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21 agosto 2017

Nonna Eufrasia e il sogno di un posto alla casa d riposo

Categoria: Persone - Tags: case di riposo

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Sara Ferracin | commenti | (5)

Dopo tanti mesi, passati tra alti e moltissimi bassi – e non aggiungo altro come dicono in Toscana per non “darvi noia” - ritorno per raccontarvi una storia. Una di quelle che tocca me e i miei famigliari ma chissà quante altre famiglie. Nonna Eufrasia, classe 1921 (93 anni il prossimo 29 settembre), signora attiva, energica e in buona salute fino ai 90 anni, da circa un anno e mezzo, inseguito ad alcuni problemi di salute e anche alla diagnosi di malattia dell’amata nipote, non è più autosufficiente. Così, le due figlie provvedono in fase di emergenza (la nipote era ricoverata e in quel momento paralizzata agli arti inferiori) a trovare una badante, un “donnone”- passatemi il termine - ucraino, sulla cinquantina, che nonna per un bel po’ di tempo non chiama per nome (peraltro pronunciabilissimo), ma simpaticamente “l’om” (e come non darle torto!). Ora, come spesso purtroppo accade, nonna viene progressivamente trascurata tanto da divenire progressivamente quasi un vegetale. Vista la situazione, mamma si attiva per avere un colloquio con l’assistente sociale del comune di residenza e uno con quello di una struttura privata per anziani. Ci rispondono che non c’è posto neppure entrando privatamente (senza contributo regionale), quindi pagando una retta, se non erro, intorno ai 2500 euro al mese, e di fare domanda ufficiale per entrare in graduatoria. Teniamo conto che nell’ultimo anno alla nipote hanno riconosciuto il 67% di invalidità e alla nonna il 100% (con tanto di assegno). Ad inizio agosto circa, dopo per aver precedentemente piagnucolato per avere un aumento (notiamo che ha ovviamente un regolarissimo contratto di lavoro con tutto quello che ne consegue e una tranquilla anziana da accudire) la badante dice di aver deciso di andare in ferie. Domanda: ma le ferie non vengono concordate con il datore di lavoro..? E per tempo..? Mah…come se non bastasse aggiunge di volere poi un’aspettativa…fino a fine ottobre.. panico totale ovviamente! Che si fa..? Si cerca immediatamente una struttura per un soggiorno temporaneo…alzando un po’ la voce – ma mi pare che in Italia sia sempre necessario purtroppo per essere ascoltati – nel giro di un paio di giorni nonna entra al Cesana - Malanotti di Vittorio Veneto. Ogni giorno migliora, gli occhi si riaccendono – era diventata completamente apatica, un vegetale dicevo – le fanno fare ginnastica, riceve visite (anche da persone che a casa non la andavano a trovare…), riprende a giocare a carte ed avere interesse per leggere il giornale. Tutto questo, ovviamente, compatibilmente all’età. Quando la andiamo a trovare approfittiamo, tempo permettendo, per portarla nel verdissimo giardino – il suo lo vedeva dalla finestra stando in carrozzina – e farle prendere un po’ di sole. Accetta molto bene, con nostra grande sorpresa, l’idea di essere accudita in quella struttura, tra l’altro ad una manciata di chilometri da casa. La vediamo sempre più serena e la lucidità torna di ora in ora. Insomma un sogno per tutti: serenità per un’anziana signora e per i suoi famigliari. Sì, serenità temporanea come il soggiorno nella struttura! Eh sì, perché dal momento dell’entrata al Cesana si attende l’uscita delle graduatorie per capire quale sarà la struttura di destinazione. D-Day: giovedì 4 settembre. Venerdì 5 settembre: appuntamento al Cesana per “fare il punto della situazione”. PER NONNA NON C’E’ POSTO IN CASA DI RIPOSO. Cioè, 93 anni, invalidità 100%, allo scadere del periodo di soggiorno temporaneo (12 settembre), nonna deve rientrare a casa. Il punteggio ottenuto in graduatoria non la fa accedere a nessuna struttura per anziani. La cosa ha dell’incredibile. Non è difficile capire lo sgomento. Mettetevi nei panni dei famigliari. Ma facciamo un ragionamento generale, visto che proprio poche ore prima di avere la notizia ne riceviamo una di molto simile da un’amica di mamma. Insomma, è presumibile che una donna di 93, ripeto classe ’21, abbia dei figli (2 figlie nella fattispecie, di cui una che si deve anche occupare della figlia disabile, cosa che è stata fatta presente) che seppur anche in salute, si trovino nella terza età. Non importa nulla a nessuno. PER NONNA EUFRASIA NON C’E’ POSTO! Eppure per lei c’è stato posto per crescere in fretta in questa stessa Italia e per lavorare a 12 anni. C’è stato posto soprattutto, dopo il matrimonio, sul quel treno che l’ha portata con le figlie a raggiungere il marito Ferruccio nel distretto carbonifero belga di Charlerois dove è vissuta per quindici anni. E c’è ancora molto posto per pagare le tasse! Per essere accudita professionalmente e dare dignità ai suoi giorni, no. Di quello un’altra-novantenne invalida non ha diritto. E chi ne ha diritto allora..? La scienza fa di tutto per allungarci la vita affinché poi la società non ci riconosca il diritto all’assistenza..? La cosa, da adulta disabile, capite, mi tocca particolarmente. Non so cosa ne pensiate, ma in Italia ci vuole la raccomandazione anche a 93 anni..? Se così fosse, fatemi sapere.



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Una storia emblematica della condizione degli anziani in Italia.

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Sì ci vuole la raccomandazione anche a 93 anni!

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Nonostante certi suoi interventi non la facevo così anziano, Scorretto!

Tornando seri, se è vero che gli italiani sono uno dei primi popoli della terra come aspettativa di vita media, ciò significa che la condizione dell' anziano, in generale almeno, non è così cattiva. Sui casi singoli non mi permetto di giudicare.

E' verosimile che il sistema abbia delle falle che, vista la curva demografica nazionale e le crescenti necessità finanziarie che il welfare richiede, saranno purtroppo destinate ad aumentare.

Le faccio i migliori auguri,che di più non posso fare, affinché si trovi l'auspicata soluzione per nonna Eufrasia

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Una curiosità, ma se per la sua posizione in graduatoria non c'è posto vuol dire che c'è altra gente che sta messa peggio, avete provato a chiedere senza aver nomi ovvio, gli altri che sono sopra in graduatoria in che condizioni sono e in che senso sono messi peggio?

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Ho in casa una mamma di 90 anni, cieca, cardiopatica, con artrosi deformante e con un grave ictus lo scorso anno. Posso comprendere gli alti ed i molti bassi e posso comprendere lo scoramento per i nostri servizi sociali.

Per quello che vedo in giro per ottenere qualcosa è indispensabile perseveranza e "presenza" assidua presso i vari uffici valutatori. Magari non sarà così, ma nella mia esperienza ho visto che i frequentatori insistenti dei servizi sociali tendono ad ottenere di più...

In realtà siamo tutti soli e abbandonati. Buona fortuna

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