23 luglio 2019

Posso avere la mia family bag?

- Tags: cibo, spreco zero, legge

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Alberta Bellussi | commenti |

Family bag

Posso avere la mia Family Bag?

Family Bag,  ancora un nome inglese, per individuare semplicemente  il contenitore che permette di portare a casa gli avanzi del ristorante;  è  entrata in vigore il 14 settembre scorso la legge sugli sprechi alimentari e attualmente poco più di un italiano su tre quando esce dal ristorante porta a casa quello che non ha mangiato.

Questa legge è una delle più belle e concrete eredità di Expo Milano 2015.

E’, questa, un’usanza  molto diffusa nei  Paesi stranieri , a partire dagli Stati Uniti dove il cartoccio degli avanzi è una prassi consolidata per gli stessi Vip, come dimostra il fatto che è stata richiesta anche dalla first lady Michelle Obama nella sua visita in Italia. Gli italiani sembrano un po’ restii   a prendere questa abitudine visto che, da un recente sondaggio,  il 22% dei nostri concittadini ritiene sia da "maleducati", da "poveracci" o addirittura "volgare" chiedere quanto rimasto nel piatto, senza contare che c'è anche chi si "vergogna";  appena il 18% degli italiani a non lascia alcun avanzo di alimenti quando va a mangiare fuori.

La legge anti spreco alimentare parte dall’idea: “ piuttosto che buttare, donare”.

Così tutti, supermercati, ristoranti, aziende, associazioni e privati saranno incentivati a ridurre lo spreco alimentare.

Chi non butta il cibo, difatti, verrà premiato. Rispetto alla legge sulla medesima materia approvata poco tempo fa dal governo francese che si basa sulle penalità, quella italiana punta sugli incentivi e sulla semplificazione burocratica: la burocrazia per lo smistamento e la donazione del cibo sarà più snella e veloce e ci saranno nuovi incentivi per chi si preoccuperà di non gettare il cibo in eccedenza.

Potranno essere considerati soggetti donatori Onlus, aziende, privati, ma anche gli enti pubblici. Si possono perfino donare anche i cibi e farmaci con etichette sbagliate, purché le irregolarità non riguardino la data di scadenza del prodotto o l’indicazione di sostanze che provocano allergie e intolleranze.

Intanto gli sprechi alimentari costano all’Italia 12,5 miliardi che, precisa la Coldiretti, sono  persi per il 54 per cento al consumo, per il 21 per cento nella ristorazione, per il 15 per cento nella distribuzione commerciale, per l’8 per cento nell’agricoltura e per il 2 per cento nella trasformazione.

In realtà la situazione degli sprechi alimentari sta molto migliorando in questi ultimi anni perché la campagna di sensibilizzazione e di educazione sociale sta raccogliendo i suoi effetti; e anche la crisi economica sicuramente ha avuto la sua influenza.

In media ogni italiano ha buttato nel bidone della spazzatura ben 76 chili di prodotti alimentari durante l’anno 2015 . Una situazione che però, secondo l’indagine Coldiretti, sta migliorando tra le mura domestiche, dove sei cittadini su dieci (60 per cento) hanno diminuito o annullato gli sprechi domestici, facendo la spesa in modo più oculato, utilizzando gli avanzi nel pasto successivo, o guardando con più attenzione la data di scadenza.

Combattere lo spreco di cibo è giusto e etico in un mondo dove milioni di persone sono sottonutrite. Lo spreco diventa offesa e causa di forti   disuguaglianze sociali .  E’ necessario combattere lo spreco di cibo anche perché legato ad esso c’è quello dell’ energia, dell’ acqua e del terreno fertile.

Queste leggi e queste buone abitudini ritornano a sottolineare lo slogan che è stato leitmotive dell’Expo ossia “Nutrire il pianeta” e che dovrebbe essere priorità di tutti.



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