12 novembre 2019

Benessere

Non parlare di sesso ai nostri figli: un tabù che causa molta confusione.

AdnKronos | commenti |

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(Roma, 10/09/2019) - Roma, 10/09/2019 - Il tema adolescenti e sessualità è stato attivamente discusso e grazie ai recenti studi effettuati dai vari organi competenti è possibile godere di una panoramica molto rappresentativa dello scenario italiano. Tra queste ricerche il più significativo è stato lo Studio Nazionale Fertilità, terminato nell’ottobre del 2018 e promosso dal Ministero della Salute. In Italia le statiche mostrano che la maggior parte dei giovani ha avuto il primo rapporto sessuale tra i 17 e i 20 anni, seguiti dalla fascia d’età compresa tra i 20 e i 25 anni, nonostante esistano numerose eccezioni. Il 13,1% sostiene di aver avuto il primo rapporto sessuale tra i 14 e i 16 anni, mentre il 2% si è avvicinato al sesso ancora minore dei 14 anni. La maggior parte dei partner sessuali compiono l’atto nel weekend, tra il sabato e la domenica.

Secondo le ultime indagini, indipendentemente dall’età, la popolazione italiana ha scarse conoscenze su tematiche specifiche legate alla sessualità e il dato è ancora più evidente tra i giovanissimi. Risulta infatti che la maggior parte degli adolescenti crede di sapere più di quella che è la reale scarsa conoscenza e che i maggiori canali di informazione sono riviste e social a discapito delle informazioni provenienti da familiari o istituti scolastici.

Una delle tematiche meno conosciute è la fertilità per cui non si conoscono le reali statistiche, le differenze esistenti in questo contesto tra uomini e donne ed è sovrastimato anche il sapere circa le terapie a favore della fertilità. Uno dei dati più allarmanti è quello che riguarda il rapporto tra adolescenti e famiglia sul tema sesso.

Ci si domanda spesso quando e come affrontare la tematica "sesso" all’interno dei nuclei familiari e non sorprende che il 78% degli adolescenti intervistati in un recente studio ammetta di non sentirsi a suo agio a parare di sesso in famiglia e che più della metà sostenga di non aver mai parato di malattie e contraccezione con i propri genitori.

Generalmente in età l’argomento sesso è ancora un tabù, come l’omosessualità, e l’intero contesto fatto di preliminari, giochi, e relazioni legate alla sessualità. Ciò si traduce in mancate o errate informazioni e talvolta in pericolose situazioni che possono portare a gravidanze in giovane età o ancor peggio malattie sessualmente trasmesse. La maggior parte dei genitori non conosce la vita sessuale o sentimentale dei propri figli ed emerge a livello nazionale la necessità di parlare di più riguarda questo tema, anche nel contesto scolastico.

In Italia esiste su questo tema un forte divario tra Nord e Sud poiché, mentre nel settentrione del Paese il tema sesso è discusso nelle scuole, nel Sud vi sono scarse possibilità in ambito scolastico di partecipare ad incontri specifici. Questi dati sono rappresentativi sia per gli adolescenti di sesso maschile che femminile poiché non ci sono grandi divari di conoscenze.

Giovani e contraccezione

In Italia circa il 10% dei giovani sessualmente attivi non usa metodi contraccettivi e questo preoccupante dato è in forte contrasto con quello degli altri Paesi dell’Unione Europea, sebbene in miglioramento. Rispetto alle precedenti statistiche il dato è in aumento specie per i soggetti che hanno iniziato ad usare regolarmente il preservativo.In molti però continuano nel preferire l’interruzione del coito o la conta dei giorni fertili per ridurre il rischio di gravidanze, ma questi metodi non contrastano le malattie veneree e sono la prova dei danni della mancanza di informazione, in particolare per ciò che concerne le infezioni sessualmente trasmissibili.

Gli adolescenti più informati sembrano essere coloro che hanno fratelli o sorelle più grandi. In questa categoria si riscontra che il 95% di questi utilizzano metodi contraccettivi, in particolare preservativo e pillola anticoncezionale. Nonostante ciò i dati sulle conoscenze degli adolescenti in materia di malattie sessualmente trasmissibili sono molto preoccupanti. Un decimo di questi ritiene che l’interruzione del coito sia sufficiente per non infettare o farsi infettare, mentre il 9% dei maschi ed il 7% delle femmine credono che ci si possa proteggere dalle malattie evitando di fare sesso nei giorni di massima fertilità.

Leggermente inferiore è la percentuale di coloro che ritengono che la pillola anticoncezionale protegga anche dalle malattie ed infezioni che avvengono per via sessuale.

Un dato allarmante è quello che riguarda l’HIV e l’AIDS. Purtroppo, dalla ricerca appare chiaro che gli adolescenti hanno forti lacune su questa triste questione e che troppo spesso sottovalutano la pericolosità di fare sesso non protetto.

Fertilità, controllo ed informazione

Alla luce di ciò ci sono alcune critiche che possono essere mosse su quanto appena detto. La maggior parte degli adolescenti non effettua visite mediche con specialisti dell’apparato genitale femminile e maschile e solo un terzo delle ragazze in età adolescenziale ha fatto almeno una volta un controllo ginecologico. La percentuale scende drasticamente al 12% per ciò che riguarda le visite mediche dei ragazzi presso un andrologo. Tale situazione non è causata solo dalle famiglie poiché in Italia non esiste una vera educazione sul tema e la scuola non promuove le giuste attività informative e di sensibilizzazione.

Uno dei fattori più critici emersi dallo Studio Nazionale Fertilità è stato anche l’impreparazione di alcuni ginecologi e andrologi, i quali sono troppo ottimisti sulle informazioni date ai pazienti circa la fertilità e le tecniche di fecondazione assistita. Le errate comunicazioni rischiano di creare frustrazione e crisi tra le coppie che non possono avere figli ed intendono avere un bambino. Al contempo i medici italiani non partecipano ad abbastanza eventi formativi per ciò che riguarda il sesso.

Dalla ricerca è infatti emerso che solo l’8% dei pediatri ed il 20% dei medici di medicina generale hanno frequentato corsi e meeting sulla salute riproduttiva. Ciò comporta che in molti casi vengono date informazioni non complete circa la fertilità alle coppie che richiedono informazioni e che troppo spesso intervengono in maniera tardiva per la risoluzione di problemi fisici legati alla riproduzione.

Questo quadro generale disegna lo scenario italiano, che non sembra incoraggiante, ma lascia trasparire lievi miglioramenti. Il ruolo delle famiglie e della scuola deve però essere più attivo e partecipativo nella vita degli adolescenti al fine di avere soggetti informati, capaci di prendere le giuste scelte e di non correre inutili pericoli.

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