14 novembre 2019

Oderzo Motta

Non riesce a entrare nel camerino di una grande catena di abbigliamento: disabile fa causa e viene risarcita

L'episodio è stato reso noto dal presidente di SIDiMa Rodolfo Dalla Mora

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Rodolfo Dalla Mora

TREVISO – Non riesce a entrare nella cabina con la carrozzina. Dal negozio si scusano, ma la situazione non cambia. La malcapitata non si scoraggia, passa alle vie legali e il giudice le dà ragione.

Entrare in un negozio di abbigliamento, scegliere alcuni abiti e andare in camerino a provarli prima di effettuare l’acquisto: un’esperienza scontata per molti, ma che per chi è in carrozzina può costituire l’ennesima occasione di discriminazione.

E’ quel che è capitato a Elisa (nome di fantasia) nel negozio di una grande catena di abbigliamento del bolognese: il camerino era decisamente troppo piccolo per poterci entrare con la carrozzina, così la ragazza aveva dovuto rinunciare all’acquisto.

Ha quindi scritto a SIDiMa, l’associazione dei Disability Manager italiani, presieduta da Rodolfo Dalla Mora (nella foto), chiedendo l’aiuto del servizio legale antidiscriminazione.

«Con qualche scambio di lettere tra avvocati, la nostra socia ha ottenuto 1000 euro di risarcimento, il pagamento delle spese legali e soprattutto la realizzazione di un camerino più grande all’interno del negozio – spiega Dalla Mora, che lavora da anni come Disability Manager ed è consulente dell'ospedale di Motta di Livenza e per diversi enti, tra cui il Comune di Treviso – che consenta alle persone in carrozzina di fare acquisti alle stesse condizioni degli altri. Al di là del caso singolo, il risultato è importante per far capire alle persone che certi disagi “quotidiani”, a cui siamo quasi rassegnati, in realtà sono discriminazioni e possono essere risolti».

Infatti, secondo la legge 67/2006, ogni situazione che mette una persona con disabilità in una posizione di svantaggio può costituire “discriminazione indiretta”: quindi, anche un camerino con una porta troppo stretta.

Elisa però non era passata subito alle vie legali: anzitutto aveva segnalato il problema personalmente, via mail, alla catena di negozi. Il servizio clienti si è subito scusato, promettendo un celere riscontro che, però, dopo quattro mesi non era arrivato.

È allora che si è rivolta a SIDiMa. «Ho deciso di andare a fondo di questa piccola questione» spiega la ragazza «perché era davvero semplice da risolvere: posso capire che a volte ci siano difficoltà oggettive per superare le barriere architettoniche, o alti costi da affrontare, ma in un caso del genere bastava togliere il divisorio di legno tra due camerini per crearne uno più grande, un lavoro da nulla, era assurdo che non intervenissero».

Così Elisa ha scritto un’altra mail all’azienda, avvisando stavolta che, in assenza di riscontri, si sarebbe rivolta a un avvocato. «Mi hanno risposto che avrebbero risolto il problema, ma con “tempi tecnici” indefiniti. Francamente mi sono sentita presa in giro, sono stanca di sentire gente che dà ragione alle persone con disabilità tanto per “tenerle buone” e prendere tempo, senza fare nulla di concreto per cambiare le cose. Ormai so bene che questo genere di risposta non porta da nessuna parte, così ho attivato il servizio legale di SIDiMa».

Il caso è stato seguito da Fulvia Casagrande, avvocata di SIDiMa del foro di Bologna, specializzata in diritto antidiscriminatorio. Inizialmente, come di prassi, l’avvocata ha inviato alla controparte una raccomandata, chiedendo di risolvere il problema e di risarcire il danno subito.

Poiché la catena di negozi, però, non aveva dato risposte soddisfacenti, è stato necessario depositare in Tribunale un ricorso per discriminazione.

«Come spesso capita, poco prima della data fissata per l’udienza la controparte ci ha contattati» spiega Casagrande «chiedendo di trovare un accordo che gli evitasse di andare davanti al giudice».

La questione così è stata risolta tramite una transazione, che ha previsto appunto sia un risarcimento economico, sia la modifica del camerino entro un termine preciso. Scadenza effettivamente rispettata.
 

 

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