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16 febbraio 2019

Italia

Papa Francesco parla. A tutti noi

Pietro Panzarino - Vicedirettore | commenti |

CITTA' DEL VATICANO - Secondo alcune agenzie di stampa, Papa Francesco avrebbe parlato con il Presidente della Siria Assad, per interporsi come paciere. La notizia, anche se smentita ufficialmente dal Vaticano, si pone in linea con il detto "le vie del Signore sono infinite".

 

Nel corso degli anni, diversi Pontefici sono intervenuti, per preservare la pace. Un primo fugace riferimento riguarda Papa Leone I, che fermò Attila nel 452 a Mantova e salvò Roma dalla devastazione. Siamo nel lontano medioevo e le notizie storiche sono ammantate anche da leggende. Per rimanere in tema, veniamo ai giorni nostri. Agli inizi degli anni '60 sulla scena internazionale dominavano Kennedy, Kruscev e Papa Giovanni. Il Papa Buono aveva contribuito alla nascita del clima di attesa e fiducia con il Concilio Vaticano II, aperto da lui l'11 ottobre 1962, davanti a 2540 padri conciliari, 42 uditori laici, 90 osservatori non cattolici, in rappresentanza di 29 Chiese o comunità. Qualche giorno dopo scoppiò la crisi internazionale, con momenti di grande tensione tra Stati Uniti e Russia, nota come la crisi di Cuba. Tutto era cominciato il 14 ottobre, quando un aereo americano U2, in ricognizione sull'isola caraibica, scoprì i missili nucleari sovietici.

 

La situazione critica durò 13 lunghi giorni e tenne in ansia il mondo intero, Italia compresa. L'accordo tra Kennedy e Kruscev fu mediato anche da Giovanni XXIII, che, di fronte alla drammaticità della situazione, il 25 ottobre dalla Radio Vaticana rivolse "a tutti gli uomini di buona volontà" un messaggio in lingua francese, già consegnato - in precedenza - agli ambasciatori degli Stati Uniti e dell'Unione Sovietica presso la santa Sede: “Alla Chiesa sta a cuore più d’ogni altra cosa la pace e la fraternità tra gli uomini; ed essa opera senza stancarsi mai, a consolidare questi beni. A questo proposito, abbiamo ricordato i gravi doveri di coloro che portano la responsabilità del potere. Oggi noi rinnoviamo questo appello accorato e supplichiamo i Capi di Stato di non restare insensibili a questo grido dell’umanità. Facciano tutto ciò che è in loro potere per salvare la pace: così eviteranno al mondo gli orrori di una guerra, di cui nessuno può prevedere le spaventevoli conseguenze. Continuino a trattare. Sì, questa disposizione leale e aperta ha grande valore di testimonianza per la coscienza di ciascuno e in faccia alla storia. Promuovere, favorire, accettare trattative, ad ogni livello e in ogni tempo, è norma di saggezza e prudenza, che attira le benedizioni del Cielo e della terra”.

 

Il messaggio suscitò consenso in entrambe le parti in causa e la crisi rientrò. Sono notizie storiche i cui particolari sono stati resi noti dal Segretario particolare del Papa, Mons. Loris Capovilla, al vaticanista Giancarlo Zizola e pubblicate nel suo saggio "Giovanni XXIII. La fede e la politica". L'intervento di Papa Giovanni aprì le porte al cristianesimo e al cattolicesimo nei Paesi comunisti del blocco sovietico.

Le notizie ufficiose di contatti, diretti o indiretti che siano stati, tra Papa Francesco e Assad in qualche modo si possono collegare a questo illustre precedente, con la diversità di uno dei contendenti: allora era il comunismo, oggi, forse, una parte del mondo arabo.

 

La preghiera e il digiuno, sollecitati per sabato 7 da Papa Francesco e che i Vescovi, Gianfranco Agostino Gardin e Corrado Pizziolo, hanno riproposto ai trevigiani, possono essere un contributo efficace per la pace, almeno per i credenti e i cosiddetti uomini di buona volontà.

 



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Pietro Panzarino - Vicedirettore

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