19 agosto 2019

Castelfranco

"Prendi in mano la tua vita, Manuel": la lettera di Paolo, l'ingegnere di Castelfranco paralizzato dopo l'incidente

Berro lo incoraggia: “Ogni mese in Italia ci sono più di cento persone che diventano paralizzate”

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Manuel bortuzzo

CASTELFRANCO Paolo Berro, l’ingegnere di Castelfranco paralizzato dal collo in giù da vent’anni a causa di un incidente stradale, scrive a Manuel Bortuzzo. Una lettera aperta da “collega di sventura”, come si definisce lui, da uno che capisce esattamente quello che gli sta accadendo.

 

“Ciao Manuel! Sono un tuo "collega di sventura", da vent'anni esatti, e abito a Castelfranco Veneto – scrive Berro -. Nessuno, meglio di me e te, può sapere quanto poco possano servire le scuse, le parole di conforto, i messaggi di vicinanza, di supporto… Purtroppo ci siamo noi e solo noi dentro questo casino! Gli altri, dopo essere usciti da quella stanza di ospedale (o da casa tua, quando ci tornerai) o dopo aver scritto quel messaggio, torneranno alla loro vita, alle loro cose, alle loro gambe, alle loro ginocchia e ai loro piedi. Siamo solo noi che dobbiamo fare i conti (e per fortuna solo noi e non le persone a noi care…) con il nostro problema e con la nostra ripresa, riprendendo in mano tutto!”.

 

“Il "bello" è che non abbiamo colpa per ciò che è successo! Il fatto è che non abbiamo nemmeno colpa della dimensione mediatica che, talvolta, prendono queste situazioni – scrive ancora nella sua lettera a Manuel Paolo Berro -. Sai, sei stato un po' più fortunato di me: è stato un tuo caro (in questo caso tuo padre) e non un infermiere, al tuo risveglio dopo 22 giorni di coma indotto, a comunicarti cosa era successo e l'esito di ciò che era successo! Sei più fortunato di me perché puoi riprendere in mano la passione della tua vita, il nuoto, mentre io, purtroppo, da quel giorno non ho più messo gli sci ai piedi. Sei più fortunato di me perché, comunque resti più autonomo! Ma stai attento! Stai attento a ciò che sta succedendo!”.

 

Di esperienza, suo malgrado, Berro ne ha tanta: da vent’anni non può più muovere né le gambe né le braccia. “Vorrei darti un consiglio – si legge -. Il consiglio che voglio darti è quello di prenderti qualche giorno e isolarti da tutti, dai giornali, dalle televisioni, dagli amici e dalle distrazioni. Prenditi qualche giorno e leggi, Informati, rifletti, pensa… Cerca di elaborare il tuo presente! Parti dagli aspetti più brutti, dai pensieri più difficili e dalle cose più difficili. Parti da come ti senti tu, senza gli altri vicino. Elabora tutto e inizia la salita dal fondo, senza guardare la vita da un punto, ora, diverso. Perché un punto diverso non c'è! L'unico punto fisso, nella tua vita, sei tu e sarai solo tu! E lascia stare i mass-media, non leggere più gli articoli nei quotidiani, nelle riviste, non fare più caso ai servizi in televisione. Lascia stare coloro che verranno da te solo per visibilità. Fra un po' il tuo accaduto non sarà più "la notizia del momento" e tornerai ad essere uno dei tanti in un mondo di tanti… Lascia stare tutto e tutti e, per un po', pensa solo a te stesso! Ora c'è la riabilitazione: se il primario ha comunicato che c'è stata una lesione completa al midollo, vuol dire che non ci sarà una ripresa totale di tutte le tue funzionalità motorie. Purtroppo questa è l'evidenza. Ma è evidente anche che ci sei ancora, e che hai un'intera vita, davanti, per spaccare il mondo e per fare un bel po' di casino”.

 

Quello che gli capitato è tremendo, ma non è di certo l’unico. “Perché come te, ogni mese in Italia ci sono più di 100 persone che diventano paralizzate – sottolinea Paolo Berro -. 100 persone che perdono la possibilità di camminare, correre, nuotare, sciare… E magari, anche loro, per colpa di qualcun altro! E così è stato in passato. E così è per 1.200.000 persone, attualmente, in Italia! E il 99,9% di queste persone non ha avuto, purtroppo, la visibilità mediatica che hai avuto tu. Molti di loro vivono nell'anonimato, non vengono aiutati né dagli amici né dalle istituzioni, molti di loro non sanno che possono fare sport, riprendere a studiare, lavorare, prendere in mano la loro vita e darle un ulteriore senso. C'è tantissima gente là fuori che non ha avuto la possibilità di un aiuto. Andrea Stella, un altro nostro collega e mio carissimo amico, una ventina d'anni fa, mentre era a Miami per il viaggio premio di laurea, si è risvegliato paralizzato dopo che un ladro gli ha sparato per rubargli l'auto. Ora si dedica ai ragazzi sfortunati, in carrozzina, e li porta in giro per il mondo con il suo catamarano! Prendi in mano la tua vita, Manuel, fai la tua riabilitazione, comincia a pensare a te e per te, e poi diamoci tutti una mano e facciamo un bel casino per dar voce a tutti quei nostri "colleghi" che non possono farlo e due orecchie a tutti coloro che fanno finta di sentire!”.

 

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