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26 maggio 2019

Benessere

Pfas nel Po, per Veneto 'caso nazionale, serve limite zero'.

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Milano, 16 apr. (AdnKronos Salute) - La presenza di C6O4, Pfas di nuova generazione, è stata riscontrata nelle acque del Po dall'Agenzia per l'ambiente del Veneto Arpav che ipotizza quindi "fonti di inquinamento importanti" anche in altre zone del Nord. La Regione sta predisponendo una segnalazione in merito a Emilia Romagna, Lombardia e Piemonte. E il presidente Luca Zaia torna a rivolgersi al Governo: "E' la conferma che la questione Pfas è una primaria questione ambientale nazionale e interessa tutto il Paese - dichiara - Per questo motivo è necessario che il Governo, come ha già fatto il Veneto da tempo, intervenga fermamente, ponendo limiti zero. Invitiamo il ministero dell'Ambiente a muoversi sulla linea già tracciata dalla nostra Regione, agendo il più rapidamente possibile. Ciò a tutela della popolazione non solo delle aree interessate da questo tipo di inquinamento in Veneto, ma di tutti i cittadini del nostro Paese".

Il monito arriva dopo che una comunicazione dell'Arpav agli uffici di Nicola Dell'Acqua, commissario delegato per i primi interventi urgenti di Protezione civile in conseguenza alla contaminazione da sostanze perfluoro-alchiliche (Pfas) delle falde idriche nelle province di Vicenza, Verona e Padova. "La settimana scorsa - ha spiegato l'Agenzia per l'ambiente, secondo quanto riportato in una nota della Regione Veneto - Arpav ha ricontrollato e verificato altri 3 punti nel fiume. Facendo seguito a quanto convenuto con gli organi regionali, a partire dalla fine di gennaio Arpav ha esteso la ricerca del nuovo composto C6O4 ad alcuni punti di acqua superficiali collocati in punti di attingimento idropotabile. L'inquinante emergente era stato ritrovato in passato nelle acque contaminate nei pressi dello stabilimento della Miteni, che lo utilizzava nel processo produttivo a sostituzione dei Pfas tradizionali. Ma si è ritenuto di ricercarlo nell'ambiente per verificare la presenza da altre possibili fonti".

"A marzo è stata riscontrata una positività presso la stazione di acque superficiali sul fiume Po in località Corbola, con la determinazione di un quantitativo di alcune decine di nanogrammi litro - ha informato l'Arpav - Il campionamento è stato ripetuto il 2 aprile scorso, confermando il ritrovamento sia nella stazione già campionata che a monte e a valle della stessa. Considerato che, data l'ubicazione dei punti di campionamento, risulta pressoché impossibile che" la presenza di C6O4 "derivi dal sito inquinato nell'area dell'azienda Miteni, il composto quasi sicuramente deriva dalle regioni del bacino padano a monte idraulico delle prese in cui è stata ritrovata la sostanza con una concentrazione di circa 80 nanogrammi/litro. Ricordiamo infatti che la stazione è ubicata in prossimità di Castelmassa, al confine con Lombardia ed Emilia".

"Una sostanza così poco utilizzata e di nuova generazione per essere riscontrata in queste quantità nel fiume più grande d'Italia - avverte l'Agenzia regionale per l'ambiente del Veneto - fa supporre che si possano trovare a monte fonti di inquinamento importanti".

L'Arpav ricorda che "per questa sostanza di nuova generazione gli standard analitici commerciali non sono disponibili e le analisi, ad oggi, sono sperimentali".

"Non essendovi limiti europei e nazionali - informa la Regione Veneto - per motivi precauzionali il gestore della rete idropotabile Acque Venete ha già ordinato nuove batterie di filtri. Queste azioni sono rese possibili anche grazie all'attività che la Giunta regionale ha impostato già un anno e mezzo fa, con la Dgr 2232 del 2017, richiedendo a tutti i gestori della rete idropotabile di studiare sistemi di abbattimento da implementare qualora si trovassero ad affrontare situazioni impreviste come questa".

 



AdnKronos

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