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25 novembre 2017

Vittorio Veneto

Porta Cadore, il wi-fi attira i migranti e fa scappare i clienti

Le donne chiedono di essere scortate alle auto. Profughi scioccati: "Perché facciamo paura?"

Stefania De Bastiani | commenti |

VITTORIO VENETO - “Ma lo sapete che fate paura? Voi e i vostri cellulari: le donne si fanno accompagnare alle auto, per non passare sole di qui”. “Cosa? Sei tu che che ci stai facendo paura. Che stai dicendo?”. E’ rimasto scioccato, Christofer, quando mi sono avvicinata dicendo a lui e agli altri ragazzi seduti sul muretto di piazza Porta Cadore che i cittadini non si sentono più tranquilli a camminare soli, specie verso sera, in quel luogo dove molti richiedenti asilo stazionano per usufruire del servizio di wi-fi comunale.

 

La paura, come riporta oggi la stampa locale, era emersa durante il consiglio di quartiere di Serravalle, mercoledì sera. Alcuni cittadini si sarebbero lamentati del fatto che i richiedenti asilo ospiti del Ceis passino ore seduti in piazza Cadore, in gruppetto, inquietando le donne che verso sera si recano dal fruttivendolo della piazza, al bar, o in oreficeria. “Alcune clienti ci hanno chiesto di essere scortate alla macchina - confermano Tiziano e Leonardo dell’oreficeria De Nardi - e altre ci hanno detto che preferiscono andare da un’altra parte, per evitare di passare davanti al gruppetto di ragazzi. La presenza di questi giovani non favorisce di certo le attività della zona”.

 

Che siano addirittura elemento di sfavore per il commercio di Vittorio Veneto Nord, a Christofer, non gliel’ho detto. Ma il ragazzo ha voluto vederci chiaro. “Perché facciamo paura? - incalza - Mi fa male il cuore, saperlo. Io vengo qui quasi ogni giorno, una mezz’oretta, controllo Facebook e scrivo a qualche amico. Al Ceis non abbiamo il Wi-fi: se ce lo avessimo non verrei qui. Ma ora che mi dici che diamo fastidio, mi sposterò da altre parti”.

Vicino a Christofer è seduto Michael, 23enne nigeriano. “Io non vengo qui spesso, di solito sto ai giardini, anche lì c’è il wi-fi. Leggo ogni giorno le notizie, voglio sapere cosa succede nel mondo, e poi a parte le poche ore di scuola di italiano non ho mai nulla da fare. Lavoro non se ne trova. Alcuni amici, i più fortunati, ora stanno facendo la vendemmia, ma non c’è lavoro per tutti”.

Preoccupato per la mancanza di opportunità è anche Musa, 22enne del Gambia: “Io ogni mattina mi sveglio e esco a cercare un lavoro. Vado in giro tutto il giorno, chiedo a chiunque se ha bisogno di aiuto, di qualsiasi tipo, in qualsiasi attività, ma la risposta è sempre negativa. Quando finisco il mio giro mi fermo qui in piazza, sto una mezz’ora. Guardo Facebook, Instagram, chatto con qualche amico e poi vado a casa. Al Ceis non c’è il wi-fi. Se ci fosse non mi fermerei nemmeno qui”.

 

Affezionato del muretto di piazza Porta Cadore è Friday, 22enne nigeriano: “Io ci passo tre ore al giorno, qui. Leggo, guardo Facebook, chiamo e scrivo ai miei amici. Non ho nulla da fare: a casa si può solo dormire. Lavoro non se ne trova e finché non ho i miei documenti non posso muovermi. Questa non è vita: almeno grazie al cellulare posso stare su internet, leggere le notizie, parlare con amici lontani. Che fastidio do? Io non la guardo nemmeno, la gente che passa. Perché loro guardano me?”

"E’ normale avere paura di chi non si conosce - commenta Musa - ma non bisogna giudicare la gente a priori. In ogni luogo ci sono persone buone e persone cattive, ma non possiamo essere etichettati come malvagi solo perché stiamo seduti qui, con il telefono in mano”.

“Ci annoiamo, vogliamo lavorare. In Nigeria mi sono laureato in Business Management, ma qui non riesco neanche a trovare un posto dove fare le pulizie”, conclude Christofer. Che già si è alzato dal muretto, per paura di spaventare qualcun altro.

 



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Stefania De Bastiani

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