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22 settembre 2017

Treviso

Nuovo anno scolastico, problemi di sempre: “Siamo in pericolo, istituti non sicuri”

Presa di posizione della Rete degli Studenti Medi di Treviso

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TREVISO - Oggi, 13 settembre 2017, ricomincia la scuola anche per gli studenti della provincia di Treviso. Un nuovo anno scolastico, ma i problemi sono quelli di sempre. “Vogliamo, fin dal primo giorno di scuola, fare luce sulle condizioni in cui gli studenti si trovano quotidianamente, rispetto alle quali la politica si dimostra sorda da troppi anni”, dichiara Sara Guizzetti della Rete degli Studenti Medi di Treviso.

 

“Chi torna a scuola oggi – prosegue - vive un pericolo concreto: la messa in sicurezza delle scuole, soprattutto alla luce di un anno tormentato da scosse di terremoto e calamità naturali, come ci ha ricordato la giornata del 10/9 e la situazione critica vissuta a Livorno, deve essere una priorità: allo stanziamento di fondi deve seguire un monitoraggio continuo e attento delle condizioni delle strutture scolastiche. Si aggiunge poi la totale assenza di finanziamenti per il diritto allo studio, motivo per cui il costo della scuola, anche per le famiglie in estrema difficoltà, supera i mille euro annui a studente, tra libri di testo, trasporti e corredo scolastico. Viviamo un paradosso per cui, con la giusta introduzione della no tax area e con il sistema di borse di studio universitarie, la scuola dell’obbligo può costare a una famiglia molto più dell’università. La risposta a questo non può e non deve continuare ad essere il mercatino del libro usato autorganizzato dagli studenti a cui moltissime famiglie in difficoltà si rivolgono nei territori”.

 

“La scuola deve essere luogo di cultura e sapere aperto e inclusivo - aggiunge Rachele Cominella, della Rete degli Studenti Medi di Montebelluna - chiediamo da anni un ripensamento della didattica e dei programmi, innovazione dal punto di vista della valutazione per superare il fine punitivo: in un momento in cui l’alternanza scuola lavoro, ormai obbligatoria da due anni per gli studenti, così come proposta dalla legge 107/2015, evidenzia i suoi limiti, e le cui storture non sono certo più giustificabili dietro alla retorica della novità, ancora in attesa di uno statuto che sia garante del rispetto dei nostri diritti, vogliamo essere ascoltati e coinvolti in un complessivo ripensamento della scuola, dai metodi di didattica alternativa, come la stessa alternanza scuola lavoro, all’innalzamento dell’obbligo scolastico e la riforma dei cicli scolastici, al numero chiuso e all’accesso all’università”.

 

Conclude Guizzetti: “Come studenti e come giovani viviamo una condizione di profonda incertezza rispetto al nostro futuro, la scuola superiore sembra essere ormai diventata l’ultima tappa di una giovinezza che termina con la certezza della precarietà, ma non ci accompagna e non ci guida, non ci stimola ma ci punisce. Ora tocca a noi: vogliamo cambiare la scuola per cambiare il Paese!”.

 

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