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26 giugno 2017

Agenda

NOI ERAVAMO.

In anteprima nazionale al Multisala Verdi, con la presenza del regista Leonardo Tiberi.

Spettacolo - Teatro - Cinema

quando lunedì 22 maggio - ore 20,15
dove Vittorio Veneto
Multisala Verdi, via Lioni, 8
prezzo Euro 7,50
info 0438551899
organizzazione Cinemotion
sito web https://goo.gl/527DvG

Noi eravamo, in anteprima nazionale al Multisala Verdi di Vittorio Veneto, con la presenza in sala del regista Leonardo Tiberi.

Il film racconta la Grande Guerra attraverso luoghi, volti e testimonianze di chi l’ha vissuta in prima persona. Un esperimento possibile grazie alla collaborazione tra il regista e l’Istituto Luce, che ha aperto le porte degli archivi per permettere alla settimana arte di portare in scena un pezzo doloroso quanto importante della nostra storia.

Le immagini, che sono state eccezionalmente colorizzate, vertono a mostrare il conflitto dalla parte dei volontari, dando il plus al racconto inedito della Prima Guerra Mondiale, tra storia e spettacolo.

Fanno parte del cast di Noi eravamo, Alessandro Tersigni (il protagonista Guglielmo), Davide Giordano e Beatrice Arnera (nei panni di Agnese, volontaria nelle file della Croce rossa), alla prova matura del personaggio-chiave del film, Fiorello La Guardia, interpretato da Yari Gugliucci, affiancati dalle presenze di attori come Roberto Citran, Emanuela Grimalda ed Eliana Miglio.

Prodotto da Maurizio e Manuel Tedesco per Baires Produzioni e da Istituto Luce Cinecittà, il film è inserito nel programma nazionale delle commemorazioni del Centenario della prima guerra mondiale della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

TRAMA

Italia, tra la fine della Grande Guerra nel 1918 fino al 1933. 15 anni nella vita del paese e di tre ragazzi. Guglielmo e Luciano, uniti e divisi da una guerra cui hanno scelto di partecipare da volontari, e dall’amore per Agnese, giovanissima luminosa presenza delle loro vite, anche lei volontaria nel corpo delle amatissime crocerossine.

Un intreccio di destini personali in una grande storia, uniti dal personaggio chiave e narratore della vicenda: Fiorello La Guardia, figlio di emigrati italiani, arrivato dall’America assieme a un centinaio di connazionali per combattere sui mitici aerei Caproni. Nella sua voce carismatica, nel suo fascino che sa di vecchia Europa e Nuovo Mondo, tra radici incancellabili e aspirazione al futuro, sta questa storia, che intreccia sorprendentemente eccezionali materiali dell’archivio Luce, colorizzati in modo da farne immagini di grande cinema, con scene di finzione che ci restituiscono tutta l’epica di un grande film di guerra, pace, e sentimenti.

E saranno gli occhi di Fiorello a condurci dai campi in guerra nel Veneto del 1918, al 1933 di una finestra di uno studio di New York. La città di cui La Guardia diverrà indimenticabile sindaco.

La Storia vista con gli occhi dell’emozione. Per ricordarci da dove veniamo, e che quella storia, come le immagini che la accompagnano, è ancora straordinariamente attuale, colorata e viva.

NOTE DI REGIA

Dopo l'esperienza di "Fango e gloria", continua la mia ricerca di una formula narrativa innovativa ed efficace per portare sullo schermo fatti e personaggi della storia contemporanea. Lo straordinario materiale di repertorio dell'Istituto Luce vive e si amalgama con il girato che nel nuovo film prevale per durata ed intensità.
Nei laboratori del Luce e in altri altamente specializzati le preziose pellicole dell'Archivio Storico sono state quindi scansionate in Alta Definizione, restaurate da graffi e macchie, acquisite in digitale, variando la velocità di scorrimento - per eliminare le fluttuazioni ondulatorie che avevano le macchine da presa dell’epoca e che provocavano i movimenti accelerati e ridicoli a cui siamo abituati.
Infine le immagini in bianco e nero sono state colorate, ma nel pieno rispetto della filologia e della storia, con un procedimento che nei risultati assomiglia molto alle bicromie di inizio secolo, come il Kinemacolor di Charles Urban.
“Alla ricerca dei colori perduti”, si potrebbe dire, per vedere luoghi, persone e cose con occhi ad essi contemporanei, per dare vita nuova ai mille volti senza nome fissati cento anni fa sulle pellicole conservate nell’Archivio dell’Istituto Luce e farli tornare a tutti gli effetti i protagonisti del racconto del film, spalla a spalla con gli attori che li evocano.
Scelte forti, audaci, che potrebbero non essere condivise da chi di quelle vecchie immagini rimpiange la patina di antico a cui tutti siamo abituati, ma nelle quali io credo fermamente, perché sono state adottate non per esibizionismo tecnico o per desiderio di accattivarsi il pubblico, ma, al contrario, perché necessarie e determinanti, perché generano drammaturgia e permettono allo spettatore di calarsi nel racconto in un modo quanto più possibile vivo e partecipato. La guerra di ieri è come quella di oggi, vederla a colori e al passo giusto ne accentua la tragica attualità e induce a riflessioni sulla natura dell'uomo.





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