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18 giugno 2018

Treviso

Pace tra Manildo e il vescovo Gardin

Una stretta di mano a Giavera stempera le incomprensioni della scorsa settimana

commenti | (1) |

TREVISO – Alla festa di “Ritmi e Danze dal mondo” a villa Wassermann di Giavera del Montello dove di sono radunate circa diecimila persone per accogliere e salutare il ministro Cecile Kyenge, c'era anche il vescovo Monsignor Gianfranco Agostino Gardin.

 

Dopo il duro botta e risposta sulla questione del registro comunale delle coppie di fatto ed il riconoscimento dei diritti dei gay che il sindaco Manildo ha annunciato di voler istituire, il vescovo Gardin ha voluto salutare il sindaco con una stretta di mano. "Mi ha fatto molto piacere incontrare Monsignor Gardin, – ha detto Manildo – ci siamo salutati con una stretta di mano. C'era stato un fraintendimento sulle priorità – ha spiegato - il registro si farà ma non subito”.

 

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Cogliendo anche l'occasione per commentare l'entusiastico peana in altro articolo, relativamente a questo bellissimo evento.
Evidentemente, i trevigiani si meritano nell'ordine, Manildo sindaco, Kjenge ministro, Gardin vescovo.
Tre persone che di certo si occupano e si preoccupano di ciò che non è priorità in questo momento, ma che evidentemente stanno facendo carriera proprio per questo.
Contentissimo che Manildo e Gardin si siano stretti la mano, con la Kjenge benedicente.
Peccato che a nessuno dei tre venga in mente che danze e ritmi dal mondo, cittadinanze secondo jus soli (quando anche un politologo non certo di destra come Sartori, è critico in merito) e registri coppie privi di valore giuridico, non freghino alla quasi totalità delle persone di buon senso, vista la situazione disastrosa di economia, aziende, occupazione, proprio qui da noi.
Bellissimo occuparsi del nulla, o di ciò che dà lustro alla propria demagogica posizione politica.
Peccato che ciò che non è riuscito a Grillo, cioè spazzar via questo modo di far politica, riuscirà alla devastante crisi economica e industriale del nostro tessuto veneto e trevigiano in specie.
Ma di certo, ancora una volta, a rimetterci sarà la povera gente, e non certo questi privilegiati.

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