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22 gennaio 2018

Il "pensiero negativo"

Categoria: Scienze e tecnologie - Tags: nichilismo, consumismo, merce, vintage

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Mario Marangon | commenti |

La schematizzazione di alcune correnti culturali ci spinge frettolosamente ad un “sentire collettivo” non sempre consapevole. Se dovessimo elencarle tutte non basterebbe l’intera memoria dei computer di OggiTreviso. Si possono però enucleare in 4 grandi insiemi: il pensiero positivo, il pensiero forte, il pensiero debole e il pensiero negativo. Il “pensiero negativo” nasce come critica al pensiero dominante, e in particolare alla civiltà borghese, uscita dalla Rivoluzione Francese del 1789. Il passaggio da una economia della terra a quella della merce e delle mercificazione di tutto. L’importante è vendere, vendere in qualsiasi modo possibile e vendere tutto quello che si può.

 

Oggi i ministri delle finanze insistono con gioia sulla “crescita” e se la crescita ha uno 0,5% in più siamo tutti contenti e rassicurati. La crescita è bella. Il nocciolo duro degli studi di economia è “pensare tutto il possibile per aumentare la crescita”. E gli economisti con tanto di Nobel è evidente dove ci hanno portato -crescita zero da almeno 20 anni, disastri ambientali non più recuperabili, irresponsabile modifica dell’ecosistema ad una scarsità d’acqua tanto da definire il liquido più diffuso sulla Terra come “Oro blu”. Insomma, in futuro chi ha soldi per una costosa bottiglia d’acqua, beve, chi non ha soldi si attacca al Tram.

 

Cose note ma utile ricordarle. La parola d’ordine della civiltà borghese è "consumare tutto e in fretta". Indossare un vestito fino al suo naturale ciclo di vita non è più parsimonia, ma avarizia. E non possiamo che cambiare vestito, auto, telefonino, tivù, computer, ecc. poiché il non farlo ci darebbe tali problemi sociali che poche persone potrebbero sostenere.

 

Dopo aver comprato oggetti “futuristi” compriamo “vintage” cioè le stesse cose buttate via 30 anni prima come roba vecchia. Dopo il CD digitale che sembrava finalmente di poter ascoltare musica senza la puntina che grattava, adesso tutti giurano che il Vinile è tutta un’altra cosa. Dopo il trionfo dei transistor nel campo della musica si comprano amplificatori a Valvole anche da 35 mila euro.

 

Ma la cosa peggiore, come se l’estinzione del Pianeta e noi con il Sasso non bastasse, è che l’idea di consumare in fretta è diventata una “forma mentale olistica”.

 

Consumiamo in fretta un’amicizia.

 

Consumiamo in fretta un amore.

 

Consumiamo in fretta un matrimonio.

 

Consumiamo in fretta un’amante.

 

Consumiamo in fretta... con una “sveltina”.

 

Ma dopo aver consumato in fretta resta la cosa consumata, cioè il “nulla”. Il “nulla” del nichilismo. L’angoscia, cioè il senso di smarrimento, di confusione, di incertezza, di debolezza del nostro io, dell’incapacità di “scegliere” (la scelta implica una rinuncia, ma non si è più capaci alla rinuncia).



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