19 novembre 2019

Paolo De Coppi

Categoria: Persone - Tags: Paolo De Coppi, Cellule Staminali

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Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

Paolo De Coppi

L’uomo che coltiva le cellule

Il ricercatore coneglianese Paolo De Coppi ha ottenuto la copertina di Nature, che è un po’ il Times dei medici. La sua scoperta sulle cellule staminali, condivisa coi ricercatori inglesi e americani, ha infatti avuto un’eco internazionale. Perché, anche se è un uomo, De Coppi può dire di essere in grado di (ri)dare la vita

Di Piero Panzarino



L'ho conosciuto qualche anno fa, dopo la sua prima grande scoperta scientifica sulle cellule staminali. In Italia era ed è un argomento delicato: la loro utilizzazione pone grandi interrogativi di natura etica e morale. Lui lo sa e da sempre ne tiene conto, per l'impatto anche mediatico che le sue ricerche possono suscitare.

 

Aver ottenuto la prima pagina della rivista internazionale Nature, il recente servizio sull'altra rivista scientifica GUT sull'ultima sua scoperta lo collocano in una posizione di grande prestigio. Di essa parliamo nel Quindicinale, anche se non è facile rendere comprensibile il significato profondo dell'ultima scoperta, i cui primi effetti immediati dovrebbero arrivare entro poco tempo. Di Paolo de Coppi, rimasi colpito dalla disponibilità con cui aveva accettato l'invito a incontrare gli studenti del liceo Flaminio: si trattò di una toccata e fuga, nel senso che arrivò da Londra a Treviso nella mattinata e, dopo l'incontro al palazzetto dello sport di Vittorio Veneto, rientrò al suo ospedale londinese, dove è primario, e dove opera in stretta sinergia con un’equipe, cui tiene a sottolineare il fondamentale apporto professionale. L'anno scorso, preso atto dei suoi rapporti con l'università di Padova, lo stesso liceo Flaminio e l'Associazione degli ex allievi lo invitarono insieme a Giorgio Palù e Gianfranco Zanon (già preside e il vicepreside della Facoltà di Medicina di Padova), che furono i "maestri" di Paolo De Coppi.

 

Perché questo ricercatore straordinario non ha mai tagliato il cordone ombelicale con l’università patavina. Anche se a poco più di quarant'anni continua a fare la spola tra Italia, Inghilterra, dove dal 2006 è Primario (Consultant) e Professore Associato (Senior Lecturer) presso il Great Ormond Street Hospital e Institute of Child Health dell’ University College London. Dal 2007, inoltre De Coppi ha cominciato la sua collaborazione con gli Stati Uniti, come Assitant Professor presso l’Institute for Regenerative Medicine della Wake ForestUniversity, Wiston Salem North Carolina. La sua ultima scoperta? L’utilizzazione delle cellule staminali, recuperate dal liquido amniotico.


La scoperta di Paolo De Coppi: nuova frontiera nella “cura della vita” Gli esperimenti effettuati in laboratorio, sui ratti. Così simili all’uomo…


Abbiamo scoperto che cellule staminali iniettate nella cavità peritoneale dei ratti malati (modello utilizzato che riproduce la malattia umana) possono attivare la riparazione dell’intestino danneggiato da parte di cellule residenti. In particolare si è potuto ottenere questo risultato solo utilizzando cellule amniotiche, mentre ad esempio cellule staminali adulte derivate dal midollo non hanno portato ad alcun risultato.

 

Scoperte nel 2007, le cellule staminale del liquido amniotico hanno acquisito negli ultimi tempi importanza nell’ambito della medicina rigenerativa. Di origine intermedia tra le cellule staminali embrionali e adulte, le cellule staminali del liquido amniotico, o AFS (dall’inglese amnioticfluidstemcells) sono di derivazione fetale e vengono raccolte durante le routinarie amniocentesi per la diagnosi prenatale o a termine, poco prima del parto. Queste cellule, quindi, possono essere facilmente ottenute senza andare incontro a nessuna problematica di tipo etico, cosa che le rende più accessibili rispetto alle ancora tanto dibattute cellule staminale embrionali.

 

Contemporaneamente, però, sono in grado di differenziare in molteplici tessuti, appartenenti a tutti e tre i foglietti germinativi, esattamente come le staminali embrionali, e da questo punto di vista offrono maggiori vantaggi rispetto alle cellule staminali adulte, in grado di originare solo tipi cellulari appartenenti allo stesso foglietto germinativo da cui derivano.

Le AFS sono cellule in grado di crescere in coltura per lunghi periodi, senza modificare le proprie caratteristiche staminali e senza mutare il proprio corredo genetico, offrendo così il vantaggio di poter essere facilmente studiate in laboratorio ed utilizzate per lo screening di nuove molecole o nuovi farmaci. Allo stesso tempo, però, piccole quantità di AFS appena isolate, se utilizzate in modelli animali, sono state in grado di riparare o rigenerare tessuti danneggiati, quali il muscolo scheletrico o il sistema emopoietico, evidenziando quindi il loro grande potenziale clinico nella cura e nel trattamento di malattie altamente invalidanti come le distrofie muscolari o le leucemie.

 

La loro potenzialità intrinseca è stata evidenziata più recentemente dal fatto che, per la prima volta, si sono potute generare cellule pluripotenti attraverso un meccanismo di riprogrammazione (inducedpluripotentstemcells) senza alcuna manipolazione genetica, risultato che è valso in Ottobre la copertina di MolecularTherapy.



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