15 settembre 2019

Politica

Primo giorno di opposizione sulle riforme per FI

Forza Italia tra voglia di barricate e paura dell'irrilevanza

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ROMA - Il primo giorno delle riforme in aula è anche il test d'esordio per Forza Italia nella modalità post-Nazareno. Alla Camera i forzisti arrivano sull'onda del rischio di deriva autoritaria denunciato da Silvio Berlusconi nei confronti di Matteo Renzi asso pigliatutto ma anche sotto il peso imbarazzante di un sostegno al rinnovamento delle istituzioni sfoggiato come il 'fiore all'occhiello' di una forza responsabile, e che ora invece viene messo in discussione, se non rovesciato. Con il Pd che fa spallucce: andiamo avanti lo stesso, si ragiona nello stato maggiore democratico. L'obiettivo, mette in chiaro il ministro Maria Elena Boschi, e' chiudere sabato. Forza Italia o non.

Linea dura dagli azzurri, quindi? Certo, uno come Maurizio Bianconi che non ha peli sulla lingua e che a più riprese ha chiesto un passo indietro al Cavaliere, non crede che sia proprio così. E infierisce: ''Siamo su scherzi a parte''. "Forza Italia che vota col Pd contro gli emendamenti portanti i principi del centrodestra, sulla cessazione dei vincoli europei. Come se non bastasse -denuncia il dissidente azzurro, vicino a Fitto- Forza Italia, ad opera del sicario di turno, mi impedisce l'illustrazione dell'emendamento a mia prima firma e di 18 colleghi di gruppo. Come prima, piu' di prima. Il Nazareno fu ucciso e resuscito' il terzo giorno. Il Patto del Nazareno e' risorto dopo 12 ore''. Insomma, l'andamento dei voti in aula e', a dir poco, altalenante.

Eppure, ci sono le dimissioni da relatore dell'azzurro Francesco Paolo Sisto, che prende atto del cambio di cornice politica del suo mandato e ammette: "Impervio fare il relatore con centinaia di emendamenti del mio partito...". Certo, c'è una punta di orgoglio ritrovato per essere tornati "padroni del proprio vapore" ma aleggia su molti la questione: quanto durerà? Tutti confidano nell'assemblea congiunta dei parlamentari domani nell'auletta dei gruppi alle 14.

La speranza è che la linea venga definita una volta per tutte e con nettezza, ma c'è anche chi, in transatlantico, auspica: "L'ideale sarebbe riuscire ad aprire un dibattito effettivo...". L'ideale, appunto. In concreto, i falchi esultano. Daniela Santanchè si rallegra perché "finalmente ci siamo tolti il salvagente e possiamo nuotare liberi in mare aperto". Anche se lei stessa deve replicare con un "mica tanto" alla domanda se il gruppo si muova compatto nella nuova strategia parlamentare di opposizione.

In effetti, soprattutto all'inizio, nelle prime votazioni, i deputati azzurri vanno un po' in ordine sparso, salvo ricompattarsi decisamente a favore degli emendamenti del capogruppo Renato Brunetta. Il quale stamattina ha annunciato il ricorso a ogni strumento per frenare "la corsa rovinosa verso il disastro" rappresentato da queste riforme.

Ma poi, anche così, nota un deputato non proprio convinto del trend generale, "alla fine se guardi il tabellone delle votazioni in aula, noi siamo quella cinquantina di lucine rosse all'estremità destra dell'emiciclio...". Un po' all'angolo? "Ecco, siamo messi nell'angolo" confessa. E quindi fa capolino il timore dell'esclusione, dell'irrilevanza.

Sisto, che è quello che ci ha rimesso volontariamente dando le dimissioni da relatore, non ne fa una tragedia e ribalta la percezione malinconica dell'estromissione: "La scelta dell'opposizione farà bene al partito e farà bene al nostro elettorato. Sarà un po' un effetto -è il paragone prescelto dal presidente della prima commissione- 'salsa e merengue'". A ballare, di sicuro, non è la maggioranza alla Camera che procede come un treno, malgrado le intemperanze di Sel che fa sospendere la seduta. Le forze in campo sono chiaramente impari. "Spiace per Forza Italia, ma noi andiamo avanti" annota 'spietato' il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Luca Lotti. E il ministro Maria Elena Boschi ci mette del suo: "Chiudiamo sabato".

D'altronde, la partita non si gioca solo nel Palazzo. I forzisti hanno chiaro che la tornata amministrativa primaverile avrà una portata fondamentale: da un lato un test dei rapporti di forza con la Lega, dall'altro la voglia di vedere "cosa si può portare a casa" tra Campania e Veneto, come dice tra il serio e il faceto Osvaldo Napoli, che pure non nega che la svolta in favore dell'opposizione al governo abbia un effetto positivo sull'elettorato berlusconiano.

Qualcun altro, però, si interroga, sul tipo di interlocuzione che si vuole intavolare con il Nuovo centrodestra di Angelino Alfano, se non altro perché, dice un deputato del nord, "non si può dare il benservito o fare la guerra a un partito che in Veneto esprime il vice presidente della Giunta", nella persona di Marino Zorzato. Insomma, se il puzzle è difficile da comporre, tutto torna a ruotare attorno alla capacità di Silvio Berlusconi di trovare la sintesi convincente, dentro il partito dove l'Opa di Raffaele Fitto (all'insegna della richiesta di azzeramento delle cariche) resta incalzante, e, soprattutto, fra gli elettori in tempo utile per le prossime elezioni regionali.

 

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