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22 novembre 2017

Cronaca

Omicidio Yara, ergastolo per Bossetti

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Massimo Bossetti, l'uomo accusato dell'omicidio di Yara Gambirasio, è stato condannato all'ergastolo dai giudici della Corte d'assise di Bergamo. Il presidente della corte d'assise che ha letto la sentenza, dopo circa 10 ore di camera di consiglio. Bossetti è rimasto impassibile quando il presidente della corte d'assise di Bergamo ha pronunciato la parola 'ergastolo'. L'imputato non ha detto nulla e ha ascoltato in silenzio la lettura della sentenza, poi è uscito dall'aula del tribunale di Bergamo scortato dalla polizia penitenziaria. All'imputato è stata tolta la patria potestà.

Bossetti è stato assolto "perché il fatto non sussiste" dall'accusa di calunnia nei confronti di un ex collega, su cui aveva puntato il dito. La corte ha fissato in 90 giorni la diffusione delle motivazioni. Il pm Letizia Ruggeri aveva chiesto per Bossetti la condanna all'ergastolo con isolamento diurno di sei mesi, isolamento non concesso dalla corte.
Bossetti è stato condannato a risarcire le parti civili: il giudice ha deciso, come provvisionale, 400mila euro per ciascun genitore di Yara e 150mila euro per ciascuno dei tre fratelli della vittima. Un risarcimento pari a 1,25 milioni di euro. Cifra a cui vanno sommati 18mila euro di spese legali.

BOSSETTI - "Una mazzata grossissima, avevo fiducia nella giustizia". Così Bossetti si sfoga con i suoi legali dopo la condanna all'ergastolo. "Una sentenza già scritta: in 45 udienze, in 60 faldoni, non abbiamo trovato nessuna certezza contro Massimo Bossetti", dice l'avvocato Claudio Salvagni. "Non è una sentenza definitiva e una volta lette le motivazioni faremo appello", aggiunge il difensore. "Bossetti era molto fiducioso nella giustizia, ora il contraccolpo è forte, ma ha la scorza dura e saprà reagire", conclude.
 

I GENITORI - "E' andata come doveva andare, ma questa è e resta una tragedia per tutti che non ci restituisce indietro nostra figlia", dicono i genitori di Yara Gambirasio, mamma Maura e papà Fulvi. I legali, che hanno avvisato la famiglia della vittima che si è sempre tenuta lontano dai riflettori, riferiscono che i genitori della 13enne hanno accolto l'esito "con la massima serenità, così come con serenità hanno seguito tutta la vicenda". Dal momento dell'arresto del muratore di Mapello, i Gambirasio "non hanno mai avuto dubbi", dice l'avvocato Enrico Pelillo.

IL PROCURATORE - "La pena è quella prevista per una persona che commette un omicidio a cui non sono riconosciute le attenuanti". Così il procuratore di Bergamo, Massimo Meroni, commenta la sentenza. Un processo in cui "il Dna, la prova scientifica è stata decisiva". Per il procuratore si tratta di un primo passo di un'inchiesta "difficile" e il pm Letizia Ruggeri "è stata fantastica".

 

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