopo è stato sottoposto in Slovacchia?
La terapia è molto simile a quella che viene adottata presso la Nostra Famiglia di Conegliano, ma è più intensa, completa forse. E nella clinica ogni paziente viene aiutato a muoversi grazie a una speciale tuta aerospaziale, messa a punto dal medico Petrov per gli astronauti.

Insomma la tecnologia lunare può aiutare a camminare…
La speciale imbracatura con i quali i pazienti, guidati da tre o quattro terapisti, vengono invitati a fare i movimenti è senz’altro utile. E non lo provano solo le migliorate condizioni fisiche di Jacopo ma anche quelle di centinaia di bambini che, da tutta Europa, ogni giorno frequentano la clinica.


Jacopo, psicologicamente, come ha reagito alla terapia?
Con grande serenità. Anzi, si è divertito: quando indossava la tutina aerospaziale esclamava: “Papà, guarda! Vado in mongolfiera!”


La terapia del dott. Petrov non contrasta con quella della Nostra famiglia?
No. Anzi: i due interventi si conciliano bene. L’unica controindicazione, se così vogliamo chiamarla, del soggiorno presso la clinica Adeli di Piestany è il costo. Per quanto riguarda la mia famiglia, non abbiamo avuto problemi ad assicurare la cura a mio figlio, ma mi rendo conto che sostenere la spesa necessaria a raggiungere Bratislava e a pagare la terapia non sia un’operazione che si possono permettere tutti. Per questo vorrei che la mia esperienza fosse utile agli altri. Vorrei aiutare a far conoscere anche in Italia la bravura del metodo Adeli e l’efficacia della cura che propongono e, attraverso un’associazione, vorrei raccogliere fondi per assicurare la stessa possibilità di guarigione ad altri bambini.

Due settimane di terapia presso il Centro Adeli sono costante alla famiglia Zanette 2.780 euro ai quali vanno sommati i 2.700 euro spesi per l’hotel dove, per tre settimane hanno alloggiato Jacopo e i suoi genitori. Cinzia Da Ros, che in passato ha lavorato come public relationist per diverse agenzie, vorrebbe quindi mettere a disposizione la sua esperienza di mamma e di organizzatrice per fondare un’associazione o un centro che, localmente, possa aiutare coloro che vogliano sperimentare la cura e la tecnologia spaziale del medico russo Petrov. L’indirizzo e-mail di Cinzia Da Ros è: cinziajacopo@libero.it.

La redazione di OggiTreviso è a disposizione per concretizzare il progetto di solidarietà.

Emanuela Da Ros

 

 



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